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Cosa fare con un padre borderline?

19 Maggio 2021 | Autore:
Cosa fare con un padre borderline?

Quello che si può fare quando un genitore soffre di un disturbo della personalità che rende difficile la vita dei figli.

Vi sono famiglie che vivono una vita apparentemente normale, o almeno questa è la situazione che viene percepita da chi non conosce bene i diretti interessati: vicini e conoscenti si stupirebbero se, improvvisamente, tutto cambiasse e nella famiglia sopraggiungesse un evento traumatico, come una separazione o un atto di violenza grave.

La verità è che all’interno di molti nuclei familiari si subiscono le conseguenze di patologie che riguardano uno dei membri. Un problema spesso sottovalutato, ma in realtà grave e capace di rendere un inferno la vita dei familiari di chi ne è affetto, è il disturbo borderline della personalità. Cosa fare in questi casi? In particolare, cosa fare con un padre borderline? Quando a soffrire di questa patologia è il papà, infatti, la situazione può essere particolarmente pesante per i figli; se questi sono minorenni può essere compromessa una loro crescita equilibrata. Vediamo cosa c’è da sapere su questo delicato argomento.

Cosa è il disturbo borderline?

Il disturbo borderline della personalità, che in psichiatria viene abbreviato con la sigla DBP, è una patologia molto vicina alla malattia mentale.

I sintomi più comuni sono:

  • difficoltà ad organizzare le idee;
  • improvvisi cambiamenti di umore;
  • paura irrazionale del rifiuto e dell’abbandono;
  • tendenza all’autolesionismo, cioè a procurarsi volontariamente un male fisico;
  • a volte impulsi suicidi;
  • inclinazione al vittimismo;
  • tendenza ad interrompere percorsi di studio o lavorativi intrapresi;
  • eccessiva idealizzazione di alcune persone o, al contrario, svalutazione immotivata degli altri;
  • in alcuni casi vita sessuale irregolare e abuso di farmaci o di altre sostanze.

Come si può intuire, la presenza di un borderline in famiglia può comportare gravi problemi.

Padre borderline: cosa succede in famiglia?

Il disturbo borderline comporta gravi problemi non solo per chi ne soffre, ma anche per la sua famiglia, i cui componenti subiscono le conseguenze delle variazioni d’umore e delle fissazioni del proprio congiunto. Chi è affetto da questa patologia, infatti, è incapace di intrattenere sani rapporti con gli altri. Come è intuibile, il coniuge ed i figli ne sono le vittime e spesso vengono sottoposti a violenze psicologiche e, persino, fisiche.

Non si vuole certo colpevolizzare la persona affetta da borderline: si tratta di un soggetto che non ha scelto la sua condizione e che va certamente curato. Non sempre tuttavia il paziente accetta di sottoporsi ad un percorso terapeutico, fatto di farmaci e frequenti incontri con uno specialista.

Se la situazione appare dunque senza sbocco, chi subisce i comportamenti del borderline ha il diritto di allontanarsene; se in famiglia vi sono figli minori si tratta di un dovere volto a tutelarli.

Padre borderline: cosa fare?

In presenza di un padre borderline, la moglie può decidere di separarsi per restituire serenità a se stessa e soprattutto ai figli.

La procedura di separazione dal proprio coniuge può essere consensuale o giudiziale; nel primo caso marito e moglie concordano quali saranno le conseguenze della loro decisione (soprattutto quelle di carattere economico e riguardanti l’affidamento dei figli); nel secondo caso, che si verifica quando tra i due c’è disaccordo, è il tribunale a decidere.

Di norma, in caso di separazione, vige l’affido condiviso dei figli minori di età: i bambini o ragazzi vivono con uno dei genitori, ma entrambi devono continuare ad occuparsene con regolarità, sia mantenendoli, sia trascorrendo con loro del tempo ed agevolando anche la frequentazione di nonni, zii e cugini.

Se, però, il padre soffre di disturbo borderline della personalità, la madre può chiedere al tribunale l’affidamento esclusivo dei figli. Per ottenere questo risultato occorre dimostrare che il padre non è idoneo a tenere con sé i figli e ad educarli.

Innanzi tutto bisogna, a tal fine, dimostrare la patologia mentale di cui soffre l’uomo. Possono essere utili in proposito dei certificati sanitari, se il disturbo è già stato accertato da uno psicologo o da uno psichiatra. Se invece il marito manifesta i sintomi del disturbo della personalità borderline ma ancora non vi è una diagnosi, occorrerà chiedere al giudice di nominare un consulente, uno specialista che visitando l’uomo possa accertare la situazione.

Tuttavia, la diagnosi da sola non basta. Cosa fare con un padre borderline che insiste per ottenere l’affido condiviso dei figli? Occorre dimostrare che la malattia rende l’uomo inidoneo ad educare i minori. Infatti, la giurisprudenza ritiene [1] che la malattia mentale non debba essere causa di pregiudizi nei riguardi della persona che ne è affetta e che la sua capacità educativa debba essere valutata caso per caso.

Quindi, se si teme che la vicinanza con il padre possa essere diseducativa per i figli o, addirittura, costituire per loro un pericolo, bisogna dimostrare alcuni suoi comportamenti negativi: violenze verbali, fisiche o psicologiche, sbalzi d’umore frequenti, allontanamenti da casa ricorrenti ed altri atteggiamenti di questo tipo. La prova può essere fornita ricorrendo a testimoni, ad eventuali relazioni degli assistenti sociali, anche all’ascolto dei minori da parte del giudice se hanno compiuto 12 anni di età o se il magistrato li ritiene capaci di giudizio.


note

[1] Trib. Milano, ord. 27.11.2013.


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