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Chi chiede la separazione ha diritto al mantenimento?

31 Gennaio 2021
Chi chiede la separazione ha diritto al mantenimento?

Addebito e alimenti: voler porre fine al matrimonio può considerarsi una colpa?

Immaginiamo che una donna, sul più bello, stanca del proprio marito, chieda la separazione ma, nel contempo, non avendo sufficienti risorse economiche con cui mantenersi, speri anche di ottenere da lui un assegno di mantenimento. Avrebbe diritto a farlo?

Ipotizziamo anche un altro caso. Un uomo, già sposato, trova un’altra donna di cui si innamora. Senza però commettere adulterio, vorrebbe prima separarsi dall’attuale moglie per iniziare una nuova vita. In questa ipotesi, quali sarebbero per lui le conseguenze economiche nei confronti dell’ex?

In questo breve articolo risponderemo a una domanda che, per certi versi, è assai comune: «Chi chiede la separazione ha diritto al mantenimento?». Facciamo il punto della separazione.

A chi spetta il mantenimento?

Il mantenimento non è una sanzione addossata a carico di chi, per propria colpa, determina la crisi del matrimonio. Esso non è altro che una misura rivolta a sostenere il coniuge con il reddito più basso, affinché abbia un sostegno economico per quando tornerà ad essere single e fino a quando resterà tale (pertanto, l’avvio di una nuova convivenza stabile determina la cessazione del diritto agli alimenti). Quindi, l’assegno di mantenimento non è altro che una forma di contribuzione completamente sconnessa dalle responsabilità per la separazione e il divorzio.

C’è tuttavia un’importante precisazione: chi viola i doveri del matrimonio – e quindi subisce il cosiddetto addebito – non può mai ottenere il mantenimento. Sarebbe assurdo pensare che una moglie fedifraga o un marito violento e manesco possano chiedere il mantenimento all’ex che è scappato proprio per sottrarsi a un clima familiare insostenibile.

Accanto a questa regola generale ci sono poi una serie di condizioni da osservare. Chi chiede il mantenimento deve esserne meritevole: deve cioè dimostrare che l’incapacità economica che lo affligge non dipende da propria colpa. Il che significa che, laddove possibile, deve fare di tutto per trovare un’occupazione. Una moglie malata o over 50, impossibilitata per questo a lavorare, avrebbe comunque diritto al mantenimento. Al contrario, una donna giovane e formata, anche se disoccupata, dovrà mettere da parte ogni aspettativa economica nei confronti dell’ex marito.

Chiedere la separazione è una colpa?

Quanto detto può essere sintetizzato nel seguente modo: il mantenimento spetta quando c’è un dislivello economico non imputabile a una colpa del richiedente e sempre che quest’ultimo non abbia subìto «l’addebito» nel corso del giudizio di separazione o divorzio ossia non sia stato ritenuto responsabile per la fine della convivenza.

A questo punto, la domanda si sposta su un altro fronte: chi vuole separarsi può considerarsi responsabile? In altri termini, la volontà di porre fine al matrimonio va ritenuta una colpa se non sorretta da una valida motivazione? Una moglie potrebbe dire al marito che non lo ama più e che intende separarsi senza dare una giustificazione di ciò e senza, nello stesso tempo, perdere il diritto al mantenimento?

La questione si risolve in questi termini: l’amore non è un dovere. Chiunque ha il diritto di “disinnamorarsi” in qualsiasi momento, anche poco dopo il matrimonio. Chi quindi decide di porre fine all’unione non può essere considerato colpevole. E questo perché nessuna legge impone alla coppia di rimanere legata a vita.

Non importa quindi se l’intenzione di separarsi non sia motivata da una giusta causa.

L’importante è che dietro la fine della convivenza non vi sia una violazione dei doveri del matrimonio, doveri che possono essere così sintetizzati:

  • fedeltà;
  • rispetto;
  • obbligo di convivenza.

Quindi, se il matrimonio cessa perché un coniuge è violento con l’altro, lo umilia, lo tradisce o lo abbandona andando via di casa, allora a carico di quest’ultimo scatta l’addebito e questi non potrà mai ottenere il mantenimento.

Viceversa, se un coniuge decide di interrompere il matrimonio senza offrire giustificazioni o semplicemente motivando tale scelta con la fine dell’amore, questi non è considerato colpevole, ragion per cui può rivendicare l’assegno di mantenimento.



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