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Quanto deve essere il reddito per percepire la disoccupazione?

18 Maggio 2021
Quanto deve essere il reddito per percepire la disoccupazione?

Chi percepisce l’indennità di disoccupazione può mantenere l’emolumento solo se il reddito prodotto da un’altra occupazione non supera determinate soglie.

Sei disoccupato e stai percependo l’indennità di disoccupazione Naspi. Ti hanno proposto delle prestazioni di lavoro occasionale e ti chiedi se, accettando tale offerta di lavoro, perderai la disoccupazione. Vuoi sapere qual è il limite di reddito che non devi superare per evitare la revoca della disoccupazione.

L’indennità di disoccupazione Naspi è un trattamento economico che viene erogato ai lavoratori che perdono involontariamente il posto di lavoro per un periodo massimo di due anni. La funzione dell’indennità è di consentire al lavoratore di avere una tutela reddituale nel periodo necessario a trovare un nuovo impiego.

Ma cosa succede se il disoccupato trova un’occupazione? Quanto deve essere il reddito per percepire la disoccupazione? La legge prevede specifiche soglie che non devono essere superate per poter mantenere la disoccupazione in caso di reimpiego. Inoltre, il lavoratore deve comunicare prontamente le occupazioni che ha reperito all’Inps ed il reddito che pensa di trarne per evitare la revoca della Naspi.

Cos’è la Naspi?

La Naspi, acronimo di nuova assicurazione sociale per l’impiego, è l’indennità di disoccupazione che è stata introdotta dal Jobs Act nel 2015 e che si applica a tutti gli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati a partire dal primo maggio 2015 [1]. Si tratta di un’indennità economica mensile che viene erogata al lavoratore che ha perso involontariamente il posto di lavoro per un periodo massimo di due anni.

A chi spetta la Naspi?

La Naspi spetta a tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato che hanno perso involontariamente il lavoro. In particolare, hanno diritto alla Naspi, oltre ai lavoratori dipendenti standard, anche le seguenti tipologie di lavoratori:

  • apprendisti;
  • soci lavoratori di cooperativa;
  • personale artistico assunto con contratto di lavoro subordinato;
  • lavoratori subordinati a termine della Pubblica Amministrazione.

Sono, invece, esclusi dall’applicazione della Naspi:

  • i lavoratori subordinati a tempo indeterminato della Pubblica Amministrazione;
  • gli operai agricoli;
  • i lavoratori extracomunitari;
  • i lavoratori che hanno maturato i requisiti per andare in pensione;
  • i lavoratori che percepiscono un assegno di invalidità se non hanno optato per la Naspi.

Naspi: gli ulteriori requisiti

Oltre ad essere un lavoratore subordinato, per prendere la Naspi il disoccupato deve aver perso il lavoro contro la sua volontà. Ne consegue che la Naspi spetta in caso di licenziamento ma non spetta in caso di dimissioni o di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, salve alcune eccezioni. In particolare, una delle eccezioni previste riguarda le dimissioni per giusta causa [2]. In questo caso, infatti, il lavoratore decide di dimettersi non per una sua scelta volontaria ma perché di fatto obbligato a fronte di un comportamento gravemente inadempiente del datore di lavoro.

Inoltre, il lavoratore può accedere alla disoccupazione solo se ha cumulato determinati requisiti contributivi e lavorativi. In particolare, servono almeno tredici settimane di contribuzione nei quattro anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro (requisito contributivo) e almeno trenta giorni di lavoro effettivo nell’anno che precede lo stato di disoccupazione (requisito lavorativo).

Naspi: è cumulabile con altri redditi?

La Naspi viene erogata affinché il lavoratore possa essere coperto dal punto di vista reddituale nel periodo necessario per reperire un nuovo impiego. Ne consegue che, in caso di rioccupazione con contratto di lavoro subordinato di durata non superiore a 6 mesi, la Naspi viene sospesa. Se, invece, il lavoratore che percepisce la disoccupazione viene assunto a tempo indeterminato o con un rapporto di lavoro a termine superiore a sei mesi la Naspi viene revocata.

In alcuni casi, tuttavia, il reimpiego del lavoratore non osta alla percezione della Naspi, ciò avviene quando il reddito percepito come corrispettivo per il nuovo impiego non supera determinate soglie.

In particolare, il lavoratore ha diritto a mantenere la Naspi:

  1. in caso di rioccupazione con attività di lavoro autonomo che genera un reddito annuo pari o inferiore a euro 4.800;
  2. in caso di rioccupazione con contratto di lavoro subordinato o parasubordinato che genera un reddito annuo pari o inferiore a euro 8.000.

In entrambi i casi, tuttavia, entro un mese dall’inizio dell’attività lavorativa, il soggetto percettore di Naspi deve comunicare all’Inps il reddito annuo presunto tramite il modulo SR 161. La mancata comunicazione del reddito presunto entro i termini prescritti determina la decadenza dalla Naspi.

La Naspi è, invece, interamente cumulabile con i compensi derivanti da prestazione di lavoro occasionale [3], purché non superino gli euro 5.000 per anno civile.


note

[1] D. Lgs. n. 22 del 4.03.2015.

[2] Art. 2119 cod. civ.

[3] Art. 54 bis co. 4 D.L. 24.04.2017 n. 50 convertito in L. 21.06.2017 n. 96; Circolare Inps 23.11.2017, n. 174.


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