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Tumore dello stomaco: sintomi, cause e alimentazione

19 Maggio 2021 | Autore:
Tumore dello stomaco: sintomi, cause e alimentazione

Campanelli d’allarme, fattori di rischio, diagnosi e intervento chirurgico dell’adenocarcinoma gastrico. I consigli nutrizionali dell’esperto e le ultime pronunce giurisprudenziali della Corte di Cassazione.

Ultimamente, anche dopo un piccolo pasto, avverti un senso di sazietà precoce e di nausea. Hai difficoltà nella digestione. In più, hai perso molto peso a seguito di una riduzione dell’alimentazione, proprio perché ti risulta complicato mangiare. Come se non bastasse, si è presentata anche l’ulcera gastrica. Ti sei rivolto al tuo medico di fiducia per capire a cosa possa essere ricondotta la manifestazione di tutti questi disturbi. Con molta probabilità, potrebbe trattarsi dei tipici sintomi del tumore dello stomaco. Per vederci più chiaro ed effettuare una corretta diagnosi, il sanitario ti ha spiegato che dovrai sottoporti ad alcuni accertamenti. Bisognerà ricorrere all’endoscopia, seguita dalla TC e dall’ecografia endoscopica per la stadiazione.

Ma quali sono le cause del tumore dello stomaco? Ricordiamo che l’insorgenza di gran parte delle neoplasie è legata allo stile di vita del paziente. Tra i fattori di rischio rientrano: abitudini alimentari sbagliate (legate all’eccessivo consumo di cibi salati e affumicati e di cibi “spazzatura”, nonché allo scarso consumo di frutta e verdura), la sedentarietà, l’obesità, il tabagismo (fumo di sigaretta), l’eccessivo consumo di alcol. Poi, tra i fattori che potrebbero determinare la comparsa del tumore dello stomaco ritroviamo una pregressa resezione gastrica per ulcera, una storia familiare di cancro, l’infezione non trattata da Helicobacter pylori.

Come si interviene in caso di tumore dello stomaco? Nel trattamento della neoplasia, l’intervento chirurgico, definito gastrectomia, gioca un ruolo molto importante e, a seconda della stadiazione del tumore, può consistere nella rimozione totale o parziale dello stomaco. A volte, l’operazione chirurgica può essere accompagnata dalla chemioterapia, dalla radioterapia o da entrambe.

Per migliorare la funzionalità fisiologica post-operatoria e facilitare il recupero del paziente, è stato elaborato il cosiddetto protocollo Eras (Enhanced recovery after surgery, che tradotto dall’inglese vuol dire “miglior recupero dopo un intervento chirurgico”) finalizzato all’educazione nutrizionale del paziente nelle fasi pre-operatoria e post-operatoria. Si tratta di un programma che prevede la collaborazione attiva del paziente e, possibilmente, dei suoi familiari.

Prima dell’intervento, il paziente dovrà seguire un’alimentazione sana ed equilibrata; smettere di fumare, se ha il vizio del fumo, e praticare almeno 30 minuti di attività fisica ogni giorno. Dopo l’intervento, lo specialista in nutrizione indicherà quale dieta seguire e guiderà il paziente attraverso il counselling nutrizionale per favorire il miglioramento del suo stato di salute ed un celere recupero dopo l’operazione.

Prosegui nella lettura del mio articolo per saperne di più sul tumore dello stomaco: sintomi, cause e alimentazione. A seguire, troverai l’intervista al dr. Mario Coco, responsabile della nutrizione clinica ed oncologica dell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. Dopo l’intervista allo specialista, ti parlerò di alcuni casi portati nella aule dei tribunali: ti spiegherò quando il malato terminale ha diritto al risarcimento del danno per perdita di doppia chance e quando il medico chirurgo risponde di omicidio preterintenzionale.

Ma procediamo con ordine.

Quali sono i sintomi del tumore dello stomaco?

Tendenzialmente, il tumore dello stomaco presenta sintomi evidenti quando si trova in uno stadio già avanzato. Ricordiamo che si parte da una situazione infiammatoria cronico-degenerativa che porta alla formazione del tumore maligno. La classica ulcera può essere un campanello d’allarme della degenerazione in tumore. Inoltre, il reflusso gastroesofageo, la pesantezza di stomaco, la difficoltà nell’ingerire gli alimenti sono chiari segnali che indicano un malfunzionamento dell’organo.

Quali difficoltà riscontrano i pazienti oncologici con tumore dello stomaco?

Facciamo una premessa. Lo stomaco è un organo che serve per abbattere la quota microbica legata a quello che si trova nel cibo e per preparare, specialmente i grassi, alla digestione, per cui non ha nessun effetto su carboidrati, proteine, minerali e vitamine.

Andando ad abbattere la quota microbica, la questione diventa molto delicata perché questi pazienti vivono dei periodi (pre-operatorio, intra-operatorio, post-operatorio) in cui perdono molto peso e si indeboliscono. Pertanto, abbattere una quota microbica legata a quello che si mangia serve per difendersi contro tutti quegli organismi patogeni che oggi sono ben delineati con il Covid e che in un individuo più debole poi hanno strada facile.

Cosa prevedono le tecniche nutrizionali in caso di tumore dello stomaco?

Le tecniche nutrizionali per le problematiche gastriche prevedono sempre una buona cottura di tutte le pietanze. Bisogna scegliere chiaramente quelle a più alta digeribilità. Per quanto riguarda i grassi, bisogna cercare di rientrare nei livelli di assunzione raccomandata. Inoltre, bisogna tener ben presente il consumo dei sei pasti al giorno, regola che vale per quasi tutti i tumori del tratto gastrointestinale.

