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Chi lavora può usufruire del reddito di cittadinanza?

1 Ottobre 2021 | Autore:
Chi lavora può usufruire del reddito di cittadinanza?

Chi percepisce mensilmente il sussidio con ricarica della carta Rdc può svolgere un’occupazione senza perdere il beneficio?

Il reddito di cittadinanza è un sussidio divenuto ormai fondamentale per moltissime famiglie italiane che si trovano in stato di difficoltà economica. Per il diritto al sussidio, sono previsti requisiti personali, amministrativi, patrimoniali e di reddito piuttosto severi: alcune condizioni devono essere soddisfatte dal solo richiedente, altre da tutti i componenti del nucleo familiare.

Ci si domanda, però, se il sussidio spetti soltanto ai disoccupati o meno e, nell’ipotesi in cui sia necessario il requisito della disoccupazione, se a risultare privo di impiego debba essere il solo richiedente oppure tutto il nucleo familiare. In altre parole, chi lavora può usufruire del reddito di cittadinanza? A questo proposito, bisogna osservare che il decreto che disciplina il sussidio [1] non prevede lo stato di disoccupazione tra i requisiti indispensabili per il diritto al beneficio.

La norma, al contrario, prevede la possibilità che uno o più componenti del nucleo familiare abbiano un’occupazione, anche iniziata precedentemente alla data della domanda di reddito di cittadinanza: ad esempio, risulta disciplinata l’ipotesi in cui un membro della famiglia abbia trovato un lavoro prima dell’invio della domanda di sussidio, ma il relativo reddito non compaia ancora nella dichiarazione Isee.

Lavorare con reddito di cittadinanza, quindi, è consentito: non bisogna dimenticare, tra l’altro, che, per i membri del nucleo familiare tenuti al rispetto degli obblighi in materia di politiche attive del lavoro, è addirittura obbligatorio prestare servizio per il proprio Comune, nell’ambito di appositi progetti. Ciò detto, naturalmente chi ha un lavoro che lo impegna oltre una certa soglia oraria settimanale non è tenuto al rispetto degli obblighi di politica attiva.

Inoltre, per il diritto al sussidio, la famiglia non deve superare un determinato limite reddituale ed una specifica soglia Isee, che varia in base al numero ed alla composizione del nucleo familiare. È dunque chiaro che lo svolgimento di un’occupazione da parte di uno o più membri può facilmente determinare il superamento dei limiti reddituali ed Isee. Ma procediamo con ordine.

Qual è il reddito massimo della famiglia?

Per il diritto al reddito di cittadinanza, la famiglia può avere un reddito massimo annuo pari a 6000 euro, ossia a 500 euro al mese. Questa soglia vale per i single, ossia per i nuclei composti da una sola persona.

In base al numero dei componenti della famiglia ed alla composizione specifica del nucleo familiare, il valore della soglia massima del reddito è aumentato, attraverso una scala di equivalenza.

La scala di equivalenza vale un punto per il richiedente il reddito di cittadinanza, 0,4 punti per ogni adulto del nucleo, 0,2 punti per ogni minore. Il valore massimo della scala di equivalenza non può superare i 2,1 punti, o 2,2 punti se è presente un membro gravemente disabile o non autosufficiente.

In pratica, il valore massimo del reddito familiare non può superare 13.200 euro annui.

Una famiglia composta da due adulti e due minori non può superare un reddito massimo di 10.800 euro.

Qual è l’Isee massimo della famiglia?

L’indicatore della situazione economica equivalente della famiglia, cioè l’Isee, ricavato dalla dichiarazione sostitutiva unica Dsu da presentare ogni anno all’Inps, non può superare 9360 euro. Anche questo valore deve essere moltiplicato per la scala di equivalenza della famiglia. Vale a dire che l’Isee non può mai superare, in caso di applicazione della più elevata scala di equivalenza, 20.592 euro.

Per una famiglia con due adulti e due minori l’indicatore non può superare i 16.848 euro.

Reddito da lavoro e reddito di cittadinanza

Come influisce il reddito derivante dall’attività lavorativa sul reddito di cittadinanza? I compensi percepiti per un’attività di lavoro vanno a ridurre la quota base del sussidio, pari a 500 euro mensili, 6.000 euro annuali, da moltiplicare per la scala di equivalenza.

Considerando che la quota base di reddito di cittadinanza, per una famiglia con due adulti e due bambini, è pari a 900 euro mensili, se uno degli adulti del nucleo percepisce un reddito, a seguito di un contratto part-time, pari a 600 euro al mese, la quota di reddito di cittadinanza spettante si riduce a 300 euro.

In base all’Isee, può comunque spettare la quota aggiuntiva nel caso in cui la famiglia abbia a carico l’affitto (in questo caso, possono essere aggiunti sino al 280 euro mensili) oppure il mutuo (in questo caso, possono essere aggiunti sino a 150 euro mensili).

Per approfondire: “Come determinare l’importo del reddito di cittadinanza“.

Che cosa succede se si trova lavoro?

Se uno dei componenti della famiglia beneficiaria del reddito di cittadinanza trova lavoro, è necessario effettuare tempestivamente un’apposita comunicazione all’Inps, attraverso il modello Rdc/Pdc esteso.

Le variazioni della situazione lavorativa (avvio di un’attività di lavoro dipendente, autonomo e di impresa individuale o di partecipazione) intervenute durante la fruizione del reddito di cittadinanza, per la precisione, vanno comunicate entro 30 giorni dalla variazione, pena la decadenza.

Nei casi in cui il beneficiario di Rdc avvii un’attività autonoma o d’impresa, bisogna inoltre inviare ogni trimestre, per la precisione entro il 15° giorno successivo al termine di ciascun trimestre dell’anno solare, una comunicazione in cui si indica il reddito percepito nel trimestre stesso.

Col modello Rdc/ Pdc esteso si deve anche comunicare il reddito presunto da lavoro subordinato per l’anno successivo, qualora l’attività di lavoro già comunicata si protragga nel corso di tale anno.

Chi trova lavoro beneficia comunque di incentivi: ad esempio, se la nuova attività è subordinata, il relativo reddito influisce sul reddito del nucleo familiare solo per l’80%, per uno specifico periodo. Se l’interessato avvia un’attività di lavoro autonomo, fruisce senza variazioni del sussidio per le due mensilità successive a quella di variazione della condizione occupazionale, oppure può beneficiare di un incentivo pari a 6 mesi di Rdc, sino a un massimo di 780 euro mensili (per saperne di più, leggi la Guida completa al reddito di cittadinanza).

In base alle nuove disposizioni del decreto Sostegni, per l’anno 2021, qualora la stipula di uno o più contratti di lavoro subordinato a tempo determinato comporti un aumento del valore del reddito familiare fino al limite massimo di 10mila euro, il reddito di cittadinanza viene “congelato”, senza tagli dell’importo, per la durata dell’attività lavorativa che ha prodotto l’aumento del valore del reddito familiare fino a un massimo di 6 mesi. Il beneficio riprende a decorrere una volta cessato ciascun contratto.


note

[1] Artt. 1-13 DL 4/2019.


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