Aiuto del familiare nell’attività: obbligo di contributi

2 Febbraio 2021 | Autore:
Aiuto del familiare nell’attività: obbligo di contributi

Il coniuge o il figlio che lavora anche solo nel periodo stagionale nell’impresa di famiglia deve essere iscritto alla Gestione degli autonomi.

Chi ha un’attività e si fa dare una mano dal coniuge o da qualche figlio, anche soltanto nei mesi di lavoro più intenso legato alla stagione, deve iscrivere quel familiare nella Gestione dei lavoratori autonomi e pagare i contributi. Lo ha sancito una recente ordinanza della Cassazione [1].

Può essere il caso, dunque, di chi ha un ristorante o una gelateria in riva al mare o al lago oppure un rifugio di montagna e decide di chiedere una mano nei mesi estivi (o durante il periodo invernale nelle stazioni sciistiche) a qualcuno di famiglia, ad esempio la moglie o il marito oppure i figli che hanno concluso la scuola e che possono contribuire in questo modo al guadagno della famiglia. Ma anche di chi ha un’attività in campagna e, ad esempio, durante la vendemmia o in altri periodi di maggiore raccolto, si fa aiutare dai parenti.

Secondo la Cassazione, il fatto che si tratti di un familiare anche convivente (il coniuge, il figlio) e che quell’aiuto si concretizzi solo in un periodo ridotto dell’anno non conta per evitare l’obbligo di versare i contributi per lui. Precisa la Suprema Corte, richiamando una legge del 1966 [2]: l’obbligo di iscrizione nella Gestione lavoratori autonomi si configura quando la prestazione lavorativa del familiare «sia abituale, in quanto svolta con continuità e stabilmente e non in via straordinaria od eccezionale», nonché sia «prevalente, in quanto resa, sotto il profilo temporale, per un tempo maggiore rispetto ad altre occupazioni del lavoratore».

Secondo la citata legge, si considerano familiari coadiutori il coniuge, i figli legittimi o legittimati ed i nipoti in linea diretta, gli ascendenti, i fratelli e le sorelle, che partecipano al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, sempreché per tale attività non siano soggetti all’assicurazione generale obbligatoria in qualità di lavoratori dipendenti o di apprendisti. Secondo la Corte Costituzionale, a questi familiari vanno anche aggiunti gli affini entro il secondo grado.

In sostanza: se la moglie è disoccupata e dà una mano al marito nella conduzione dell’attività, ad esempio dietro il bancone di un bar o nella cucina di una trattoria, in un negozio o altrove, e lo fa in modo prevalente e continuativo, il marito deve iscriverla alla Gestione dei lavoratori autonomi. Lo stesso vale per i figli che nel locale del papà in un luogo turistico, servono da giugno a settembre i clienti al tavolo durante il giorno e danno una mano con i cocktails ed i gelati la sera.

Inoltre, conclude la Cassazione, «il regime contributivo imposto dalla legge non è correlato alla durata della prestazione nel corso dell’anno ma al reddito prodotto nel corso dell’anno». Significa che non conta il fatto di effettuare la prestazione solo per due o tre mesi piuttosto che per l’intero anno.


note

[1] Cass. ord, n. 1684/2021.

[2] Art. 2 legge613/1966.


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