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Investigatore privato: limiti sulla privacy

23 Maggio 2021
Investigatore privato: limiti sulla privacy

L’attività di investigazione privata determina una forte compressione della sfera privata e personale dell’individuo. Per questo gli investigatori devono rispettare determinati limiti.

Sei un datore di lavoro e hai saputo che un tuo dipendente sta comunicando informazioni riservate ad un tuo concorrente. Vuoi ingaggiare un investigatore privato per raccogliere informazioni utili contro il lavoratore. Ti chiedi quali limiti devono essere rispettati dall’agenzia investigativa in materia di privacy.

L’attività dell’investigatore privato è, senza dubbio, molto utile per raccogliere informazioni e prove che possono essere utilizzabili in una serie di circostanze. Non può essere negato, però, che tale attività ha un forte impatto sulla privacy e sulla riservatezza del soggetto che subisce l’investigazione. Per questo il Garante Privacy ha fornito specifiche istruzioni relative all’attività dell’investigatore privato chiarendo quali sono i limiti sulla privacy che devono essere rispettati. Vediamo quali sono.

Investigatore privato: cosa fa?

L’investigatore privato è un professionista, che può lavorare in forma autonoma oppure all’interno di una agenzia di investigazione, che compie delle indagini per conto del committente. Rientrano tra le attività dell’investigatore privato sopralluoghi, pedinamenti, riprese video, fotografie, registrazioni telefoniche, etc. nei confronti del soggetto sottoposto a controllo.

L’investigatore privato agisce su mandato di un privato. Spesso, le agenzie di investigazione vengono ingaggiate dai datori di lavoro per verificare eventuali illeciti commessi dai dipendenti oppure dagli avvocati per raccogliere prove utili nel processo che vede coinvolto un loro cliente.

L’attività dell’investigatore privato, avendo ad oggetto la vita di un altro individuo, determina una evidente intromissione nella sfera privata e personale dell’individuo e pone, dunque, delicate questioni con riferimento alla privacy ed alla tutela dei dati personali.

Investigatore privato: limiti sulla privacy

Come noto, nel nostro ordinamento, i dati personali sono oggetto di una particolare tutela che è diventata particolarmente stringente con l’entrata in vigore del Gdpr – Regolamento generale in materia di protezione dei dati personali [1]. Tale atto normativo dell’Unione Europea stabilisce quando un trattamento di dati personali è lecito e fissa le regole da seguire per trattare dati altrui, prevedendo anche ingenti sanzioni amministrative per chi non si adegua a tali disposizioni.

Il Garante della Privacy, con specifico riferimento all’attività degli investigatori privati, ha fissato le regole ed i limiti da rispettare in materia di protezione dei dati personali [2]. Le prescrizioni fornite dall’Autorità di garanzia si applicano alle persone fisiche e giuridiche, agli istituti, agli enti, alle associazioni e agli organismi che svolgono un’attività di investigazione privata autorizzata con licenza prefettizia [3].

Per quanto concerne le finalità del trattamento, il Garante chiarisce che i dati particolari (quelli che, nel precedente testo normativo, venivano definiti dati sensibili), come i dati sessuali, quelli relativi all’orientamento politico/sindacale, dati giudiziari, etc. possono essere trattati dall’investigatore privato solo per le seguenti finalità:

  1. permettere a chi conferisce l’incarico di fare accertare, esercitare o difendere un proprio diritto in sede giudiziaria di rango pari a quello del soggetto al quale si riferiscono i dati, oppure di far valere un diritto della personalità o un altro diritto o libertà fondamentale;
  2. eseguire un incarico conferito da un difensore in riferimento ad un procedimento penale, al fine di cercare e individuare elementi a favore dell’assistito da utilizzare ai soli fini dell’esercizio del diritto alla prova.

Inoltre, il Garante fissa le seguenti prescrizioni con riferimento al trattamento di dati personali da parte di chi effettua attività di investigazione:

  • gli investigatori privati non possono porre in essere, di propria iniziativa, delle investigazioni se non sulla base di un apposito incarico conferito per iscritto;
  • l’incarico scritto deve fare riferimento, in maniera specifica, al diritto che si ha intenzione di esercitare in sede giudiziaria, oppure al procedimento penale a cui l’investigazione si riferisce, nonché i principali elementi di fatto che rendono necessaria l’investigazione e il ragionevole termine entro il quale l’attività di ricerca deve concludersi;
  • l’investigatore deve fornire al soggetto titolare dei dati l’informativa privacy, a meno che ciò non sia impossibile o contrasti con la finalità dell’investigazione;
  • l’investigazione può essere eseguita personalmente solo dal soggetto indicato nell’incarico scritto;
  • il trattamento di dati personali deve cessare subito dopo la fine dell’investigazione, salvo il tempo strettamente necessario a trasferire le informazioni al soggetto richiedente;
  • è possibile comunicare alle autorità competenti i dati genetici, biometrici e relativi alla salute solo per finalità di prevenzione, accertamento o repressione dei reati;
  • i dati relativi alla vita sessuale o all’orientamento sessuale non possono essere diffusi.

Rispettare le prescrizioni del Garante Privacy in materia di investigazioni private è molto importante. Il Gdpr prevede, infatti, sanzioni fino al 4% del fatturato annuo mondiale di gruppo.


note

[1] Regolamento (UE) n. 679/2016.

[2] Garante Privacy provvedimento n. 146 del 05.06.2019.

[3] Art. 134 R.D. n. 773 del 18.06.1931 e ss.mm.ii.


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