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Estinzione reato per messa alla prova: ultime sentenze

1 Febbraio 2021
Estinzione reato per messa alla prova: ultime sentenze

Messa alla prova, violazione del Codice della strada, giudizio tributario, rapporti con la sanzione amministrativa e la prescrizione. 

Guida in stato di ebbrezza e messa alla prova

Guida in stato di ebbrezza: configurabilità e regole di calcolo della recidiva

In caso di guida in stato di ebbrezza, non è configurabile la recidiva che impone la revoca della patente, se il primo reato consiste nell’aver guidato sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, in quanto i due reati sono strutturalmente differenti.

Il termine per calcolare la recidiva, ad ogni modo, è fissato non nel momento della consumazione del delitto bensì in quello del passaggio in giudicato della sentenza. E ancora, in caso di estinzione del primo reato per il buon esito della messa alla prova, il giudice può prendere in considerazione tale episodio come precedente specifico per la recidiva. Queste sono le precisazione della Cassazione. Per la Suprema corte, in sintesi, stupefacenti e alcool non integrano la recidiva, mentre il termine per quest’ultima è quello del passaggio in giudicato della sentenza.

Cassazione penale sez. IV, 27/10/2020, n.32209

Guida in stato di ebbrezza: l’estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova non impedisce di valutare il precedente in un successivo processo ai fini del giudizio circa la recidiva stradale

In tema di guida in stato di ebbrezza, l’estinzione del reato ex art. 168-ter, comma 2, c.p., a seguito dell’esito positivo della prova, presupponendo l’avvenuto accertamento del fatto-reato, pur senza che si sia addivenuti ad una pronuncia di penale responsabilità non impedisce al giudice di valutarlo in un successivo processo quale precedente specifico ai fini del giudizio circa la “recidiva nel biennio”, prevista dall’art. 186, comma 2, lett. c), c. strad. o circa la “recidiva nel triennio” di cui agli artt. 186-bis, comma 5., e art. 187, comma 1, c. strad.

Cassazione penale sez. IV, 27/10/2020, n.32209

Esito positivo messa alla prova e sanzione amministrativa

La messa alla prova con esito pienamente positivo comporta la declaratoria di non doversi procedere nei confronti dell’imputato per estinzione del reato.

Tribunale Modena, 21/09/2020

Il giudice che dichiara l’estinzione del reato per l’esito positivo della messa alla prova non può applicare alcuna sanzione amministrativa accessoria

L’istituto della messa alla prova si distingue dalle altre cause di estinzione del reato per il suo essere uno strumento di composizione preventiva e pregiudiziale del conflitto penale, non prevedendo così un preventivo accertamento di penale responsabilità. A ciò consegue che, il giudice che dichiari l’estinzione del reato per l’esito positivo della messa alla prova non può applicare alcuna sanzione amministrativa accessoria, la cui applicazione resta di competenza del Prefetto.

È il Prefetto che procede all’accertamento della sussistenza o meno delle condizioni di legge per l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria (fattispecie relativa ad una ipotesi di guida senza patente).

Cassazione penale sez. IV, 10/12/2019, n.266

Il Giudice che pronuncia sentenza di intervenuta estinzione del reato per esito positivo di messa alla prova non può applicare la sanzione amministrazione

Il giudice il quale pronunci sentenza di intervenuta estinzione del reato ex art. 168-ter, comma 2, c.p. per positivo esito della messa alla prova, non può e non deve applicare la sanzione amministrativa accessoria, che verrà poi applicata dal Prefetto competente a seguito di trasmissione degli atti da parte del cancelliere ed in seguito a passaggio in giudicato della sentenza che tale estinzione del reato accerta e dichiara (ex art. 224, comma 3, c. strad.).

Cassazione penale sez. IV, 10/12/2019, n.268

La sentenza con cui il giudice dichiara l’esito positivo della prova con conseguente estinzione del reato è ricorribile per cassazione

In tema di sospensione del procedimento con messa alla prova, la sentenza con cui il giudice, ai sensi dell’art. 464-septies c.p.p., dichiara l’esito positivo della prova con conseguente estinzione del reato è ricorribile per cassazione, secondo i principi generali fissati dall’art. 111, comma 7, Cost. e dall’art. 568, commi 2 e 3, c.p.p., e non invece impugnabile secondo il regime dell’art. 428 c.p.p., perché il fatto che il procedimento speciale sia stato attivato nell’udienza preliminare non significa che detta pronuncia sia riconducibile alla sentenza di non luogo a procedere, che di tale udienza costituisce l’ordinario, ma non esclusivo, epilogo decisorio.

Cassazione penale sez. VI, 10/06/2020, n.21046

In caso di esito positivo della messa alla prova il giudice non deve applicare la sanzione amministrativa accessoria

È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 222, comma 2, quarto periodo, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, come modificato dall’art. 1, comma 6, lett. b), n. 1), l. 23 marzo 2016, n. 41, censurato per violazione dell’art. 3 Cost., nella parte in cui prevede obbligatoriamente l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida in ipotesi di estinzione del reato di cui all’art. 590-bis c.p. a seguito di esito positivo della sospensione del procedimento con messa alla prova.

La questione è irrilevante perché sollevata in via meramente ipotetica e astratta, sulla base della mera richiesta, formulata dall’imputato, di essere ammesso al rito speciale della sospensione del procedimento con messa alla prova e, dunque, la sentenza di estinzione del reato, per il possibile esito positivo della messa alla prova, cui conseguirebbe, ad avviso del giudice a quo, l’applicazione obbligatoria della sanzione accessoria amministrativa della revoca della patente di guida, si presenta come meramente eventuale.

