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Videolezioni e privacy alunni

24 Maggio 2021
Videolezioni e privacy alunni

Lo svolgimento della didattica a distanza disposta per fronteggiare la pandemia da Covid-19 determina un trattamento dei dati personali degli alunni da parte della scuola.

Sei uno studente e frequenti il Liceo Scientifico. A causa della pandemia da Covid-19, la scuola ha disposto la didattica a distanza e sei tenuto a frequentare le videolezioni. Ti chiedi come verranno trattati i dati personali raccolti dalla scuola per effettuare le lezioni a distanza.

Lo svolgimento della didattica a distanza, tramite piattaforme di videoconferenza, rappresenta senza dubbio uno strumento efficace di contenimento del contagio da Covid-19 e consente agli studenti di non perdere le lezioni nonostante l’assenza della didattica in presenza. Seguire le videolezioni, tuttavia, determina anche un trattamento di dati personali degli studenti. È, dunque, corretto chiedersi che rapporto c’è tra videolezioni e privacy alunni e quali sono i criteri che gli istituti scolastici devono seguire per gestire i dati personali degli studenti. Sotto questo profilo, sono particolarmente utili le indicazioni provenienti dal Garante della Privacy.

Videolezioni e privacy: quale rapporto?

Come noto, al fine di ridurre il rischio da contagio da Covid-19, il Governo ha disposto la cosiddetta Dad, acronimo di didattica a distanza, per tutte le scuole, durante la prima ondata di pandemia, e solo per le scuole secondarie nella seconda ondata. Tale modalità di svolgimento delle lezioni prevede l’ausilio della tecnologia: gli studenti seguono le videolezioni tramite software di videoconferenze come Teams, Zoom, Meet, etc.

Ma che rapporto c’è tra videolezioni e privacy? Preliminarmente, occorre ricordare che, in base al Gdpr [1], ossia al testo normativo di riferimento in materia di privacy, si ha un trattamento di dati personali ogni volta in cui un soggetto effettua una qualsiasi operazione sul dato (come, ad esempio, in caso di raccolta, conservazione, modifica, etc.).

Il dato personale corrisponde ad ogni informazione che consente di individuare una persona fisica. Vi rientrano, dunque, il nome, il cognome, la propria immagine, etc. Non c’è dubbio che la ripresa dello studente durante la videolezione è un trattamento di dati personali e rende, dunque, necessario, per il titolare del trattamento, ossia la scuola, rispettare le norme in materia di privacy.

Videolezioni e privacy: le indicazioni del Garante

Il Garante Privacy, nel marzo del 2020, ha emanato un apposito provvedimento [2] avente ad oggetto la gestione della privacy legata alle videolezioni in didattica a distanza. Il documento fornisce importanti indicazioni per una corretta gestione dei dati personali relativi alla Dad.

Innanzitutto, il Garante chiarisce qual è la base giuridica del trattamento di dati personali realizzato dalle scuole e dalle università attraverso la Dad. Tale trattamento si fonda sulla legge poiché queste istituzioni sono autorizzate a trattare i dati, anche relativi a categorie particolari, di insegnanti, alunni (anche minorenni), genitori e studenti, funzionali all’attività didattica e formativa in ambito scolastico, professionale, superiore o universitario. Non è, dunque, necessario il consenso degli interessati (docenti, alunni, studenti, genitori).

Inoltre, il Garante chiarisce che spetta alle scuole e alle università, in qualità di titolari del trattamento, scegliere gli strumenti più utili per la realizzazione della didattica a distanza. Nell’effettuare questa scelta, gli istituti scolastici dovranno privilegiare strumenti che offrono maggiori garanzie sul piano della protezione dei dati personali.

Il Garante evidenzia anche che, salvo casi particolari, la valutazione di impatto non è necessaria.

Fornitori dei servizi on line: sono responsabili del trattamento?

Il trattamento di dati personali tramite le videolezioni non coinvolge solo la scuola e lo studente ma anche il fornitore del servizio o della piattaforma. Il Garante evidenzia che, se la piattaforma prescelta comporta il trattamento di dati personali di studenti, alunni o dei rispettivi genitori per conto della scuola o dell’università, il rapporto con il fornitore dovrà essere regolato con contratto o altro atto giuridico con il quale la scuola nomina il fornitore quale responsabile del trattamento [3].

Con l’atto di nomina, il titolare dovrà fornire specifiche istruzioni al responsabile circa il trattamento dei dati. Il fornitore dovrà, inoltre, limitarsi a trattare i dati degli studenti per quanto strettamente necessario per la didattica on line, senza effettuare operazioni ulteriori, preordinate al perseguimento di sue proprie finalità proprie (es. marketing, pubblicità, etc.).

Dad: serve l’informativa privacy?

Infine, ricordando i principi di liceità, correttezza e trasparenza del trattamento dei dati personali di cui al Gdpr, il Garante ricorda che, per garantire la trasparenza e la correttezza del trattamento, scuole ed università devono assicurare la trasparenza del trattamento dei dati realizzato tramite la Dad informando gli interessati (ossia alunni, studenti, genitori e docenti), con un linguaggio di facile comprensione anche per i minori, con riferimento, in particolare, alle caratteristiche essenziali del trattamento, che deve peraltro limitarsi all’esecuzione dell’attività didattica a distanza, nel rispetto della riservatezza e della dignità degli interessati.


note

[1] Regolamento (UE) n. 679/2016.

[2] Garante Privacy, provvedimento n. 64 del 26.03.2020.

[3] Art. 28, Regolamento (UE) n. 679/2016.


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