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Bullismo: cosa deve e può fare una docente?

24 Maggio 2021 | Autore:
Bullismo: cosa deve e può fare una docente?

In qualità di pubblico ufficiale, è tenuta a denunciare gli atti vessatori e a compilare una relazione da consegnare al dirigente scolastico.

Non è sempre facile capire i motivi del disagio di un bambino o di un adolescente: a quell’età, a volte, nemmeno loro sanno il perché delle loro paure o delle loro giornate spente. Altre volte, invece, ci sono dei segnali che possono portare in una determinata direzione e chi passa più tempo con loro non può non rendersene conto. Una litigata con un compagno di giochi è un episodio passeggero, come pure una «cotta» non corrisposta a 13 anni. Il terrore di andare a scuola, lo stare «alla larga» da certe persone, la perdita totale dell’appetito o, al contrario, la voglia sfrenata di mangiare ci dicono, invece, che c’è un disagio più profondo che va scovato ed affrontato. Uno dei motivi in grado di provocare questo malessere è il bullismo: cosa deve e può fare una docente per aiutare la vittima delle vessazioni dei compagni e per evitare che si arrivi ad un punto di non ritorno?

Si parla spesso del fatto che la scuola non deve sostituire la famiglia in quanto a spessore e a qualità dell’educazione dei ragazzi. Tuttavia, è innegabile che bambini e ragazzini passano molte ore in ambito scolastico ed è lì dove socializzano di più, dove stanno a contatto con i loro coetanei. È lì che nascono le prime amicizie, le prime compagnie ma anche i primi problemi di relazione. Doveroso, dunque, per chi ha il compito di badare a loro non solo dal punto di vista dell’insegnamento ma anche della tutela psicofisica, intervenire quando sono in difficoltà, almeno per quel che compete ad un insegnante. E se la maestra o il professore assistono a episodi di bullismo, non possono far finta di niente. Vediamo cosa deve e può fare una docente in questi casi.

Bullismo: quando si manifesta?

Prendere in giro un compagno di scuola perché la sua squadra ha perso il derby di campionato, può far parte di una sana rivalità anche tra amici: non sempre si vince e non sempre si perde, quindi prima o poi toccherà a chi oggi gongola per la sconfitta degli avversari. Prendere in giro, però, un compagno per il suo aspetto fisico, per un difetto di pronuncia, per la sua condizione sociale, per il colore della sua pelle e farlo ripetutamente, quello è bullismo. Obbligarlo a fare delle cose umilianti ed anche rischiose contro la sua volontà per continuare ad essere accettato dal gruppo (ad esempio, chiedergli di non mangiare per perdere un certo numero di chili), quello è bullismo.

È utile capire quando si manifesta un episodio di bullismo. Viene definito nell’apposita pagina del sito dei Carabinieri in questo modo: «Un comportamento bullo è un tipo di azione che mira deliberatamente a far del male o a danneggiare; spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi, persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare».

Si può dire, dunque, che alla base dell’episodio di bullismo ci sono questi elementi:

  • la volontà di offendere o di fare del male ad un altro;
  • la ripetitività delle azioni nel tempo sulla stessa persona;
  • la disparità tra la vittima (più debole) e il bullo (più forte);
  • la solitudine della vittima;
  • la paura di una vendetta nel caso ne parli con qualcuno.

La principale conseguenza di tutto ciò è la perdita dell’autostima da parte di chi subisce queste vessazioni, il che si traduce spesso nella perdita dell’anno scolastico, nel danno alla salute e, talvolta purtroppo, in gesti estremi come l’autolesionismo o il suicidio.

Bullismo: come si manifesta?

Ci sono molti modi per fare del male ad una persona, e questo il bullo lo sa bene. Per questo è capace di prendere di mira la sua vittima e di colpire nel segno con estrema facilità. Lo può fare in modo diretto, attraverso la violenza fisica, la prevaricazione, gli insulti, le minacce, le richieste di denaro. In altre occasioni, c’è chi si diverte a prendere gli oggetti di un’altra persona, romperli e lasciarglieli sul banco. Tutte azioni, comunque, compiute in maniera diretta verso la vittima.

Poi, c’è il bullismo indiretto, cioè quello più sottile ma altrettanto dannoso, se non a volte di più. Consiste, ad esempio, nel convincere gli altri compagni a non frequentare la vittima, ad escluderla da ogni attività, a spargere in giro dei pettegolezzi più o meno fondati sul suo conto.

Bullismo: i doveri della docente

La docente delle elementari come la prof. o il prof. delle superiori, hanno dei doveri ben precisi per contrastare il fenomeno del bullismo a scuola. Certo, devono muoversi con determinazione e con cautela, per evitare danni maggiori.

Va detto, innanzitutto, che una docente ha di per sé il ruolo di pubblico ufficiale durante l’esercizio delle sue funzioni. Il che non significa solo durante le lezioni ma anche durante le attività preparatorie, contestuali e successive, compresi gli incontri con i genitori, come ha stabilito la Cassazione [1].

