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Malattia e decurtazione stipendio: come funziona?

21 Maggio 2021
Malattia e decurtazione stipendio: come funziona?

L’indennità economica erogata dall’Inps al dipendente in malattia non copre l’intera retribuzione.

Ti è stata diagnosticata una malattia che avrà un decorso abbastanza lungo. Dovrai, quindi, assentarti dal lavoro per diversi mesi a causa del tuo stato morboso. Ti chiedi se l’assenza per malattia determinerà una penalizzazione economica e di quanto verrà decurtato il tuo stipendio rispetto alla normale retribuzione.

Al fine di cercare un equilibrio tra il diritto alla salute e il dovere di svolgere la prestazione lavorativa dedotta nel contratto, la legge prevede che il lavoratore, se colpito da uno stato morboso che non gli permette di eseguire regolarmente l’attività lavorativa, può astenersi dal lavoro per tutti i giorni certificati dal medico.

Ma qual è la sua tutela economica durante l’assenza? Che rapporto c’è tra malattia e decurtazione stipendio? Come funziona? L’indennità economica erogata dall’Inps ai lavoratori durante il periodo di assenza per malattia non copre la normale retribuzione. A volte, tuttavia, il Ccnl applicato prevede l’obbligo del datore di lavoro di integrare l’emolumento erogato dall’ente previdenziale con una prestazione a proprio carico.

Lavoratore in malattia: quali diritti?

Il sopraggiungere di uno stato morboso che impedisce temporaneamente lo svolgimento della prestazione di lavoro consente al dipendente di assentarsi dal servizio per tutte le giornate di prognosi indicate dal medico nel certificato telematico di malattia. Il primo diritto del dipendente in malattia è, quindi, l’interdizione dal lavoro.

Inoltre, il lavoratore in malattia ha diritto a conservare il posto di lavoro [1] per tutti i giorni coperti dall’attestazione medica, per un periodo massimo di tempo fissato dal contratto collettivo (periodo di comporto). Se questo lasso temporale viene superato e il dipendente continua ad essere assente per malattia, il datore di lavoro può licenziarlo per superamento del periodo di comporto.

Infine, durante l’assenza determinata dallo stato morboso, il dipendente ha diritto a ricevere una tutela economica che può essere posta a carico del datore di lavoro o dell’Inps a seconda del settore in cui il dipendente opera.

Lavoratore in malattia: quali doveri?

L’insorgere dello stato morboso non determina solo dei diritti a favore del dipendente ma anche dei doveri. Innanzitutto, il lavoratore deve comunicare prontamente la sua assenza al datore di lavoro, prima che inizi il turno, al fine di consentire all’impresa di organizzare la prestazione lavorativa in vista della sua assenza.

Inoltre, egli deve recarsi prontamente presso l’ambulatorio del suo medico curante per farsi rilasciare il certificato telematico di malattia che arriverà, in automatico, al datore di lavoro e all’Inps. È tuttavia buona norma comunicare il codice identificativo dell’attestazione medica al datore di lavoro.

Inoltre, durante tutto il periodo di assenza, il lavoratore deve rispettare le fasce di reperibilità durante le quali potrebbe ricevere delle visite fiscali da parte dei medici Inps.

Infine, il lavoratore deve adottare dei comportamenti consoni con lo stato morboso dichiarato e cercare di favorire la guarigione al fine di accelerare il rientro in servizio.

Indennità di malattia: quanto spetta?

Quando il lavoratore deve affrontare un lungo periodo di assenza per malattia si chiede, in particolare, se il suo stipendio verrà decurtato e, in caso affermativo, di quanto. Sotto questo profilo, occorre premettere che la disciplina della tutela economica del lavoratore in malattia dipende dal settore di riferimento.

L’indennità di malattia Inps, infatti, non spetta a tutti i lavoratori ma solo alle seguenti categorie di soggetti:

  • operai del settore industria;
  • operai ed impiegati del settore servizi e terziario;
  • lavoratori dell’agricoltura;
  • apprendisti;
  • disoccupati;
  • lavoratori sospesi dal lavoro;
  • lavoratori dello spettacolo;
  • lavoratori marittimi.

Ne consegue che è, ad esempio, i lavoratori domestici, gli impiegati dell’industria, i quadri, i dirigenti e i portieri sono esclusi dalla tutela economica di malattia erogata dall’Inps. Per conoscere esattamente il trattamento retributivo spettante durante lo stato morboso occorre, dunque, consultare il contratto collettivo di lavoro applicato al proprio rapporto di lavoro.

Per quanto concerne la malattia Inps, l’assegno erogato dall’istituto previdenziale è pari:

  1. al 50% della retribuzione giornaliera mediamente percepita dal quarto al ventesimo giorno;
  2. al 66,66% della retribuzione giornaliera mediamente percepita dal ventunesimo al 180° giorno.

La gran parte dei contratti collettivi prevede l’obbligo del datore di lavoro di integrare la prestazione economica erogata dall’istituto previdenziale con una somma a proprio carico volta a:

  • coprire il periodo di carenza, ovvero, i primi tre giorni di assenza durante i quali non è prevista la tutela economica Inps;
  • aumentare la percentuale di copertura della retribuzione media giornaliera nel restante periodo.

La decurtazione dello stipendio del dipendente in malattia dipende, dunque, dal settore e dalle disposizioni del Ccnl.


note

[1] Art. 2110 cod. civ.


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