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Cosa si intende per cartelle esattoriali?

2 Febbraio 2021
Cosa si intende per cartelle esattoriali?

Cosa sono le cartelle di pagamento, chi le emette, come non pagare e quando cadono in prescrizione. 

Si sente spesso parlare di cartelle esattoriali o cartelle di pagamento. Non tutti, però, sono al corrente del significato di questo concetto. Cosa si intende per cartelle esattoriali? Di cosa si tratta? Chi emette la cartella di pagamento? Di tanto parleremo meglio in questa breve guida. Spiegheremo cosa sono le cartelle di pagamento, come fare a sapere se hai cartelle esattoriali insolute e come non pagarle. Ma procediamo con ordine.

Cosa si intende per cartelle esattoriali?

Vediamo innanzitutto cosa sono le cartelle esattoriali. Le cartelle esattoriali sono una sorta di solleciti di pagamento, inviati a chi non ha pagato i propri debiti con lo Stato, gli enti pubblici, le Regioni, le Province, i Comuni. Sono quindi una sorta di “ultimo avvertimento” a corrispondere gli importi ivi indicati entro massimo 60 giorni dalla notifica della cartella. In caso contrario, l’Agente per la riscossione – il soggetto cioè che ha inviato la cartella esattoriale stessa – intraprenderà le azioni legali esecutive. Queste azioni consistono nel pignoramento dei beni, nell’ipoteca sugli immobili, nel fermo amministrativo delle auto o delle moto. 

Le cartelle esattoriali vengono quindi emesse su delega di una pubblica amministrazione o di un ente locale che, dopo aver inviato un avviso di accertamento al contribuente, non è riuscito a recuperare le somme dovute e, pertanto, ha delegato alla riscossione l’Agente per la Riscossione esattoriale.

Ne consegue che le cartelle esattoriali vengono emesse unicamente per debiti relativi a imposte, tasse, contributi (previdenziali dovuti all’Inps o assistenziali dovuti all’Inail), sanzioni amministrative (ad esempio, le multe stradali) e sanzioni penali.

Chi emette la cartella di pagamento?

Per i crediti dello Stato (si pensi all’Iva, l’Irpef, i contributi Inps e Inail), l’Agente per la Riscossione è Agenzia Entrate Riscossione. Invece, per i crediti degli enti locali ossia Comuni, Province, Regioni (si pensi all’Imu e alla Tari), l’Agente per la Riscossione è costituito da società private che hanno siglato appositi patti con l’ente stesso.

La riscossione esattoriale per conto della Pubblica Amministrazione non può essere gestita direttamente da questa e, pertanto, è necessario l’affidamento della pratica all’Esattore. L’affidamento avviene con la trasmissione di un documento – il cosiddetto ruolo – che certifica il credito da riscuotere. 

Cosa significa che la cartella è un titolo esecutivo?

La legge attribuisce alla cartella esattoriale la natura di «titolo esecutivo». Ciò significa che, dopo la notifica della stessa, l’Esattore può procedere direttamente con il pignoramento dei beni del debitore, senza bisogno di agire prima in giudizio e ottenere una sentenza del giudice: è la sentenza stessa che funge da condanna nei confronti del debitore. 

Questo però non significa che il cittadino non possa opporsi al pignoramento: per farlo, però, ha 60 giorni di tempo dalla data di ricevimento della cartella. Entro tale termine, dovrà fare ricorso al giudice competente (che, per imposte e tasse, è la Commissione Tributaria; per i contributi è il tribunale ordinario, sezione lavoro; per le sanzioni amministrative è il giudice di pace).

Se invece il cittadino non fa opposizione, la cartella diventa definitiva e non più contestabile, anche se viziata. A quel punto, l’unica speranza di liberarsi del debito è sperare nella prescrizione, ossia nel decorso dei termini massimi per la riscossione. A breve, vedremo quali sono i termini di prescrizione delle cartelle di pagamento.

Che succede se non pago dopo la cartella esattoriale

Il destinatario della cartella ha – come detto – 60 giorni di tempo per pagare. In teoria, già dal sessantunesimo giorno l’Esattore potrebbe avviare le azioni esecutive. Ma ciò non avviene quasi mai. Il più delle volte, trascorrono mesi, a volte anni. Così, ben è possibile che, nel frattempo, i debiti cadano in prescrizione.

Il pignoramento deve avvenire entro massimo 1 anno dalla notifica della cartella. Se decorre tale termine, l’Esattore che voglia avviare le azioni esecutive deve prima notificare un ulteriore sollecito, la cosiddetta intimazione di pagamento, rispetto alla quale c’è un termine di 5 giorni per pagare. 

Quali sono i termini di prescrizione delle cartelle esattoriali?

Se alcune sentenze – anche della stessa Cassazione – hanno stabilito che il termine generale di prescrizione di tutte le cartelle esattoriali è di 5 anni, la tesi maggioritaria invece assegna a ciascuna cartella un termine diverso a seconda del tipo di somma riscossa. In particolare:

  • cartelle Irpef, Iva, Ires, Irap, canone Rai, imposta di bollo, imposta di registro, imposta ipotecaria, contributi per camera commercio: 10 anni di prescrizione;
  • cartelle per multe stradali, sanzioni amministrative, contributi previdenziali Inps, contributi assistenziali Inail, Imu, Tasi, Tari, Tosap: 5 anni;
  • cartelle per bollo auto: 3 anni.

Leggi “Quando una cartella esattoriale va in prescrizione?“. 

Come non pagare la cartella esattoriale?

Per non pagare la cartella esattoriale bisogna fare ricorso entro 60 giorni dalla notifica sollevando eventuali vizi di merito o di notifica. Leggi Come difendersi da Agenzia Entrate Riscossione.

In alternativa, bisogna attendere i termini di prescrizione indicati in precedenza. 



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1 Commento

  1. Spiegazione molto chiara per chi non ha la contezza della terminologia giuridica. C’è gente a cui mancano proprio le basi e trovando questi chiarimenti può capire meglio anche ciò che appare complicato. Ma in tutti i vostri articoli trovo questa linea

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