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Controlli difensivi occulti: ultime sentenze

29 Gennaio 2021
Controlli difensivi occulti: ultime sentenze

Controlli a distanza sui dipendenti da parte del datore di lavoro: quando non è necessario l’accordo con i sindacati per attivare le telecamere.

Controlli difensivi diretti ad accertare comportamenti illeciti e lesivi del patrimonio aziendale

Deve escludersi la configurabilità del reato concernente la violazione della disciplina di cui all’art. 4 legge n. 300/1970, quando l’impianto audiovisivo o di controllo a distanza, sebbene installato sul luogo di lavoro in difetto di accordo con le rappresentanze sindacali legittimate, o di autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro, sia strettamente funzionale alla tutela del patrimonio aziendale, sempre, però, che il suo utilizzo non implichi un significativo controllo sull’ordinario svolgimento dell’attività lavorativa dei dipendenti, o debba restare necessariamente “riservato” per consentire l’accertamento di gravi condotte illecite degli stessi.

Cassazione civile sez. trib., 11/02/2020, n.3255

È legittima l’utilizzazione di investigatori privati per il controllo dell’orario di lavoro

Il rigoroso divieto di controlli occulti sancito dall’art. 3 St. lav. sull’attività lavorativa svolta al di fuori dei locali aziendali non opera nel caso in cui il ricorso ad investigatori privati sia finalizzato a verificare comportamenti che possono configurare condotte illecite del lavoratore. Risulta pertanto legittima l’utilizzazione di investigatori per il controllo dell’orario di lavoro in quanto l’ingiustizia del profitto del lavoratore che prestando un orario ridotto percepisca per intero il compenso stabilito per la giornata lavorativa configura il reato di truffa .

Tribunale Padova, 04/10/2019

Accertamento controlli difensivi 

Se all’esito di un controllo occulto, ammesso al di fuori delle strette maglie dell’art. 4, in quanto diretto ad accertare un illecito del dipendente che incide su beni estranei al rapporto di lavoro, vengono portati alla luce dati riguardanti l’esatto adempimento della prestazione lavorativa, i dati medesimi non possono essere usati per altri fini, come per contestare al lavoratore la violazione di un obbligo di diligenza.

Tribunale Torino, 18/09/2018, n.1664

In tema di controlli a distanza, esulano dall’ambito di applicazione dell’art. 4, comma 2, st.lav. (nel testo anteriore alle modifiche di cui all’art. 23, comma 1, del d.lgs. n. 151 del 2015) e non richiedono l’osservanza delle garanzie ivi previste, i controlli difensivi da parte del datore se diretti ad accertare comportamenti illeciti e lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale, tanto più se disposti “ex post”, ossia dopo l’attuazione del comportamento in addebito, così da prescindere dalla mera sorveglianza sull’esecuzione della prestazione lavorativa.

(Nella specie, è stata ritenuta legittima la verifica successivamente disposta sui dati relativi alla navigazione in internet di un dipendente sorpreso ad utilizzare il computer di ufficio per finalità extralavorative).

Cassazione civile sez. lav., 28/05/2018, n.13266

Ipotesi di controlli leciti non soggetti alle condizioni di cui all’art. 4 st. lav.

In materia di controlli difensivi ad opera del datore di lavoro, residua un’area di controlli difensivi leciti non soggetti alle condizioni di cui all’art. 4, c. 1,  l. 300/1970. Tale ambito è determinato dall’acquisizione di indizi del compimento di condotte illecite a carico di singoli dipendenti, in danno del datore di lavoro o per le quali possa essere chiamata a rispondere il datore di lavoro.

Tribunale Padova sez. lav., 22/01/2018

Controlli e condotte illecite a carico dei lavoratori

Residua un’area di controlli difensivi leciti non soggetti alle condizioni dell’art. 4, primo comma, della l. n. 300/1970 nel caso in cui il datore di lavoro acquisisca indizi (specifici e non ricavabili dagli stessi controlli a distanza) del compimento di condotte illecite a carico dei lavoratori. In mancanza, i dati acquisiti per il tramite di controlli effettuati in violazione del primo e terzo comma dell’art. 4, l. n. 300/1970, non possono ritenersi utilizzabili dal datore di lavoro.

