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Appropriazione indebita è procedibile a querela o d’ufficio?

29 Agosto 2021 | Autore:
Appropriazione indebita è procedibile a querela o d’ufficio?

Come denunciare il reato e qual è la perseguibilità nell’ipotesi semplice ed in quelle circostanziate dalla presenza di aggravanti. Il caso della recidiva.

Ci sono alcuni delitti per i quali si può procedere d’ufficio, cioè a prescindere da qualsiasi richiesta della persona offesa e da qualunque modalità di acquisizione della notizia di reato, ed altri invece che per essere perseguiti richiedono la querela. Ad esempio: l’appropriazione indebita è procedibile a querela o d’ufficio?

Il percorso per denunciare un reato può essere tortuoso e nascondere alcune insidie che impediscono la punizione del colpevole. Per gli addetti ai lavori non è una sorpresa, per il cittadino comune sì. Più spesso di quanto si pensi, i tribunali devono dichiarare che un reato non è perseguibile perché manca la necessaria condizione di procedibilità. Questo succede quando la vittima ha denunciato il fatto ma non ha sporto la tempestiva e regolare querela, che tra i suoi elementi comprende l’espressa richiesta di punizione del colpevole. Così se la querela manca, determinati reati non possono essere perseguiti e il processo deve interrompersi senza arrivare ad una sentenza che afferma la penale responsabilità dell’imputato.

La distinzione tra queste due categorie a volte non è netta, soprattutto perché a complicare le cose ci sono le aggravanti che possono far aumentare la pena al di sopra di una determinata soglia, in modo da rendere procedibile d’ufficio un reato che nell’ipotesi semplice richiederebbe la querela.

Uno di questi reati «trappola» dove possono verificarsi varie circostanze è proprio l’appropriazione indebita: è procedibile a querela o d’ufficio? Per rispondere a questo quesito è dovuta intervenire addirittura la Corte di Cassazione a Sezioni Unite.

Nel 2018, con la «riforma Orlando» [1] (dal nome del ministro della Giustizia dell’epoca), i criteri di procedibilità sono cambiati. Il legislatore ha voluto far rientrare anche i casi di appropriazione indebita aggravata tra quelli procedibili a querela, mentre prima erano perseguibili d’ufficio.

Ma le cose non sono così semplici: ci sono altre norme che entrano in gioco e consentono di «superare» la mancanza di querela al verificarsi di determinate ipotesi aggravanti. Per capire la loro esatta portata, e dunque il punto di discrimine, è dovuta intervenire in più occasioni la Suprema Corte in funzione chiarificatrice.

Il reato di appropriazione indebita

Il reato di appropriazione indebita [2] è commesso da chi si appropria del denaro o di una cosa mobile altrui, di cui abbia già il possesso a qualsiasi titolo, per procurare un ingiusto profitto a sé o ad altri. La pena è la reclusione da due a cinque anni e la multa da 1.000 a 3.000 euro.

Antonio riceve in prestito un gatto, per custodirlo mentre la famiglia dei proprietari va in vacanza. Al loro rientro, non vuole più restituirlo, sostenendo che l’animale gli si è affezionato ed è diventato suo.

Il dottor Rossi è amministratore di condominio ma l’assemblea non lo ha confermato per l’anno successivo; al termine del mandato, trattiene la contabilità e la documentazione, senza consegnarla al nuovo amministratore.

Enzo ha subìto un allagamento e ha chiesto all’amico Stefano di poter depositare in un suo magazzino alcuni elettrodomestici che teneva in cantina. Quando il suo locale è tornato agibile ed Enzo va a riprenderli, scopre che Stefano ha portato via gli oggetti e vuole tenerli per sé.

Gianni è un inquilino. Aveva ricevuto casa arredata di mobili e dotata di suppellettili. Alla scadenza del contratto, prima di restituire l’immobile al proprietario, porta via due comodini, un quadro, il frigorifero e alcune pentole.

Massimo riceve un’autovettura in leasing. Dopo un anno, smette di pagare i canoni. La società concedente risolve il contratto per inadempimento e chiede la restituzione del veicolo. Marco si rifiuta e continua ad utilizzare l’auto.

Appropriazione indebita aggravata

L’appropriazione indebita è aggravata quando le cose sono possedute a titolo di deposito necessario [3], cioè imposto dalle circostanze concrete, anche nei casi in cui la collocazione presso un soggetto diverso dal proprietario è eccezionale ed imprevedibile, ad esempio a seguito di un incendio che impone di spostare determinati beni.

