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Registrare una conversazione di nascosto è reato?

31 Gennaio 2021
Registrare una conversazione di nascosto è reato?

Uso di smartphone, microspie e registratori video/audio: i casi del dipendente, del marito, della moglie, dell’alunno e della prova in processo. 

Perché mai si dovrebbe registrare una conversazione all’insaputa dei presenti? Se lo scopo è quello di diffondere l’audio per diffamare chi parla, si può andare incontro a una incriminazione penale. Ma se si agisce per difendere i propri diritti allora no, ma solo se vengono rispettate determinate condizioni. Cerchiamo allora di capire se registrare una conversazione di nascosto è reato. 

Lo faremo tenendo in considerazione una serie di ipotesi: quella del coniuge che vuol procurarsi le prove per un eventuale giudizio di separazione; quella del dipendente che registra una discussione con i propri superiori perché intende agire contro di loro per mobbing; quella dell’alunno che, interrogato dal docente, vuole dimostrare di aver risposto correttamente alle domande; quella più generica di chi, con un registratore celato nel taschino o più semplicemente uno smartphone, cerca di captare tutte le dichiarazioni che potrebbero servirgli in un eventuale processo.

Ma procediamo con ordine e vediamo se registrare una conversazione di nascosto è reato o meno.

Quando registrare una conversazione di nascosto non è reato 

In generale, è lecito registrare una conversazione di nascosto alle altre persone. Come infatti ha chiarito più volte la Cassazione, chi parla in presenza di altre persone accetta il rischio di essere registrato. 

L’utilizzo del registratore non è neanche soggetto a una previa autorizzazione da parte della polizia. Chiunque potrebbe utilizzare l’applicazione del proprio cellulare per immortalare ciò che dicono i propri amici, anche nell’assoluta inconsapevolezza di questi. E lo stesso vale anche per una registrazione video o una registrazione telefonica.

Ma una cosa è l’atto in sé di registrare – che, come detto, non è vietato dalla legge, né ritenuto illegale dalla giurisprudenza – un’altra è invece l’utilizzo del file. L’audio infatti non può poi essere divulgato a terzi o pubblicato su un social network: diversamente, si commetterebbe una violazione dell’altrui privacy, specie se la comunicazione ha un contenuto riservato (si pensi a una confidenza sul proprio stato di salute, sulle proprie abitudini sessuali, sul proprio orientamento politico o sindacale e così via).

Ma allora perché si dovrebbe registrare una conversazione? In generale, non c’è bisogno di una motivazione. Si potrebbe farlo anche per un semplice capriccio, perché si vuol immortalare un momento e poterlo ricordare in futuro o anche, come spesso succede, per tutelare i propri diritti. In quest’ultimo caso, è certamente lecito rivelare il contenuto della conversazione alle autorità o al giudice. 

A questo proposito, si può fare l’esempio di chi, vittima di una minaccia, registri le intimidazioni subìte per presentarle alla polizia. Oppure si pensi al creditore che, non riuscendo a procurarsi la prova di un prestito fatto ad un amico, solleciti in questo una confessione per poi presentare il relativo audio al giudice e ottenere una sentenza di condanna.

Quando registrare una conversazione di nascosto è reato 

Come detto in apertura, registrare di nascosto una conversazione non è reato solo se si rispettano determinate condizioni. Diversamente, si rientra di nuovo nell’orbita penale e si commette il reato di indebite interferenze nella vita privata altrui. I limiti previsti dalla legge sono i seguenti:

  • chi registra deve essere presente al momento della conversazione: non è necessario che parli (potendo anche stare zitto) ma non può allontanarsi. Chi parla insomma deve essere consapevole di farlo alla presenza di chi ha il registratore nascosto. Non si può quindi lasciare una microspia in una camera e poi andare via ingenerando nei presenti la sicurezza di non essere sentiti;
  • non è possibile registrare la conversazione nell’altrui dimora o nei luoghi ad essa equiparati come un ufficio privato (ossia non aperto al pubblico), uno studio professionale, il retrobottega di un negozio, l’automobile altrui. È quindi possibile registrare una conversazione in un bar, lungo una strada, su un mezzo pubblico. 

Il dipendente può registrare la conversazione con il proprio capo?

La legge consente al dipendente di registrare le conversazioni con capi o colleghi di lavoro senza il consenso degli interessati se agisce per tutelare il proprio diritto di difesa dinanzi al giudice (si pensi al lavoratore mobbizzato o minacciato). Sarebbe quindi illegittimo anche un eventuale licenziamento in quanto ritorsivo [1]. 

Tutt’al più, il dipendente non potrebbe divulgare la notizia della registrazione creando scompiglio e alacrità con i propri colleghi, nella quale ipotesi il datore potrebbe anche adottare la misura del trasferimento nei suoi confronti per «incompatibilità ambientale».