Tribunale Padova, 19/01/2018

Videosorveglianza dei dipendenti: legittima se finalizzata alla tutela del patrimonio aziendale

I risultati delle videoriprese effettuate per mezzo di telecamere installate dal datore di lavoro allo scopo di effettuare un controllo, all’interno del luogo di lavoro, a beneficio del patrimonio aziendale messo a rischio da possibili comportamenti infedeli dei dipendenti, sono utilizzabili, ai fini probatori, nel processo penale nei confronti di un imputato che sia un dipendente dell’azienda. In tal caso, infatti, non si rientra nella fattispecie del “controllo a distanza” dell’attività dei lavoratori, vietato in assenza delle garanzie procedurali di cui all’art. 4 st. lav., ma in quella dei c.d. “controlli difensivi” finalizzati alla tutela del patrimonio aziendale, rispetto ai quali non si giustifica l’esistenza di un divieto probatorio.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la condanna per appropriazione indebita inflitta all’imputato sulla base di un quadro probatorio costituito da dichiarazioni testimoniali e videoriprese, ritenute pienamente utilizzabili dal giudice di merito, effettuate da una telecamera installata all’interno del luogo di lavoro).

Sono utilizzabili nel processo penale, ancorché imputato sia il lavoratore subordinato, i risultati delle videoriprese effettuate con telecamere installate all’interno dei luoghi di lavoro a opera del datore di lavoro per esercitare un controlla a beneficio del patrimonio aziendale messo a rischio da possibili comportamenti infedeli dei lavoratori, in quanto le norme dello Statuto dei lavoratori poste a presidio della loro riservatezza non fanno divieto dei cosiddetti controlli difensivi del patrimonio aziendale e non giustificano pertanto l’esistenza di un divieto probatorio.

Le immagini risultanti dalle videoriprese effettuate con la telecamera all’interno del luogo di lavoro sono utilizzabili nel processo penale, ancorché l’imputato sia il lavoratore subordinato. I risultati ottenuti attraverso questi mezzi, infatti, servono al datore di lavoro per esercitare un controllo a beneficio del patrimonio aziendale messo a rischio da possibili comportamenti infedeli, in quanto le norme dello Statuto dei lavoratori poste a presidio della loro riservatezza non fanno divieto dei controlli difensivi e non giustificano pertanto l’esistenza di un divieto probatorio. A ribadire tale regola è la Cassazione che, nella fattispecie, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un lavoratore di un’azienda condannato nei gradi di merito per il reato di appropriazione indebita, la cui condotta era provata dalle riprese effettuate dalle videocamere di sorveglianza.

Cassazione penale sez. II, 30/11/2017, n.4367

Legittimità delle rilevazioni sulla posta aziendale e del licenziamento del dipendente che inoltra mail offensive sulla società

È legittimo il licenziamento del dipendente che abbia inviato mail caratterizzate dall’uso reiterato di espressioni scurrili nei confronti del legale rappresentante della società e di altri collaboratori. Tale comportamento, infatti, è tale da inficiare il vincolo fiduciario con l’azienda. Così si è espressa la Cassazione, per la quale il ripetuto utilizzo della posta elettronica aziendale per esprimere giudizi pesantemente offensivi nei confronti del management aziendale sia una questione che incide direttamente sulla tutela del patrimonio aziendale.

La Corte conferma il giudizio di merito e osserva che le rilevazioni sulla posta aziendale si iscrivono nel campo dei controlli difensivi, la cui legittimità deriva dal fatto che si tratta di misure funzionali all’accertamento di condotte illecite dei lavoratori foriere di ledere il patrimonio e l’immagine dell’impresa.

Cassazione civile sez. lav., 10/11/2017, n.26682

Controlli difensivi, le garanzie dell’art. 4 dello Statuto dei lavoratori non si applicano per comportamenti lesivi del patrimonio aziendale

Le garanzie procedurali imposte dall’art. 4 Statuto dei Lavoratori trovano applicazione ai controlli c.d. difensivi, diretti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori, quando però tali comportamenti riguardino l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro e non, invece, quando riguardino la tutela di beni estranei al rapporto stesso. Ne consegue che esula dal campo di applicazione della norma il caso in cui il datore abbia posto in essere verifiche dirette ad accertare comportamenti del prestatore illeciti e lesivi del patrimonio aziendale.

Cassazione civile sez. lav., 10/11/2017, n.26682

Strumenti di vigilanza del datore di lavoro, limiti dei controlli difensivi e riservatezza del dipendente

I controlli difensivi occulti sono tendenzialmente ammissibili, anche ad opera di personale estraneo all’organizzazione aziendale, in quanto diretti all’accertamento di comportamenti illeciti diversi dal mero inadempimento della prestazione lavorativa, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, ferma restando la necessaria esplicazione delle attività di accertamento mediante modalità non eccessivamente invasive e rispettose delle garanzie di libertà e dignità dei dipendenti, con le quali l’interesse del datore di lavoro al controllo ed alla difesa della organizzazione produttiva aziendale deve contemperarsi e, in ogni caso, sempre secondo i canoni generali della correttezza e buona fede contrattuale.