Questo significa che la docente ha l’obbligo di denunciare all’autorità giudiziaria (o ad un’altra a cui abbia il dovere di riferire) qualsiasi episodio che comporti un reato procedibile d’ufficio di cui sia venuta a conoscenza o al quale abbia assistito durante l’esercizio delle sue funzioni. Non sporgere denuncia, anche quando la persona che ha commesso gli atti di bullismo non sia stata identificata, è, a sua volta, reato [2].

La denuncia va presentata per iscritto, nel modo più dettagliato possibile, davanti alla Procura della Repubblica presso il tribunale del luogo in cui è avvenuto il fatto. Altrimenti, basta sporgere la denuncia presso un commissariato o una stazione di Polizia, dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza, dalla Polizia locale.

Ad ogni modo, la docente deve anche fare una relazione da consegnare al dirigente scolastico su quanto accaduto o su quanto gli è stato riferito. Se il bullo ha un nome, sarà la scuola a decidere quali provvedimenti adottare nei suoi confronti.

La responsabilità di prevenire il fenomeno del bullismo o di denunciarlo quando si consumano atti di questo tipo non grava soltanto sulla singola docente ma su tutta la scuola. Ecco perché è importante che vengano adottati dei protocolli specifici per dettare delle regole di comportamento da adottare in questi casi.


note

[1] Cass. sent. n. 15367/2014 del 12.02.2014.

[2] Artt. 361, 362 e 365 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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5 Commenti

  1. Ho vissuto per un sacco di tempo episodi di bullismo. I miei compagni di scuola delle superiori mi prendevano in giro perché non fumavo e loro mi chiamavano femminuccia, Inoltre, solo perché non avevo capi sempre firmati come loro mi facevano sentire escluso. Tutti con i telefonini di ultima generazione, abiti alla moda (spesso anche pessimi). Se la tiravano tanto e si prendevano gioco di me. Poi, oltretutto, si permettevano di criticare e pretendevano pure di copiare i compiti da me. Ed io per timore di ripercussioni, allora gli davo il quaderno e passavo tutti gli esercizi

  2. Durante il periodo scolastico, ho sofferto di anoressia e mi sentivo sempre disagiata, fuori posto. I ragazzi ridevano di me, della mia fisicità e poi usavano appellativi spiacevoli, non vi dico tutte le umiliazioni che ho dovuto sopportare, anche da chi pensavo mi fosse amico. Sentivo battutine, sorrisetti, occhi addosso. Io già dovevo combattere con il mio disturbo alimentare e tutte queste accuse, non facevano che peggiorare il mio stato psicologico. Poi, ne ho parlato con i miei che inizialmente mi hanno portato da un neuropsichiatra infantile per un percorso terapeutico e contemporaneamente hanno fatto prendere provvedimenti alla scuola per gli atti di bullismo nei miei riguardi

  3. Purtroppo, non sempre i periodi dell’adolescenza vengono vissuti con spensieratezza. Talvolta, ci si trova a dover combattere proprio nel luogo in cui si dovrebbe imparare a crescere nel rispetto altrui, nell’ambito scolastico. E talvolta, non solo solo gli studenti, ma anche i professori a prendersi certe confidenze e lanciare frecciatine e usare termini e toni poco conformi alla loro posizione di educatori, quali dovrebbero essere. Certo, non è bullismo, si tratta di un altro reato, però sempre atti illegali sono

  4. Mi sono accorta che mio figlio era vittima di bullismo quando, proprio lui che amava essere sempre in prima fila e interessato a tutte le iniziative scolastiche, ha iniziato a lasciare i vari progetti e a chiudersi sempre di più in sé stesso. Un ragazzo sempre solare e con un forte spirito di iniziativa che, nel giro di poco tempo, ha subito cambiato atteggiamento. Dopo vari rifiuti, ha deciso di parlare con me e mi ha confidato le ragioni del suo cambiamento. Alcuni studenti più grandi l’avevano preso di mira e lui cercava sempre di evitarli, abbandonando i luoghi e le attività da loro frequentate. Ne ho parlato subito alla dirigente e alle forze dell’ordine favorendo un intervento tempestivo, perché lui non era la sola vittima, ma c’erano anche altri alunni che stavano subendo anche da più tempo questi atti di bullismo

  5. Se lascio mio figlio a scuola, voglio essere sicura che lui sia protetto e non gli capiti nulla di grave. I professori devono vigilare affinché non si manifestino casi del genere. Il bullismo è una piaga che può incidere fortemente sulla crescita di un ragazzo e fargli sorgere insicurezze, paure e altre emozioni che lo portano a fare scelte sbagliate e a sviluppare disturbi come ansia, depressione, attacchi di panico, ecc. ATTENZIONE! Fate sempre attenzione ai comportamenti dei vostri figli, ai cambiamenti d’umore e parlate sempre con loro per capire se c’è qualcosa che non va. E soprattutto non appena venite a conoscenza di certi reati (maltrattamenti, lesioni, percosse, violenza), dovete denunciare

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