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Cosa spetta ai figli in caso di divorzio?

31 Gennaio 2021
Cosa spetta ai figli in caso di divorzio?

I diritti dei figli nel caso in cui il padre e la madre si separino e procedano poi al divorzio: dal mantenimento al diritto di convivenza, lo studio, l’educazione e gli incontri con entrambi i genitori.

La legge fa di tutto per evitare che gli effetti di un eventuale divorzio ricadano sui figli. Sicché a questi non deve mancare nulla anche nel momento in cui i genitori decidono di non vivere più insieme. Si tratta ovviamente di un obiettivo ideale, che deve comunque fare i conti con la fine della comunione familiare. Tuttavia, laddove possibile, le conseguenze di tale disgregazione non devono ripercuotersi sulle aspettative di crescita, educazione, studio e mantenimento della prole.

I coniugi che decidono di lasciarsi devono quindi sapere cosa spetta ai figli in caso di divorzio, in modo da organizzarsi per come la legge impone loro. La violazione di tali obblighi potrebbe infatti comportare responsabilità penali e civili.

Ma procediamo con ordine e vediamo dunque tutti i diritti dei figli in caso di divorzio.

Diritto al mantenimento dei figli dopo il divorzio

Sin dal momento della separazione dei genitori, ai figli spetta il diritto al mantenimento. Mantenimento che deve garantire loro lo stesso tenore di vita che godevano quando ancora la famiglia era unita. In buona sostanza, su di loro non dovrebbero esserci ricadute economiche. Si tratta di un obiettivo tendenziale, non sempre attuabile visto che la separazione del nucleo familiare comporta un aggravio di spese per entrambi i coniugi e, quindi, l’impoverimento complessivo.

L’obbligo di mantenimento spetta sia al padre che alla madre, ciascuno in proporzione alle proprie capacità economiche. Il genitore che vive con i figli deve provvedere alle loro spese quotidiane, aiutato con un assegno di mantenimento che gli versa l’ex ogni mese. Questo assegno viene determinato di comune accordo dai coniugi, tenendo esclusivamente conto degli interessi dei figli. Se non si raggiunge un’intesa, è il tribunale a fissarne l’importo.

L’assegno va versato sul conto del genitore con cui i figli convivono che poi dovrà destinarlo alle loro esigenze. Ma i figli, una volta divenuti maggiorenni, possono chiedere di ricevere la somma direttamente nelle proprie mani.

Il genitore tenuto a versare l’assegno non può esimersi dal farlo sostituendolo con spese in natura (ad esempio, acquistando abiti, pagando la scuola o la spesa).

Il genitore che non provvede a mantenere i figli può essere denunciato per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.

L’assegno di mantenimento ai figli è dovuto finché questi non raggiungono una stabile indipendenza economica, il che significa anche dopo 18 anni. Tuttavia, dalla maggiore età, i giovani devono fare di tutto per rendersi indipendenti: studiando o procacciandosi un lavoro. In assenza dell’una o dell’altra scelta, si perde il diritto di mantenimento.

La giurisprudenza ritiene che, superati i 30/35 anni, l’eventuale stato di disoccupazione può presumersi essere conseguenza dell’atteggiamento colpevole e pigro del giovane, sicché l’assegno di mantenimento cessa definitivamente.

Una volta perso il mantenimento per il raggiungimento dell’indipendenza economica, questo non rinasce più, neanche a seguito della successiva perdita del lavoro.

Diritto alla casa

I figli hanno diritto a restare a casa di uno dei genitori, quello presso cui il giudice li colloca, che pertanto non potrà mai mandarli via, almeno fino a quando non saranno indipendenti economicamente.

La scelta della collocazione spetta al tribunale, tenendo conto della volontà del figlio, che dai 12 anni in poi deve essere obbligatoriamente sentito dal giudice.

In qualsiasi momento il genitore non collocatario può rivolgersi al giudice per chiedere una revisione della precedente decisione, in caso di inadeguatezza dell’altro genitore o di diversa volontà dei figli.

Diritto agli incontri con l’altro genitore

Il genitore non collocatario ha il diritto-dovere di incontrare i figli secondo il calendario concordato con l’ex o, in assenza di accordo, fissato dal giudice. Non può mancare agli incontri: una sistematica assenza potrebbe implicare una responsabilità sia di carattere penale che civile. La legge infatti gli impone di mantenere «solidi legami» con i figli, di partecipare alla loro vita quotidiana, di interessarsi della loro crescita, di mostrarsi amorevole e affettuoso con loro.

Non sono mancati casi di condanne al risarcimento per il padre assente che si sia disinteressato dei propri bambini. A citarlo in giudizio può essere il figlio stesso, senza limiti di tempo, una volta raggiunta la maggiore età.

Il genitore collocatario non può ostacolare la visita dei figli con l’ex coniuge: diversamente, potrebbe subire una condanna da parte del tribunale e, nei casi più gravi, perdere addirittura l’affidamento.

Diritto a vedere i nonni

I figli hanno diritto a vedere i nonni di entrambe le famiglie e a mantenere solidi legami anche con loro. Il genitore collocatario non può impedirglielo.

Diritto agli studi

I figli di una coppia divorziata hanno diritto a studiare come tutti gli altri coetanei, senza che la situazione familiare possa influire sulla loro formazione. Come infatti abbiamo detto, i genitori sono tenuti a garantire loro lo stesso tenore di vita che avevano quando ancora la famiglia era unita.

La scelta universitaria, per quanto gravi economicamente sui genitori, spetta pur sempre ai figli che avranno diritto comunque a compierla, imponendo ai genitori – se necessario – di fare ulteriori sacrifici.

Diritto al gioco, allo sport, al tempo libero

L’obbligo di mantenimento dei genitori non deve limitarsi solo al vitto, all’alloggio e allo studio ma anche alle necessità collegate al gioco, allo sport, al tempo libero, alla vita di relazione. Nulla deve mancare al figlio, compatibilmente con le condizioni economiche del padre e della madre. Così rientrano in tale ambito anche le spese per un computer, uno smartphone, le spese per la palestra, per i viaggi studio o vacanza, per il trasporto, ecc.



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