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Cosa controllare prima di pagare la cartella esattoriale

1 Febbraio 2021
Cosa controllare prima di pagare la cartella esattoriale

Come impugnare una cartella di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione: le cause di nullità, la prescrizione, la decadenza, la notifica. 

I debiti vanno pagati ma non tutti i debiti sono dovuti. Chi riceve una cartella esattoriale farebbe bene, prima di pagare, a controllare alcuni aspetti della pretesa impositiva che ne potrebbero determinare la nullità. E difatti, non poche volte, l’amministrazione agisce in ritardo rispetto ai termini di legge o sbaglia indirizzo o magari dimentica di riportare nei propri atti alcuni elementi essenziali per l’esercizio del diritto di difesa. 

In questa breve guida spiegheremo cosa controllare prima di pagare la cartella esattoriale in modo che, ancor prima di ricevere una consulenza dal proprio avvocato o commercialista, si possa essere indirizzati nel comprendere se il debito è effettivamente dovuto o meno. 

In buona sostanza, le questioni da controllare prima di pagare la cartella esattoriale attengono alle questioni di illegittimità della cartella stessa, che ne determinano l’annullamento da parte del giudice. Se dovesse ricorrere una di queste ipotesi, sarà meglio rivolgersi a un professionista per procedere all’impugnazione della cartella esattoriale.

Ma procediamo con ordine.

Le date

Ogni cartella di pagamento è costituita da una serie di fogli ove sono indicate, tra le altre cose, i dettagli del debito, le istruzioni per il pagamento e per fare ricorso. 

Tra le pagine di cui si compone la cartella, ve n’è una con una rappresentazione schematica del credito maturato dall’Esattore. In essa, vengono indicati una serie di dati come: 

  • il tipo di imposta o di sanzione dovuta (ad esempio Imu, Iva, Irpef, ecc.);
  • l’anno a cui la stessa si riferisce (ad esempio Imu del 2017, bollo auto del 2018, ecc.); 
  • l’anno in cui il credito è stato iscritto a ruolo (si tratta cioè del momento in cui l’ente impositore, titolare del credito, ha conferito la delega all’Esattore per procedere alla riscossione); 
  • l’importo da pagare;
  • gli interessi, distinti dal capitale dovuto.

La prima cosa da verificare è la data a cui si riferisce il debito. Questo perché, se è passato diverso tempo da essa, è ben possibile che il diritto di riscossione sia caduto in prescrizione. 

Pertanto, per verificare se si è formata la prescrizione, è necessario accertarsi innanzitutto del tipo di imposta/sanzione dovuta (i termini di prescrizione infatti variano in base alla causale) e dell’anno a cui la stessa si riferisce. Dopodiché, bisogna verificare se, da tale anno, sono decorsi i seguenti termini:

  • Iva, Irpef, Irap, Ires, bollo, registro, canone Rai, diritti Camera di Commercio: 10 anni;
  • Imu, Tasi, Tari, Tosap, Contributi Inps o Inail, violazioni codice della strada, altre sanzioni amministrative: 5 anni;
  • bollo auto: 3 anni. 

Ad esempio, se una cartella, notificata nel 2021, dovesse riferirsi all’Iva del 2008, per la quale il contribuente ha ricevuto l’avviso di accertamento nel 2010, il debito si potrebbe dire prescritto (salvo quanto diremo a breve). Difatti, rispetto al 2010, sono decorsi 10 anni. Se invece la stessa cartella dovesse indicare anche l’Imu 2019, questa parte del debito non sarebbe prescritta.

Ogni sollecito di pagamento interrompe la prescrizione e la fa decorrere nuovamente da capo. Ad esempio, non può dirsi prescritto un debito per Irpef del 2000 se il contribuente riceve la cartella nel 2008 (prima cioè del decimo anno) e, successivamente ad essa, un primo sollecito nel 2017. Difatti, in tal caso, il debito cadrà in prescrizione nel 2027, ossia dopo 10 anni dall’ultima diffida. Se però la prima cartella dovesse giungere non già nel 2017 ma nel 2020, ossia dopo 10 anni dall’accertamento, allora si potrebbe chiedere l’annullamento al giudice. 

Una seconda verifica da fare è quella della data di iscrizione a ruolo del debito che non deve mai essere anteriore di oltre 3 anni rispetto alla data di notifica della cartella. Diversamente, si potrebbe chiedere l’annullamento della cartella per intervenuta decadenza del diritto di credito.

Leggi anche Come difendersi da Agenzia Entrate Riscossione.

Gli importi

La cartella deve indicare, in modo analitico e distinto, sia l’importo dell’imposta/sanzione dovuta che gli interessi maturati successivamente alla data in cui la stessa è dovuta. Secondo la Cassazione, non sono infatti dovuti gli interessi per i quali non è stato riportato il relativo importo in modo separato rispetto al capitale. E ciò perché il contribuente deve essere al corrente del loro ammontare e del sistema di calcolo degli stessi. Questo significa anche che l’Esattore non può limitarsi ad indicare il totale dovuto a titolo di interessi ma ogni singola annualità, specificando il tasso applicato a ciascuna di esse.

Il responsabile del procedimento

La cartella è nulla se non indica il nome e il cognome del responsabile del procedimento, ossia il soggetto interno all’amministrazione a cui rivolgersi in caso di irregolarità o contestazioni. 

L’indirizzo di notifica

Ogni cartella deve essere notificata presso il luogo di residenza del contribuente. Se l’atto perviene ad un diverso indirizzo ma il contribuente ne viene comunque a conoscenza in altro modo, anche per via informale, la notifica si considera comunque valida. Si pensi al caso di chi si trasferisce dall’abitazione dei propri genitori ma questi, ricevendo una cartella per suo conto, gliela consegnano: fare un ricorso contro la cartella, in questo caso, sancirebbe una tacita ammissione di conoscenza della stessa. E questo perché, nel ricorso, è sempre necessario allegare la cartella contestata; il contribuente non potrebbe infatti sostenere di non aver preso cognizione della cartella.

Tuttavia, chi voglia eccepire il difetto di notifica ha una possibilità: quella di far finta, almeno in prima battuta, di non aver ricevuto nulla. Egli quindi dovrà astenersi dall’impugnare la cartella; dovrà invece agire contro il successivo atto notificato dall’Esattore (ad esempio, un sollecito di pagamento, un pignoramento, un preavviso di fermo o ipoteca). Solo allora dovrà contestare il difetto di notifica della precedente cartella, sostenendo di non averla mai ricevuta.

In alternativa, prima ancora di ricevere il successivo atto, si potrebbe chiedere un estratto di ruolo presso l’ufficio dell’Esattore e impugnare quest’ultimo sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica delle cartelle ivi indicate per le quali è stato sbagliato l’indirizzo di spedizione. 



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