Si può registrare la conversazione con il coniuge?

Un’altra tipica situazione in cui si è soliti registrare una conversazione di nascosto è tra coniugi, quando l’uno ammette, dinanzi all’altro, le proprie colpe in violazione del matrimonio (ad esempio, un tradimento, la volontà di non avere figli, un morboso attaccamento alla madre e così via). 

Anche qui la condizione per potersi avvalere del file è di non diffonderlo se non durante il processo affinché il giudice ne valuti il contenuto. 

Resta comunque vietato lasciare un registratore acceso prima di uscire, anche se in casa propria, per registrare ciò che il coniuge dice o fa in propria assenza.

Un alunno può registrare l’interrogazione?

Anche l’alunno può registrare l’interrogazione, se ciò è necessario per svelare la falsità del giudizio del docente. Si pensi a un giovane universitario che non riesca puntualmente a passare l’esame perché vittima di un accanimento del docente.

Che valore ha la registrazione?

La registrazione può essere usata come prova nel processo, sia civile che penale. Tuttavia, essa non è una prova legale, non obbliga cioè il giudice a decidere per come si presenta il contenuto audio. Bisogna infatti verificare se l’avversario riesce a contestare l’attendibilità della registrazione: si pensi a quando non c’è certezza della data in cui la stessa è stata effettuata o quando i suoni sono poco chiari. 

Ecco perché sarà sempre bene far dire alla “vittima” della registrazione la data in cui avviene la conversazione. 


note

[1] Trib. Nola, sent. del 28.12.2020.


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4 Commenti

  1. Sono stato falsamente accusato dal mio amministratore di condominio di aver rilasciato delle dichiarazioni poco opportune durante un’assemblea condominiale. Tuttavia dispongo, come prova della mia estraneità, di una registrazione fonografica integrale che feci di nascosto durante la suddetta assemblea con un registratore digitale. Avendo però dei dubbi sulla legittimità di tale azione avrei da chiedervi: 1) se il fatto di essere stato convocato ufficialmente e di essere stato presente, nonché partecipe, per tutta la durata dell’assemblea mi permette di utilizzare tale registrazione come prova documentale nonostante l’abbia fatta all’insaputa dei presenti; 2) se il fatto di aver registrato oltre alla mia voce anche quelle degli altri condomini presenti nell’assemblea, che hanno preso parte alle varie discussioni, potrebbe costituire un problema per quanto è dichiarato al comma 3 dell’articolo 234 c.p.p., benché il tutto sia finalizzato ad una eventuale mia difesa. Vi ringrazio.

    1. La Cassazione ritiene che le registrazioni audio delle conversazioni, realizzate all’insaputa dei presenti, possono essere utilizzate in un processo per tutelare i propri diritti. Attenzione, il file audio con la conversazione costituisce prova soltanto se non ci sono elementi che possano far dubitare della sua autenticità. Puoi trovare maggiori informazioni nel seguente articolo “Registrazione audio assemblea condominio”.

  2. Dopo anni di serena convivenza in un condominio amichevole e tranquillo, da un paio d’anni l’appartamento sopra il nostro è stato venduto a una famiglia molto rumorosa e aggressiva: chiedere gentilmente di contenere specifici rumori si trasforma in una serie di sgradevolezze e argomenti incongrui. Per esempio se chiediamo di evitare di trascinare mobili alle tre di notte, la risposta è che non possono mica evitare di usare lo sciacquone… cosa di cui non ci siamo mai lamentati. Dopodiché passano direttamente alle parole pesanti, alle quali ovviamente non abbiamo mai risposto. Per documentare questa dinamica abbiamo registrato l’ultima conversazione avvenuta: noi sul pianerottolo, quindi in una parte comune, loro sulla soglia della loro abitazione e con la porta aperta. Ecco, questa registrazione, che documenta una nostra garbata richiesta degenerata in insulti da parte loro, può essere usata? E in che sede? Possiamo per esempio farla ascoltare all’amministratore del condominio? E agli altri condomini? Grazie.

  3. Non è possibile registrare conversazioni nei luoghi equiparati all’altrui dimora, come uffici privati, ma è possibile registrare le conversazioni col proprio capo per tutelare i propri diritti; visto che discussioni col datore di lavoro difficilmente avvengono fuori dall’azienda, e magari sono fatte nell’ufficio del datore, mi chiedevo se in tal caso la registrazione possa essere fatta nell’ufficio, o se la limitazione riportata si applichi comunque.

    In generale, tale limitazione come si applica quando la conversazione non possa che avvenire negli uffici, per esempio una conversazione nell’ufficio di un dirigente di un ufficio pubblico, come per esempio dirigenti scolastici?

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