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Come si calcolano le assenze nel triennio?

21 Maggio 2021
Come si calcolano le assenze nel triennio?

La legge vieta al datore di lavoro di licenziare il dipendente durante l’assenza per malattia.

Sei stato assente per malattia per un periodo di tempo molto lungo. Alla fine del periodo di comporto, la società ti ha comunicato il tuo licenziamento. Nel calcolo del comporto, sono state computate tutte le assenze per malattia che hai effettuato negli ultimi tre anni. Ti chiedi se tale calcolo sia corretto e come puoi tutelare i tuoi diritti.

La legge prevede una serie di tutele per il lavoratore che, a causa di un’alterazione del suo stato di salute psicofisico, non può svolgere regolarmente la prestazione di lavoro. Una delle principali tutele offerte dall’ordinamento è la conservazione del posto di lavoro che, tuttavia, non perdura in eterno ma entro un lasso di tempo massimo detto periodo di comporto. Talvolta, nel calcolo del comporto devono essere ricomprese le assenze effettuate in un dato periodo di tempo.

Ma come si calcolano le assenze nel triennio? Il contratto collettivo dei metalmeccanici, ad esempio, prevede un comporto per sommatoria nel quale devono essere computate tutte le assenze svolte nei tre anni che precedono l’ultimo periodo di malattia.

Periodo di comporto: cos’è?

Durante lo svolgimento del rapporto di lavoro, possono verificarsi delle vicende che impediscono temporaneamente al dipendente di svolgere la prestazione lavorativa. Ciò accade, ad esempio, in caso di malattia del lavoratore. In questo caso, il prestatore di lavoro può assentarsi dal servizio per tutti i giorni di prognosi indicati dal medico nel certificato telematico di malattia.

Oltre ad avere diritto all’assenza e alla tutela economica prevista dalla legge e dal contratto collettivo, durante il periodo di congedo dal lavoro determinato dalla malattia il lavoratore ha anche diritto a conservare il posto di lavoro [1]. Ciò significa che il datore di lavoro non può licenziarlo, salvo il caso del licenziamento per giusta causa [2].

Ma quanto dura la conservazione del posto di lavoro? La legge prevede che il divieto di licenziamento del dipendente in malattia perdura per un periodo di tempo massimo detto periodo di comporto la cui durata è stabilita dal contratto collettivo. Se, alla fine di tale periodo, il lavoratore continua ad essere assente per malattia l’azienda potrà licenziarlo per superamento del periodo di comporto, erogandogli sempre l’indennità sostitutiva del preavviso insieme alle spettanze di fine rapporto.

Quali sono le tipologie di comporto?

La determinazione del periodo di comporto è rimessa alla contrattazione collettiva la quale non si limita, solo, ad indicare la durata di tale lasso temporale ma disciplina anche la tipologia di comporto. Nel nostro ordinamento, infatti, si distingue tra comporto secco e comporto per sommatoria.

Nel caso del comporto secco, devono essere computate nel calcolo del periodo di conservazione del posto di lavoro le giornate di assenza legate ad un solo evento morboso. Ne consegue che, quando la malattia termina, il periodo di comporto si azzera.

Nel caso del comporto per sommatoria, invece, devono essere computate nel periodo di conservazione del posto di lavoro le assenze effettuate dal lavoratore, anche per effetto di diversi periodi di malattia, in un determinato lasso temporale di riferimento. Il comporto per sommatoria ha una funzione maggiormente deterrente nei confronti delle malattie frequenti e brevi.

Comporto per sommatoria: come si calcolano le assenze nel triennio?

Come abbiamo visto, quando il contratto collettivo di lavoro prevede il comporto per sommatoria, occorre computare nel periodo di conservazione del posto di lavoro tutte le assenze per malattia effettuate dal dipendente in un certo periodo di tempo, anche se relative a più eventi morbosi coperti da diversi certificati medici. Di solito, il periodo di riferimento indicato dal Ccnl è annuale o triennale.

Ma come si calcolano le assenze all’interno dell’anno o del triennio?

Il Ccnl metalmeccanici, ad esempio, prevede che i periodi di conservazione del posto di lavoro devono essere riferiti alle assenze complessivamente verificatesi nei tre anni precedenti ogni nuovo ultimo episodio morboso. Quando il lavoratore invia un nuovo certificato di malattia, dunque, occorre andare a ritroso di tre anni e conteggiare le giornate di assenze cumulate.

In questo modo, si otterrà il conteggio delle giornate di assenza da computare nella durata del periodo di comporto e il datore di lavoro potrà verificare se lo stesso è stato superato al fine di intimare il licenziamento per superamento del periodo di comporto.


note

[1] Art. 2110 cod. civ.

[2] Art. 2119 cod. civ.


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