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A quanti giorni di malattia ha diritto il dipendente?

17 Maggio 2021
A quanti giorni di malattia ha diritto il dipendente?

Il lavoratore, in caso di malattia, ha diritto a conservare il posto di lavoro per un certo numero di giorni.

Sei malato ormai da diversi mesi. Sei preoccupato per la conservazione del tuo posto di lavoro e ti chiedi se puoi essere licenziato per l’eccessiva durata della tua assenza per malattia.

Il lavoratore, firmando il contratto di lavoro, si assume l’obbligo di prestare regolarmente la prestazione di lavoro a favore del datore di lavoro, nel rispetto dell’orario di lavoro pattuito. Possono verificarsi, tuttavia, degli eventi che privano temporaneamente il lavoratore della capacità di lavorare. Uno di questi è la malattia.

Non si può, però, restare assenti per malattia all’infinito. Ma a quanti giorni di malattia ha diritto il dipendente? Il lavoratore ha diritto a mantenere il posto di lavoro in caso di malattia per un numero massimo di giorni previsti dal contratto collettivo. Inoltre, anche la tutela economica viene meno se l’assenza si protrae oltre determinati termini di durata.

Cos’è la malattia del dipendente?

La malattia del lavoratore è una temporanea alterazione del suo stato di salute psicofisico che gli impedisce, momentaneamente, di svolgere regolarmente la prestazione di lavoro a favore del datore di lavoro. A fronte di una tale impossibilità di svolgere l’attività di lavoro, il lavoratore è esonerato dalla presenza in servizio e può legittimamente assentarsi dal lavoro.

Ovviamente, per poter essere dispensato dal lavoro, il lavoratore deve inviare al datore di lavoro il certificato telematico di malattia redatto dal suo medico curante. Nel certificato, il professionista indicherà anche la prognosi di malattia, ossia, il numero di giorni di astensione dal lavoro prescritti.

Quali sono i diritti del lavoratore in malattia?

I principali diritti del lavoratore in malattia attengono alla tutela reddituale ed alla conservazione del posto di lavoro. Sotto il primo profilo, al ricorrere di una serie di requisiti previsti dalla legge, il lavoratore ha diritto ad ottenere l’indennità di malattia Inps, ovvero, una indennità economica sostitutiva della retribuzione. Inoltre, la gran parte dei Ccnl prevede che il datore di lavoro debba, a proprio carico, integrare l’indennità Inps aggiungendo un’ulteriore somma di denaro per rafforzare la tutela reddituale del lavoratore assente per motivi di salute.

Cos’è il periodo di comporto?

Come abbiamo detto, uno dei principali diritti del lavoratore in malattia è la conservazione del posto di lavoro. La legge [1] prevede, infatti, che il datore di lavoro non può licenziare il dipendente durante l’assenza per malattia per un periodo di tempo massimo previsto dalla contrattazione collettiva applicabile al rapporto di lavoro. Questo periodo massimo viene detto periodo di comporto.

Esistono due tipologie di comporto:

  1. comporto secco: in questo caso, il comporto si riferisce ad ogni singolo evento morboso. Ne consegue che ogni nuova malattia determina un nuovo conteggio del comporto;
  2. comporto per sommatoria: in questo caso, il comporto si riferisce a più eventi morbosi che si siano verificati in un determinato lasso di tempo di riferimento (solitamente, un biennio o un triennio).

Se il lavoratore, una volta esaurito il periodo di comporto, continua ad essere assente per malattia può essere licenziato.

Cos’è il licenziamento per superamento del periodo di comporto?

In caso di assenza per malattia protrattasi oltre la fine del comporto, il datore di lavoro può adottare una specifica tipologia di recesso: il licenziamento per superamento del periodo di comporto. La lettera di licenziamento dovrà indicare, in modo dettagliato, tutte le assenze per malattia che sono state effettuate dal lavoratore e che sono state conteggiate nel calcolo del comporto.

Il lavoratore avrà diritto a ricevere, unitamente alle competenze di fine rapporto, l’indennità sostitutiva del preavviso [2], da calcolarsi sulla base della durata del preavviso di licenziamento prevista dalle disposizioni del Ccnl applicato al rapporto di lavoro.

La giurisprudenza ha chiarito che, quando si avvicina il superamento del comporto, il datore di lavoro non ha alcun obbligo di avvertire il lavoratore dell’imminente raggiungimento del limite massimo di conservazione del posto.

Occorre, tuttavia, verificare se il lavoratore, prima dello spirare del periodo di comporto, ha richiesto la fruizione dell’aspettativa non retribuita per malattia. Molti Ccnl, infatti, prevedono che il dipendente possa continuare ad essere assente per malattia, dopo il comporto, per un ulteriore periodo di tempo mantenendo il diritto alla conservazione del posto di lavoro. In questo caso, il lavoratore non potrà essere licenziato ma il rapporto di lavoro resterà sospeso sotto tutti i profili, compreso quello retributivo.


note

[1] Art. 2110 cod. civ.

[2] Art. 2118 cod. civ.


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