Diritto e Fisco | Articoli

Toccare il sedere: quando è violenza sessuale?

31 Gennaio 2021 | Autore:
Toccare il sedere: quando è violenza sessuale?

Le regole per stabilire se c’è il reato nei vari casi di toccamenti, palpeggiamenti o pacche sui glutei: volontarietà del gesto, durata del contatto, motivi.

Toccamenti, sfregamenti, palpeggiamenti, ma anche gli occasionali sfioramenti o le improvvise pacche sul sedere possono costituire il reato di violenza sessuale, perché coinvolgono parti intime del corpo; e questo vale anche quando sono coperte dai vestiti.

Non occorre che vi sia una costrizione fisica e tantomeno un rapporto sessuale completo con la vittima, basta solo un contatto significativo, come quello che può avvenire con una carezza invadente o con la “mano morta”.

Ma le possibilità sono infinite e la giurisprudenza deve spesso occuparsi di casi limite tra l’innocuo e l’illecito. Una di queste ipotesi riguarda l’azione di toccare il sedere: quando è violenza sessuale? Per stabilirlo in modo valido secondo la legge si tratta di esaminare parecchie cose: la volontarietà del gesto, la durata di permanenza della “mano lesta”, i motivi che hanno indotto a compiere l’azione ed anche il modo in cui essa è stata percepita e rilevata dalla persona che ha subito il gesto.

Le risposte – a volte contrastanti – arrivano quasi sempre dalla Corte di Cassazione, dove approdano numerosissimi casi del genere. Ora, c’è una una nuova sentenza [1] , che ha esaminato il caso di un uomo colpevole di aver toccato consapevolmente e volontariamente i glutei di una donna sconosciuta, mentre viaggiava su un treno.

Il palpeggiamento dei glutei (natiche)

La pronuncia della Suprema Corte si è occupata di un imputato condannato in Corte d’Appello «per aver costretto una donna sconosciuta incontrata sul treno a subire palpeggiamento ai glutei».

La vittima aveva individuato l’autore della violenza solo successivamente, riconoscendo l’uomo che nel frattempo era stato fermato dagli agenti della polizia ferroviaria alla stazione.

In realtà, gli Ermellini in questa sentenza danno per assodato che il palpeggiamento costituisca reato di violenza sessuale e non approfondiscono la vicenda esplorata dai giudici di merito, perché il ricorso era fondato su aspetti diversi: precisamente, l’imputato contestava le modalità del suo riconoscimento e l’utilizzabilità delle annotazioni di polizia giudiziaria scritte dagli agenti e veicolate nel processo.

Riprenderemo questi temi al termine dell’articolo; prima occupiamoci dei vari casi di contatto tra le mani (o altre parti del corpo) ed il “lato B” che sono possibili nella pratica e delle conseguenze di ciascuno di questi comportamenti.

La pacca sul sedere: quando è violenza sessuale

Il palpeggiamento implica un contatto protratto ed insistente; la pacca sul sedere invece è un colpo istantaneo. Per capire se e quando la pacca sul sedere è reato di violenza sessuale bisogna esaminare la norma incriminatrice [2] – che parla, in termini generali, di «costrizione» ma anche di «inganno» e soprattutto le altre pronunce della giurisprudenza che si è espressa in maniera concreta sul punto.

Lo abbiamo già scritto in passato: toccare il sedere per scherzo a una donna è violenza sessuale. Lo ha affermato a chiare lettere una famosa sentenza della Cassazione [3] e le conclusioni non mutano: l’orientamento delle sentenze successive non è affatto cambiato.

Il ragionamento dei giudici è questo: i toccamenti lascivi, compresi quelli fatti “a mano morta“, assumono rilievo penale specialmente quando riguardano parti intime e zone erogene [4] e non conta il fatto che la vittima sia vestita anziché spogliata e nuda.

In un’occasione – rimasta però isolata – i giudici di piazza Cavour [5] hanno affermato che la pacca sul sedere non è reato quando la mano non rimane appoggiata sui glutei «per un apprezzabile lasso di tempo»; in tal caso, lo sfioramento istantaneo può considerarsi accidentale e, nel dubbio, si assolve.

Rimane però fermo il principio che la violenza sessuale è tale quando è idonea a compromettere la libera determinazione della vittima, invadendone la sfera sessuale non solo con atti di costrizione ma anche semplicemente con «movimenti insidiosi e rapidi che riguardino zone erogene su persona non consenziente» [6].

Lo sfioramento veloce: violenza consumata o tentativo?

Di recente, la Corte di Cassazione [7] ha confermato la condanna di un uomo che aveva messo le mani sotto la maglietta di un ragazzo minorenne, toccandogli la schiena e scendendo in direzione degli slip. Si trattava perciò di un contatto prolungato, molto invasivo ed intenzionalmente compiuto.

Ma basta anche un «contatto corporeo superficiale o fugace» a rendere configurabile almeno il tentativo di violenza sessuale, che non si completa per la reazione della vittima o altre cause che non dipendono dalla volontà del soggetto agente.

Perciò, è sufficiente, come abbiamo visto a proposito della pacca, anche solo uno schiaffo sulle natiche per configurare una violenza sessuale consumata e non solo tentata. Nella maggior parte dei casi, non ha nessuna rilevanza il fatto che il contatto fisico sia durato solo un attimo. Infatti, compiendo ciò, si realizza comunque un’indebita «intrusione nella sfera sessuale della vittima» [8]. Analogamente, i giudici hanno ritenuto che lo strusciamento sull’autobus è violenza sessuale.

Per la Suprema Corte [9] non conta «che il contatto corporeo sia di breve durata, che la vittima sia riuscita a sottrarsi all’azione dell’aggressore o che quest’ultimo consegua la soddisfazione erotica», come ha affermato in un caso di un bacio non riuscito ad una ragazza, che era stato compiuto mentre l’uomo contemporaneamente cercava di toccare le sue parti intime.

