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Discarica in proprietà privata: quali responsabilità?

24 Maggio 2021 | Autore:
Discarica in proprietà privata: quali responsabilità?

Deposito abusivo di rifiuti: com’è punito? Cosa rischia chi realizza una discarica senza i permessi statali? Il proprietario del fondo è sempre responsabile?

La legge italiana presta molta attenzione alla tutela dell’ambiente, tanto da punire con pene molto severe coloro che trasgrediscono ai precetti normativi. Ad esempio, abbandonare i rifiuti sul ciglio della strada o in altro luogo pubblico senza avvalersi degli appositi contenitori è un illecito sanzionato con pene pecuniarie fino a seimila euro e, nei casi più gravi, anche con l’arresto. È chiaro che, se l’abbandono costituisce un illecito, lo sono sicuramente anche la raccolta e il deposito illegale di rifiuti, cioè la condotta di colui che realizza una vera e propria discarica senza averne l’autorizzazione, mettendo così a repentaglio l’ambiente. Quali responsabilità in caso di discarica in proprietà privata?

Sin da subito possiamo anticipare una cosa: colui che realizza sul proprio suolo una discarica abusiva commette reato. La conseguenza è non soltanto che il colpevole rischierà di subire un processo penale con conseguente condanna, ma anche che sarà costretto dall’autorità pubblica a rimuovere i rifiuti che ha illegittimamente raccolto. Insomma: chi mette in piedi una discarica abusiva rischia l’arresto, di pagare un’ingente somma allo Stato e di dover rimediare al danno causato. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, ti consiglio di proseguire nella lettura: ti basteranno cinque minuti per sapere quali sono le responsabilità di chi ha una discarica in una proprietà privata.

Abbandono e raccolta di rifiuti: cosa dice la legge?

L’abbandono di rifiuti è illegale. Secondo la legge, l’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati. È inoltre vietata l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee [1].

Chi trasgredisce a questa norma rischia gravi conseguenze. L’abbandono dei rifiuti è condotta illegale che è punita con sanzione amministrativa pecuniaria e, nei casi più gravi, perfino con l’arresto.

Secondo la legge, chiunque abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da trecento a tremila euro. Se l’abbandono riguarda rifiuti pericolosi, la sanzione amministrativa è aumentata fino al doppio [2].

Rischiano invece di incorre in reato i titolari di imprese e i responsabili di enti che abbandonano o depositano in modo incontrollato i rifiuti ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee in violazione del divieto di legge.

La sanzione è l’arresto da tre mesi a un anno o l’ammenda da duemilaseicento a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti non pericolosi. Si rischia invece la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e l’ammenda da duemilaseicento a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti pericolosi.

Alle stesse pene soggiace chi effettua un’attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione.

Discarica abusiva: è reato?

Per legge, chi realizza o gestisce una discarica non autorizzata è punito con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da duemilaseicento a ventiseimila euro.

Si applica la pena dell’arresto da uno a tre anni e dell’ammenda da cinquemiladuecento a cinquantaduemila euro se la discarica è destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi.

Alla sentenza di condanna consegue sempre la confisca dell’area sulla quale è realizzata la discarica abusiva se di proprietà dell’autore o del compartecipe al reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi [3].

Discarica: responsabilità del proprietario del fondo

Chiunque viola i divieti di abbandono di rifiuti e di realizzazione di discarica abusiva è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi, eventualmente in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, se agli stessi tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa.

La legge, dunque, afferma che è obbligato alla rimozione, allo smaltimento e al ripristino dell’area non solo il responsabile materiale dell’abbandono del rifiuto, ma eventualmente anche il proprietario del terreno in cui detto rifiuto si trovi, se una qualche forma di colpa gli è imputabile, ad esempio anche solo per non aver vigilato.

Dunque, il proprietario del terreno che scopre la presenza di rifiuti e altre sostanze inquinanti deve prestare attenzione: la responsabilità amministrativa gli potrebbe essere contestata anche se non ha fatto nulla di male.

Per andare esente da obblighi e sanzioni, il proprietario del terreno deve provare di non avere assoluta colpa della presenza dei rifiuti, ad esempio dimostrando che il fondo era recintato e ben protetto, oppure di aver vigilato costantemente sullo stesso.

Anche secondo la giurisprudenza, è sufficiente una semplice omissione di vigilanza per far scattare la corresponsabilità del proprietario del terreno. Secondo il Consiglio di Stato [4], l’omissione delle cautele e degli accorgimenti che l’ordinaria diligenza suggerisce ai fini di un’efficace custodia costituiscono requisito sufficiente della colpa.

Una responsabilità penale potrebbe sorgere anche in capo al proprietario del terreno ove sorge la discarica abusiva se egli ha in qualche modo favorito l’illecito, magari non lamentandosi con chi trasportava e depositava i rifiuti oppure favorendo le proprie operazioni, magari lasciando aperto l’ingresso al fondo per consentire il deposito abusivo dei rifiuti.

In assenza di una condotta agevolativa oppure della violazione di un obbligo espresso di intervenire per impedire la realizzazione della discarica abusiva, per il proprietario del terreno scatterà solo una responsabilità di tipo amministrativo [5].


note

[1] Art. 192 d. lgs. n. 152/2006.

[2] Art. 255 d. lgs. n. 152/2006.

[3] Art. 256 d. lgs. n. 152/2006.

[4] Cons. Stato, sent. n. 4614 del 16 luglio 2010.

[5] Cass., sent. n. 2206 del 19 gennaio 2006.

Autore immagine: canva.com/


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