Non è soggetta alla disciplina dell’art. 4, comma 2, St. Lav. l’installazione di impianti e apparecchiature di controllo poste a tutela del patrimonio aziendale dalle quali non derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività lavorativa, né risulti in alcun modo compromessa la dignità e la riservatezza dei lavoratori.

Cassazione civile sez. lav., 02/05/2017, n.10636

Sono leciti i controlli occulti difensivi esercitati con modalità non eccessivamente invasive

L’adozione di strumenti di controllo a carattere ‘difensivo’ non necessita tout court del preventivo accordo con le rappresentanze sindacali né di alcuna specifica autorizzazione, in quanto volta a prevenire condotte illecite suscettibili di mettere in pericolo la sicurezza del patrimonio aziendale ed il regolare e corretto svolgimento della prestazione lavorativa, fermo restando che l’esigenza di evitare il compimento di condotte illecite da parte dei dipendenti non può assumere una portata tale da giustificare un sostanziale annullamento di ogni forma di garanzia delle dignità e della riservatezza del lavoratore. Per tale motivo è tendenzialmente ammissibile il controllo difensivo occulto, anche ad opera di personale estraneo all’organizzazione aziendale, in quanto diretto all’accertamento di comportamenti illeciti diversi dal mero inadempimento della prestazione lavorativa, purché il controllo sia effettuato con modalità non eccessivamente invasive e rispettose delle garanzie di libertà e dignità dei dipendenti.

Cassazione civile sez. lav., 02/05/2017, n.10636

Legittimità del controllo c.d. difensivo del datore di lavoro sulle strutture informatiche aziendali in uso al lavoratore

È legittimo il controllo c.d. difensivo del datore di lavoro sulle strutture informatiche aziendali in uso al lavoratore, a condizione che esso sia occasionato dalla necessità indifferibile di accertare lo stato dei fatti a fronte del sospetto di un comportamento illecito e che detto controllo prescinda dalla pura e semplice sorveglianza sull’esecuzione della prestazione lavorativa essendo, invece, diretto ad accertare la perpetrazione di eventuali comportamenti illeciti.

Tribunale Roma, 24/03/2017

I controlli difensivi sui dipendenti sono legittimi solo se hanno la finalità di individuare un comportamento specifico

I “controlli difensivi” sui dipendenti — per tali intendendosi quei controlli diretti ad accertare comportamenti estranei al rapporto di lavoro illeciti o lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale e dunque non volti ad accertare l’inadempimento delle ordinarie obbligazioni contrattuali — sono legittimi solo a condizione che oggetto ne sia un comportamento specifico. Non possono quindi considerarsi “difensivi” meccanismi di controllo a distanza generalizzati, che siano predisposti prima ancora dell’emergere di qualsiasi sospetto e che riguardino la prestazione lavorativa in sé. Tali forme di controllo vanno considerate illecite per violazione dell’art. 4 St. lav. e le relative risultanze non possono formare prova in giudizio.

(Nella specie, la Corte esclude la natura difensiva del controllo attuato tramite il sistema satellitare GPS installato sulla vettura utilizzata per lo svolgimento dell’attività del lavoratore, al quale era stato contestato di aver registrato nel rapporto di giro alcune ispezioni che in realtà non erano state effettuate risultando il veicolo altrove nell’orario indicato).

Cassazione civile sez. lav., 05/10/2016, n.19922

Il divieto di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori trova applicazione anche nel caso di controlli difensivi

L’effettività del divieto di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori richiede che anche per i cd. controlli difensivi trovino applicazione le garanzie dell’art. 4, comma 2, della l. n. 300 del 1970; ne consegue che se, per l’esigenza di evitare attività illecite o per motivi organizzativi o produttivi, il datore di lavoro può installare impianti ed apparecchi di controllo che rilevino anche dati relativi alla attività lavorativa dei dipendenti, tali dati non possono essere utilizzati per provare l’inadempimento contrattuale dei lavoratori medesimi.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto illegittimo l’utilizzo dei dati rilevati dal sistema di controllo satellitare GPS, istallato sulle vetture in uso ai dipendenti di un istituto di vigilanza, nonché dal sistema cd. “patrol manager”, per la verifica dell’effettività delle visite presso i clienti).

Cassazione civile sez. lav., 05/10/2016, n.19922



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