Il toccamento accidentale e non voluto

Abbiamo visto, tra le altre cose, che come gesto in sé la pacca sul sedere è violenza sessuale. Però, in questi casi, come per tutte le ipotesi simili che abbiamo esaminato, è sempre necessario che vi sia il dolo: l’azione, cioè, deve essere consapevole e volontaria.

Per integrare il reato non è invece sufficiente la colpa, che può verificarsi, ad esempio, per una spinta della folla per strada o su un mezzo di trasporto pubblico come un autobus, un tram, una metropolitana o un treno, dove le persone molto spesso viaggiano inevitabilmente accalcate.

In tali situazioni, però, ricostruire i fatti realmente accaduti non è semplice; tutto dipende dalle fonti di prova, a partire dalla testimonianza della vittima che nel processo descriverà il modo con cui ha percepito l’azione compiuta nei suoi confronti e riferirà la dinamica con cui si è svolta.

Le intenzioni del molestatore non hanno invece nessuna importanza: per la legge penale è indifferente che la pacca o il toccamento siano avvenuti anche solo per scherzo. Quello che conta, come abbiamo visto, è l’intenzionalità dell’azione materiale che è stata compiuta, senza che sia necessario accertare quale sia stata la finalità ulteriore.

Nella sentenza da cui siamo partiti [1], la ricostruzione del fatto era stata contestata dall’imputato, che viaggiava mescolato tra gli altri passeggeri del treno, perché era contenuta in un’annotazione della polizia ferroviaria che aveva appreso il fatto dal racconto della donna scesa in stazione. Perciò, non vi era prova che il palpeggiatore fosse davvero lui.

Ma la Suprema Corte ha rilevato che l’atto era stato acquisito al fascicolo del dibattimento, con l’accordo delle parti, al termine dell’udienza preliminare, al di là del fatto che tale circostanza non fosse stata riportata nel verbale d’udienza. Per questo motivo, gli agenti operanti non erano stati escussi. È bastata, quindi, la testimonianza della persona offesa – che aveva «con certezza» riconosciuto l’autore della violenza sessuale nella persona fermata dalla polizia – a far condannare l’imputato.

Per approfondire altri aspetti del reato di violenza sessuale leggi anche questi articoli:


note

[1] Cass. sent. n. 3230/21 del 27 gennaio 2021.

[2] Art. 609 bis Cod. Pen.

[3] Cass. sent. n. 46218 del 12 ottobre 2018.

[4] Cass. sent. n. 4674 del 22 ottobre 2014.

[5] Cass. sent. n. 35473/2016 del 26 agosto 2016.

[6] Cass. sent. n. 46218 del 12 ottobre 2018 e sent. n. 42871 del 26 settembre 2013.

[7] Cass. sent. n. 2246 del 20 gennaio 2021.

[8] Cass. sent. n. 28505 del 22 maggio 2003.

[9] Cass. sent. n. 17414 del 18 febbraio 2016.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

5 Commenti

  1. Che porci certi uomini. Approfittano dell’autobus pieno per allungare le mani e se tu ti giri infastidita e loro: ops c’è stata la frenata. Una volta ho tirato ad uno un ceffono che tutti lo hanno guardato dall’alto in basso e lo hanno denigrato. Una figuraccia e una vergogna assurda ha fatto. Io ho evitato di denunciarlo perché non mi interessava portarlo in tribunale e la sua figura e l’indignazione generale sono state sufficienti.

  2. Un mio ex compagno di classe aveva la brutta abitudine di allungare le mani e toccare il sedere ad una mia compagna. Lei però ci stava e faceva urletti sciocchi da oca. Con me non si è mai permesso, sapendo come sono seria e per il rispetto che ha sempre avuto nei miei riguardi. Non si trattava in quei casi di violenza sessuale perché per lei non era chiaramente un disagio, anzi le faceva piacere. Lui poi si è accorto che era innamorato di me, ma io non mi sarei mai fidata di un donnaiolo. dopo anni, ancora mi fa la corte.

  3. Scusami Silvana. ma con questo commento cosa vorresti dire? Che le donne si cercano le violenze sessuali solo perché non denunciano? magari alcune non lo fanno per vergogna oppure per paura. Mica tutte hanno il coraggio. E poi temono i pregiudizi. Sai….quante volte si sente dire che una se l’è andata a cercare solo perché ha un atteggiamento più aperto, socievole oppure perché è vestita in un certo modo.

  4. Ma no Wilma, ci mancherebbe. Anche io la penso come te. Una donna deve sempre denunciare e nessuna dovrebbe essere vittima di violenza. Il rapporto e le attenzioni sessuali devono essere voluti da entrambi… La mia storia era un vecchio ricordo. La ragazza a cui mi riferisco era un’oca nel senso che ci stava e lei gli faceva prendere confidenza perché le faceva piacere. Quindi, se io faccio finta che una cosa mi dà fastidio ma poi non faccio nulla per sfuggire a quel comportamento neppure in pubblico ma mostro anzi interesse verso quella persona….mica si può parlare di violenza, ma di flirt un po’ spinto

  5. La vittima di violenza non dovrebbe mai sentirsi fuori luogo e non dovrebbe mai vergognarsi. A vergognarsi sono coloro che ne approfittano e vanno oltre certi limiti ben delineati dalla persona contro la sua volontà. Ma sono delle bestie quelli che si prendono ciò che vogliono contro la volontà dell’altra persona. Questi dovrebbero essere rinchiusi in cella e si dovrebbero buttare le chiavi! Voglio vedere se lo schifo che fanno accadesse ai loro cari…

Rispondi a Rinaldo Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube