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Disoccupato trovato con droga: senza reddito prevale lo spaccio sull’uso personale

29 Gennaio 2014 | Autore:
Disoccupato trovato con droga: senza reddito prevale lo spaccio sull’uso personale

Tossicodipendente trovato con la cocaina in auto: detenzione di droga per uso personale o per spaccio? Alcuni elementi fanno presumere la finalità di spaccio: la situazione economica del tossicodipendente disoccupato, il quantitativo di droga trovatagli addosso e le modalità di confezionamento.

Secondo una recente sentenza, per stabilire se la droga nascosta dal tossicodipendente è destinata a uso personale o spaccio è utile guardare alle condizioni del soggetto quali, per esempio:

– assenza di guadagni tali da poter acquistare un quantitativo elevato di droga,

quantità e modalità di confezionamento delle sostanze stupefacenti, ecc.

La distinzione tra uso personale e spaccio, fondamentale ai fini della condanna penale, può infatti essere effettuata tramite alcune deduzioni: l’elevata quantità di droga, unita all’assenza di un’occupazione del soggetto, possono generare il sospetto che questi faccia il “mestiere” dello spacciatore per procurarsi denaro da utilizzare anche per i propri consumi.

Così la Cassazione, con una recente sentenza [1], ha condannato un uomo, tossicodipendente e disoccupato, per il reato di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio [2], dopo che, ad un posto di blocco, era stato fermato con 41 grammi di cocaina, occultati sotto la leva del cambio.

I Giudici non hanno considerato il possesso di droga come uso strettamente personale per le seguenti pratiche ragioni:

1 – entità dei guadagni percepiti dall’uomo nei mesi precedenti, alla luce del suo status di disoccupato;

2 – modalità di occultamento e confezionamento della sostanza;

3 – quantitativo complessivo di stupefacenti, incompatibile con l’uso personale, anche alla luce della deteriorabilità della sostanza.

La Cassazione, in particolare, si è soffermata sulla situazione economica dell’uomo: questi, al momento del controllo delle forze dell’ordine, era disoccupato da due mesi e aveva lavorato in precedenza per poco tempo (sei mesi). La situazione reddituale del soggetto, dunque, non poteva giustificare un esborso così elevato per l’acquisto di droga ad uso personale.

A riguardo, i Giudici deducono che lo stato di tossicodipendenza dell’uomo, insieme allo stato di disoccupazione, ha aggravato la sua posizione processuale: egli, infatti, aveva necessità di procacciarsi denaro con una certa continuità, al fine di soddisfare le sue esigenze psico-fisiche.

Di conseguenza, la sua condizione era difficilmente compatibile con la mancanza di un’occupazione, e ciò ha indotto l’uomo a spacciare sostanze stupefacenti. L’attività in questione, più semplicemente, è stata valutata dai Giudici come indispensabile per garantire al tossicodipendente i propri fabbisogni personali.

Dalla vicenda appena illustrata si può intuire un insegnamento pratico: chi venga “pescato” dalla polizia con un quantitativo di droga elevato e non dimostri di avere un reddito tale da poter acquistare tale dose, difficilmente potrà far credere che il possesso della sostanza stupefacente sia ad uso personale. Infatti, ben più credibile risulterà la tesi secondo cui l’uomo possiede la droga solo per spacciarla e, quindi, per procurarsi un guadagno che, altrimenti, non avrebbe.


note

[1] Cass., sent. n. 44697/2013.

[2] Art. 73, D.P.R. n. 309 del 1990.

Autore immagine: 123rf.com


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