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Amministratore: può agire in giudizio senza consenso assembleare?

2 Febbraio 2021 | Autore:
Amministratore: può agire in giudizio senza consenso assembleare?

Condominio: l’amministratore deve sempre chiedere l’autorizzazione per stare in giudizio? Il regolamento può limitare i suoi poteri?

Il condominio è come una piccola repubblica dotata del suo parlamento e del suo governo: il primo è rappresentato dall’assemblea, organo collegiale in cui si riuniscono tutti i proprietari; il secondo è invece l’amministratore, organo monocratico che esegue le delibere assunte dal consesso dei condòmini e rappresenta l’intera compagine condominiale verso l’esterno. I poteri che la legge conferisce all’amministratore sono molti e, spesso, non possono nemmeno essere ridimensionati dai condòmini. Con questo articolo vedremo se l’amministratore può agire in giudizio senza il consenso dell’assemblea.

Nello specifico, una recente sentenza della Corte di Cassazione [1] ha stabilito che il regolamento di condominio non può negare all’amministratore di agire in giudizio senza autorizzazione dell’assemblea. La clausola non può avere efficacia giuridica perché i poteri conferiti a chi gestisce la compagine deriva direttamente dalla legge e non può, pertanto, soffrire limitazioni.

Insomma: la Suprema Corte sembra voler affermare la supremazia dell’amministratore sulle clausole regolamentari che ingiustamente limitano i poteri conferitigli direttamente dalla legge, soprattutto in tema di legittimazione a stare in giudizio nell’interesse del condominio. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme se l’amministratore di condominio può stare in giudizio senza l’autorizzazione dell’assemblea.

Amministratore: è il rappresentante legale del condominio?

Per legge, l’amministratore è il rappresentante legale del condominio. Per rappresentanza legale s’intende la capacità di agire in nome e per conto di persone oppure enti.

Ciò significa che egli rappresenta l’intero edificio verso l’esterno, ad esempio nei rapporti con le ditte appaltatrici dei lavori, i creditori e i debitori.

Amministratore: può stare in giudizio per conto del condominio?

L’amministratore, oltre ad avere la rappresentanza legale, gode anche della legittimazione processuale, cioè della legittimazione ad agire in giudizio per conto del condominio (legittimazione attiva), oppure a costituirsi per resistere in un giudizio intrapreso contro il condominio (legittimazione passiva).

Amministratore: può agire in giudizio senza autorizzazione?

L’amministratore è rappresentante legale dei condòmini e può agire in giudizio autonomamente (cioè senza autorizzazione del condominio) laddove la legge gli conferisce tale potere.

Per la precisione, il Codice civile [2] afferma che, nei limiti delle attribuzioni stabilite dalla legge oppure dei maggiori poteri conferitigli dal regolamento di condominio o dall’assemblea, l’amministratore ha la rappresentanza dei partecipanti e può agire in giudizio sia contro i condomini sia contro i terzi.

L’amministratore può essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni dell’edificio; a lui sono notificati i provvedimenti dell’autorità amministrativa che si riferiscono allo stesso oggetto.

Tra le attribuzioni conferite all’amministratore, in relazione delle quali egli può agire in giudizio senza la previa autorizzazione dell’assemblea, vi sono le controversie concernenti:

  • l’esecuzione delle deliberazioni dell’assemblea;
  • l’uso delle cose comuni e la fruizione dei servizi nell’interesse comune;
  • la riscossione dei contributi;
  • l’erogazione delle spese occorrenti per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell’edificio e per l’esercizio dei servizi comuni;
  • il compimento degli atti conservativi relativi alle parti comuni dell’edificio.

Ad esempio, l’amministratore può agire in giudizio senza l’autorizzazione dell’assemblea per il recupero di crediti condominiali, per imporre il rispetto di una delibera e, più in generale, per tutte le questioni che riguardano le parti comuni dell’edificio.

La legge stabilisce che il regolamento può addirittura ampliare le possibilità dell’amministratore di stare in giudizio e di agire per conto del condominio, ma non può fare il contrario, cioè restringere le prerogative conferitegli dalla legge.

Proprio quest’ultimo aspetto è stato approfondito dalla Corte di Cassazione con la sentenza citata in apertura.

Regolamento: può limitare la legittimazione processuale dell’amministratore?

Secondo la Corte di Cassazione, il regolamento non può negare all’amministratore di agire in giudizio senza autorizzazione dell’assemblea.

La clausola è invalida perché i poteri conferiti a chi gestisce la compagine deriva direttamente dalla legge e non può soffrire limitazioni.

Per la Suprema Corte, spetta in via esclusiva all’amministratore del condominio la legittimazione passiva a resistere nei giudizi promossi dai condòmini per l’annullamento delle delibere assembleari, ove queste non attengono a diritti sulle cose comuni.

Essendo l’amministratore l’unico legittimato passivo nelle controversie in forza dell’attribuzione conferitagli direttamente dalla legge, allo stesso spetta altresì la facoltà di impugnare la decisione del giudice, senza necessità di autorizzazione o ratifica dell’assemblea.

Secondo la Corte di Cassazione, il potere-dovere di compiere gli atti conservativi relativi alle parti comuni dell’edificio, attribuito all’amministratore di condominio, implica in capo allo stesso la correlata autonoma legittimazione processuale attiva e passiva.

Il suo potere di rappresentare il condominio nelle liti proposte contro il medesimo, nell’ambito delle attribuzioni conferitegli dal Codice civile, deriva direttamente dalla legge e non può subire limitazioni né per volontà dell’amministratore né per deliberazione della assemblea.

Ne deriva, ha concluso la Cassazione, che la clausola contenuta in un regolamento condominiale (ancorché deliberato all’unanimità), secondo cui l’autorizzazione a stare in giudizio debba essere deliberata dall’assemblea, anche a maggioranza qualificata, non ha efficacia giuridica, perché in contrasto con la legge.


note

[1] Cass., sent. n. 2127 del 29 gennaio 2021.

[2] Art. 1131 cod. civ.

Autore immagine: canva.com/


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