Reddito cittadinanza: impossibile contestare decurtazione

2 Febbraio 2021 | Autore:
Reddito cittadinanza: impossibile contestare decurtazione

Manca la procedura per venire a conoscenza della sanzione applicata dall’Inps e per sapere come presentare un eventuale ricorso.

Tra i vari punti controversi che riguardano il reddito di cittadinanza, ce n’è uno ancora non risolto dall’Inps ed è quello che concerne la possibilità di contestare una decurtazione immotivata del sussidio. Il concetto è il seguente: l’Istituto può tagliare o azzerare temporaneamente l’importo del reddito nel caso ci sia un mancato rispetto da parte del beneficiario delle condizioni per poterlo ricevere. Ma il beneficiario lo scoprirà soltanto a cose fatte, cioè quando si accorgerà del mancato addebito sul conto corrente. Solo a quel punto, sarà in grado di chiedere delle spiegazioni. Il che non sarà semplice.

In sostanza, ci sono le regole d’ingaggio ma non quelle per la contestazione. Ad oggi, le cose funzionano in questo modo: in base a quanto disposto dalla legge, se chi ha chiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza non si presenta alla prima convocazione per sottoscrivere il Patto per il lavoro oppure non svolge le attività previste da questo accordo una volta sottoscritto, perde una mensilità. Se mantiene lo stesso atteggiamento una seconda volta, perde due mensilità. Al terzo episodio simile, perde il reddito di cittadinanza, azione prevista in caso di rifiuto di una proposta di lavoro congrua.

Ora, che succede se una di queste decurtazioni appare immotivata? In teoria, il beneficiario dovrebbe avere a disposizione non solo una modalità attuativa chiara per sapere come comportarsi ma anche per sapere con esattezza dove andare a reclamare. Né l’una né l’altra.

Secondo la legge [1], è l’Inps ad irrogare le sanzioni diverse da quelle penali e il recupero dell’indebito e a disporre la disattivazione della carta del reddito di cittadinanza nei casi previsti. Tuttavia, quando l’Istituto ha attuato questi provvedimenti non ha comunicato all’interessato l’avvio del procedimento o il modo in cui presentare un eventuale ricorso. Significa che l’unico modo per venire a sapere di essere stato oggetto di una decurtazione è quando si accorge che sul conto corrente o non è arrivato il sussidio o è stato erogato con un importo minore.

C’è chi ha provato a rivolgersi all’Inps per chiedere delle spiegazioni ma si è sentito dire che doveva bussare al Centro per l’impiego in quanto responsabile della decurtazione. In realtà, al Centro per gli impiego si scoprirà che, come stabilito dalla legge, il suo unico ruolo è quello di comunicare le inadempienze all’Inps, il quale metterà in pratica la decurtazione. Insomma, vai di qua, vai di là ma non se ne viene mai a una conclusione.

Come spiega questa mattina il quotidiano Italia Oggi, le decurtazioni sono applicate su indicazione dell’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, che riversa le segnalazioni dei centri per l’impiego. L’Inps interviene solo per applicare la sanzione nella misura stabilita da Anpal. Inoltre, le implementazioni informatiche per la comunicazione massiva agli interessati sono state da poco ultimate e i provvedimenti formali sono in corso di definizione. Questo conferma che le decurtazioni sono state fin qui disposte in assenza di un provvedimento formale che consenta all’interessato (come previsto dalla legge) di essere a conoscenza dell’avvio del provvedimento e di presentare l’eventuale ricorso.


note

[1] Art. 7 co. 19 dl n. 4/2019.


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