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Pezzi di ricambio dell’auto: se non è originale, il proprietario del veicolo va risarcito

29 gennaio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 gennaio 2014



L’officina che sostituisce la portiera di un’automobile con uno sportello appartenente a un’altra vettura è tenuta a risarcire l’automobilista per il danno subito.

L’autocarrozzeria che monta uno sportello di un altro veicolo al posto di quello incidentato deve risarcire l’automobilista.

È quanto affermato dalla Cassazione che, con una recente sentenza [1], ha condannato il comportamento scorretto di un carrozziere, colpevole di aver affibbiato al cliente uno sportello taroccato, appartenente ad un modello di veicolo precedente.

Attenzione, quindi, a non dare per scontato l’operato del carrozziere cui ci si rivolge: è necessario essere scrupolosi e attenti ad ogni minimo dettaglio.

In primo luogo, è preferibile rivolgersi ad autocarrozzerie autorizzate o comunque convenzionate con il modello di auto posseduto.

È buona regola, inoltre, chiedere l’esibizione della fattura o dell’ordine di acquisto del prodotto originale effettuato dal titolare.

Sarebbe poi opportuno pretendere sempre un preventivo di spesa, dettagliato in ogni sua voce, datato e sottoscritto dal carrozziere. Infine, mai condurre trattative per via telefonica: la sorpresa potrebbe essere dietro l’angolo!

Nel caso di specie, i Giudici hanno sottolineato che l’autocarrozzeria non aveva ricevuto l’autorizzazione del proprietario ad utilizzare un pezzo non originale. Inoltre, è evidente come lo stesso automobilista non avrebbe mai potuto essere d’accordo con una simile operazione, e ciò per una serie di pratiche ragioni, tra cui:

mancanza di interesse dell’automobilista ad una sostituzione sconveniente, anche perché il costo era totalmente a carico dell’assicurazione e l’auto, acquistata solo un anno prima, avrebbe subito una evidente svalutazione sul mercato;

non urgenza dell’intervento, in quanto il proprietario possedeva altri veicoli per sostituire quello incidentato;

– richiesta immediata di spiegazioni all’officina dopo aver scoperto che la portiera, chiaramente non originale poiché prelevata da uno stesso modello di auto ormai fuori produzione, era stato adattato alla propria.

I Giudici, pertanto, hanno ritenuto pienamente legittima la richiesta di risarcimento dell’automobilista, avendo questi dimostrato che vi era un contratto di riparazione del mezzo e che la condotta dell’autocarrozzeria era contraria al principio di buona fede [2].

note

[1] Cass., sent. n. 1179/2014.

[2] Art. 1375 c.c.: “Il contratto deve essere eseguito secondo buona fede”. La buona fede è una regola di condotta che deve ispirare il comportamento delle parti nell’esecuzione del contratto. Ciò implica che ciascuna parte deve tenere una condotta leale e corretta, concretandosi nel rispetto dei doveri di avviso, solidarietà, informazione e protezione, sia nei riguardi della persona che dei beni della controparte.

La violazione del principio di buona fede determina il sorgere della responsabilità contrattuale, ex art. 1218 c.c., che prescrive: “Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”.

La buona fede, in altri termini, rappresenta un dovere giuridico, che deve orientare il comportamento delle parti, e la cui violazione determina un inadempimento, con successivo obbligo di risarcire il danno, se provato.

Autore immagine: 123rf.com

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