Qual è l’alimentazione per il paziente oncologico?

Dopo l’operazione chirurgica, spesso si ricorre alla nutrizione artificiale con sondino nasogastrico. Poi, piano piano, si “svezza” il paziente attraverso la somministrazione di alimenti semiliquidi.

Consiglio sempre di consumare pasti molto cotti ad alta digeribilità per favorire un migliore assorbimento degli alimenti. Suggerisco di preparare per pranzo creme di riso o di cereali con sugo di pomodoro; per cena, consiglio un bel piatto di pesce, uova, carne o di altre proteine nobili. Il tutto condito con la giusta quantità di olio extra vergine di oliva di ottima qualità.

In ogni caso, bisogna cercare sempre di elaborare una dieta tenendo conto delle abitudini del paziente, in quanto è importante ricordare che presentano sintomi fastidiosi e bisogna anche supportarli dal punto di vista psicologico. Noi interveniamo con il counselling nutrizionale.

Cos’è il counselling nutrizionale e perché è importante?

Il counselling nutrizionale serve a motivare il paziente e a fornirgli il giusto supporto per seguire una corretta alimentazione. Lo specialista in nutrizione non deve limitarsi soltanto ad elaborare una dieta per il paziente, ma deve seguirlo e fornirgli anche un approccio psicoterapeutico, un intervento importante per incoraggiarlo nei momenti di sconforto sia prima che dopo l’operazione chirurgica (ndr. ricordiamo che l’intervento consiste nell’asportazione totale o parziale dello stomaco).

Come promuovere la prevenzione?

Ad oggi, è molto difficile riuscire a seguire una dieta senza consumare cibo spazzatura. Spesso, il concetto di prevenzione è abbandonato, mentre nella mia pratica clinica cerco sempre di tirarlo in ballo. Il problema è che siamo abituati a mangiare troppo e questo può incidere sull’insorgenza delle patologie oncologiche.

Il concetto di prevenzione, anche dopo un’operazione chirurgica di particolare importanza, come nel caso di una gastrectomia totale, rappresenta un modo per difenderci. Anche dopo tre mesi o un anno dall’operazione, comunque, evito di far assumere al paziente tutto quello che mangiava prima e, poi, suggerisco di mantenere i cinque/sei pasti al giorno.

Tumore dello stomaco: giurisprudenza

Dopo averti illustrato quali sono le indicazioni nutrizionali in caso di tumore dello stomaco nell’intervista al dr. Mario Coco, a seguire ti parlerò di alcune interessanti pronunce della Corte di Cassazione.

Omissione della diagnosi e perdita di chance

Il caso sottoposto all’attenzione della Suprema Corte [1] riguarda l’erronea omissione della diagnosi di un processo morboso terminale. Ipotesi che ha comportato un ritardo nell’esecuzione di un intervento chirurgico il quale avrebbe avuto effetti palliativi e avrebbe aumentato la probabilità di sopravvivenza per alcuni mesi o settimane in più rispetto al tempo vissuto dal paziente. In tal caso, il paziente ha diritto al risarcimento del danno per la perdita della doppia chance di vivere meglio durante il decorso della malattia e di vivere più a lungo.

Nel caso specifico, l’omissione della diagnosi ha causato al paziente un danno alla persona anche per il solo fatto di non avergli consentito di alleviare le sue sofferenze ovvero di «evitare che l’esito letale si verificasse anzitempo». Inoltre, per l’omissione della diagnosi, il malato terminale è stato privato della possibilità di programmare il proprio essere persona e di esplicare le sue attitudini psicofisiche, in vista e fino all’esito finale.

Quando il medico risponde di omicidio preterintenzionale?

La Corte di Cassazione ha esaminato un caso [2] relativo al trattamento medico-chirurgico effettuato in assenza di finalità terapeutiche. Gli Ermellini hanno precisato che risponde di omicidio preterintenzionale il medico che sottopone il paziente ad un intervento chirurgico e ne causi il decesso. Ma affinché ricorra il reato di omicidio preterintenzionale, ciò non basta. Nel caso analizzato dalla Suprema Corte è emerso che l’intervento era stato posto in essere in assenza di finalità terapeutiche ovvero per fini estranei alla tutela della salute del paziente, ad esempio provocando coscientemente un’inutile mutilazione oppure agendo per scopi estranei non accettati dal paziente (ad esempio, scientifici, dimostrativi, didattici, esibizionistici o di natura estetica).

Al contrario, il medico non risponde di omicidio preterintenzionale qualora, nonostante l’esito infausto, abbia sottoposto il paziente ad un trattamento non consentito ed in violazione delle regole dell’arte medica; ma stavolta, nella sua condotta, sia riscontrabile una finalità terapeutica, o comunque la terapia sia inquadrabile nella categoria degli atti medici, poiché in tali casi la condotta non è diretta a ledere, e l’agente, qualora provochi la morte del paziente, risponderà di omicidio colposo se l’evento è riconducibile alla violazione di una regola cautelare.

Inoltre, in presenza della contrarietà del paziente all’intervento, l’atto medico rappresenta un’indebita violazione della sua libertà di autodeterminazione e della sua integrità. In caso di esito negativo dell’intervento, la sussistenza di un pericolo grave ed attuale per la vita o la salute del paziente esclude il dolo intenzionale di lesioni. Come mai? Perché il medico che interviene nonostante la manifestazione di volontà assolutamente contraria del paziente, si rappresenta la necessità di salvaguardarne la vita o la salute posta in pericolo.


note

[1] Cass. civ. sez. III n.23846 del 18.09.2008.

[2] Cass. pen. sez. IV n.34521 del 26.05.2010.

Autore immagine: depositphotos.com


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