Inoltre, il reato è soggetto a circostanze aggravanti comuni [4] che si verificano molto frequentemente nella pratica e consistono nell’aver commesso il fatto con abuso di autorità o di relazioni domestiche, d’ufficio, di prestazione di opera, di coabitazione o di ospitalità. Tutti gli esempi che abbiamo fatto nel paragrafo precedente, tranne il primo, sono aggravati dalla presenza di una di queste circostanze.

Le aggravanti ad effetto speciale: la recidiva

Ci sono poi da considerare le circostanze aggravanti ad effetto speciale: sono quelle che comportano l’aumento della pena in misura superiore ad un terzo [5]. Tra queste, rientra la recidiva reiterata, che riguarda un soggetto già dichiarato recidivo e che commette un ulteriore reato. In questi casi, la pena prevista per il reato base è aumentata della metà (o di due terzi se la nuova recidiva è aggravata, specifica o infraquinquennale).

Appropriazione indebita: procedibilità

In passato, il reato di appropriazione indebita era punito a querela nella forma base, non circostanziata, ed era perseguibile d’ufficio nelle ipotesi aggravate. Con la riforma Orlando [6], in vigore dal 9 maggio 2018, le cose sono cambiate: anche l’appropriazione indebita aggravata è divenuta procedibile a querela di parte.

La querela presenta notevoli differenze rispetto alla denuncia: è soggetta ad un preciso termine per la proposizione (tre mesi dalla verificazione del fatto o dal momento in cui se ne è avuta conoscenza) e può essere rimessa, cioè ritirata dal querelante prima che intervenga una sentenza di condanna, se il querelato è d’accordo (per approfondire questo aspetto leggi “Remissione di querela: come funziona?“).

La mancanza di querela: conseguenze

Cosa accade allora se per un reato di appropriazione indebita la persona offesa non sporge querela oppure, dopo averla proposta, la rimette successivamente? Succede che il processo non può pervenire ad una sentenza di condanna; in fase di indagini preliminari dovrà essere archiviato, e se invece era già stato avviato, si estingue per difetto di querela. La sua mancanza impone una declaratoria di non luogo a procedere.

Abbiamo visto infatti che questa condizione di procedibilità è necessaria, ma non in tutti i casi. La Cassazione a Sezioni Unite [7], intervenuta per dirimere un contrasto giurisprudenziale sul punto, ha stabilito che la procedibilità d’ufficio è consentita quando il reato è circostanziato dalla presenza di aggravanti ad effetto speciale.

Dunque, una persona dichiarata già recidiva che commette un nuovo reato di appropriazione indebita sarà processata d’ufficio e non potrà cavarsela per il fatto che la vittima non ha sporto querela nei suoi confronti. Questo principio vale anche nel caso in cui la querela sia stata rimessa dalla vittima: la recidiva qualificata rimane sempre un’aggravante ad effetto speciale e la procedibilità d’ufficio resta inalterata.

Successione delle leggi nel tempo e giudizi pendenti

La riforma Orlando ha determinato un fenomeno di successione di leggi penali nel tempo e, perciò, si applica il principio del favor rei [8] secondo il quale «se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo».

Quindi, nei procedimenti penali in corso per i delitti di appropriazione indebita aggravata (senza la presenza di aggravanti ad effetto speciale), la mancanza di querela, o la sua remissione, impone al giudice l’obbligo di dichiarare la non procedibilità del reato [9].

La stessa disciplina transitoria di legge [10] ha previsto questa eventualità, anche per i reati commessi prima dell’entrata in vigore della riforma del 2018 e, dunque, divenuti perseguibili a querela anche ipotesi aggravate da circostanze comuni. 


note

[1] D.Lgs. n. 36/2018.

[2] Art. 646 Cod. pen.

[3] Art. 646, comma 2, Cod. pen.

[4] Art. 61 n.11 Cod. pen.

[5] Art. 63, comma 3, Cod. pen.

[6] Art. 10 D.Lgs. 10 maggio 2018, n. 36, che ha abrogato il comma 3 dell’art. 646 Cod. Pen.

[7] Cass. Sez. Un. sent. n. 3585/21 del 29 gennaio 2021.

[8] Art. 2, comma 4, Cod. pen.

[9] Art. 129 Cod. proc. pen e art. 529 Cod. proc. pen.; Cass. sent. n. 21700 del 17 aprile 2019.

[10] Art. 12 D.Lgs. n. 36/2018.


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