Inoltre, il rimettente ha omesso di considerare il quadro normativo e giurisprudenziale in ordine alle conseguenze della dichiarazione di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova sull’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie, così minando irrimediabilmente l’iter logico argomentativo posto a fondamento della questione di legittimità costituzionale. Infatti, se il rimettente avesse considerato le norme del codice della strada e il consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità, in caso di esito positivo della messa alla prova, non avrebbe ritenuto di dover applicare la sanzione amministrativa accessoria, ma avrebbe dovuto investire il prefetto, quale autorità competente a irrogare le sanzioni della sospensione e della revoca della patente di guida, ai sensi degli artt. 218 e 219 cod. strada (sentt. nn. 91 del 2018, 68, 217 del 2019; ordd. nn. 96 del 2014, 92 del 2015, 259 del 2016, 88 del 2017, 136 del 2018, 59 del 2019).

Corte Costituzionale, 06/03/2020, n.42

Illegittima la mancata previsione della possibilità di chiedere la sospensione con messa alla prova in caso di modifica dell’originaria imputazione

È costituzionalmente illegittimo l’art. 516 c.p.p., nella parte in cui, in seguito alla modifica dell’originaria imputazione, non prevede la facoltà dell’imputato di richiedere al giudice del dibattimento la sospensione del procedimento con messa alla prova. Infatti, in ogni ipotesi di nuove contestazioni — indipendentemente dalla circostanza per cui ciò sia o meno addebitabile alla negligenza del pubblico ministero nella formulazione dell’originaria imputazione —, all’imputato deve essere restituita la possibilità di esercitare le proprie scelte difensive, comprensive della decisione di chiedere un rito alternativo.

Tale generale principio è già stato applicato dalla sentenza n. 141 del 2018 all’ipotesi di contestazione di nuove circostanze aggravanti nel corso dell’istruttoria dibattimentale di cui all’art. 517 c.p.p., in relazione all’istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova; istituto che ha effetti sostanziali, perché dà luogo all’estinzione del reato, ma è connotato da un’intrinseca dimensione processuale, in quanto consiste in un nuovo procedimento speciale, alternativo al giudizio (sentt. nn. 265 del 1994, 333 del 2009, 237 del 2012, 184, 273 del 2014, 240 del 2015, 206 del 2017, 91, 141 del 2018, 68, 82 del 2019).

Corte Costituzionale, 11/02/2020, n.14

Sul rapporto tra giudizio abbreviato e messa alla prova

L’equiparazione del rapporto tra giudizio abbreviato e patteggiamento al rapporto tra giudizio abbreviato e messa alla prova non è corretta perché la richiesta di sospensione del processo funzionale alla messa alla prova in vista dell’eventuale estinzione del reato assume valenza prioritaria, non suscettibile neppure di revoca implicita per effetto della richiesta di ammissione al rito abbreviato, da intendersi necessariamente effettuata con riserva.

Cassazione penale sez. V, 13/12/2019, n.2736

L’istanza di sospensione del processo con messa alla prova può essere avanzata anche nel giudizio abbreviato, non sussistendo alcuna incompatibilità tra i due riti e, qualora essa venga respinta, il processo deve proseguire nelle forme del rito speciale in ossequio al principio costituzionale di ragionevole durata dei processi che favorisce l’accesso a modalità alternative di definizione dei procedimenti che riducono i tempi processuali di trattazione rispetto alle forme ordinarie. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la decisione del giudice del dibattimento che aveva restituito gli atti al giudice per l’udienza preliminare che, dopo aver ammesso il rito abbreviato, aveva respinto l’istanza di messa alla prova ed erroneamente disposto il rinvio a giudizio dell’imputato).

Cassazione penale sez. V, 13/12/2019, n.2736

Rapporti tra giudizi civile e penale: dichiarazione di estinzione del reato per esito positivo della prova

In materia di rapporti tra giudizi civile e penale, la dichiarazione di estinzione del reato per esito positivo della prova, pur costituendo una modalità alternativa di definizione del giudizio penale, non contiene alcun accertamento di merito in ordine alla sussistenza del reato ed alla responsabilità del minorenne, ne consegue che il giudice civile deve indagare e valutare, alla luce delle regole probatorie che governano il giudizio civile e del materiale acquisito, la sussistenza dei fatti costitutivi della domanda, compresa la conseguente sussistenza della responsabilità dei genitori per la condotta del proprio figlio ex art. 2048 c.c.

Cassazione civile sez. III, 06/12/2019, n.31894

Estinzione del reato tributario per esito positivo della messa alla prova: non è necessario il pagamento integrale del debito fiscale

In tema di sospensione del processo con messa alla prova per delitti tributari, l’ammissione dell’imputato all’istituto non è subordinata all’integrale pagamento del debito fiscale poiché l’art. 168-bis, comma 2, c.p. prevede il risarcimento del danno solo «ove possibile». (Fattispecie relativa al reato di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi in cui la S.C. ha annullato, con rinvio, l’ordinanza ammissiva del tribunale che, disponendo l’integrazione del programma di trattamento senza previo consenso dell’imputato, aveva subordinato l’ammissione al procedimento di messa alla prova all’integrale pagamento del debito tributario in difetto, altresì, di richiesta di informazioni a norma dell’art. 464, comma 5, c.p.p.).

Cassazione penale sez. III, 29/11/2019, n.3179

Messa alla prova e prescrizione

Il rinvio del processo disposto su richiesta del difensore dell’imputato per consentire di dare corso alla procedura di messa alla prova e all’elaborazione, da parte dell’ufficio di esecuzione penale esterna, del programma di trattamento, comporta la sospensione del termine di prescrizione, ai sensi dell’art. 159, comma 1, n. 3), c.p., per tutta la durata del rinvio, senza necessità di un provvedimento formale del giudice.

Cassazione penale sez. IV, 19/11/2019, n.13469



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