Diritto e Fisco | Articoli

Pensione: contributi minimi e massimi 2021

3 Febbraio 2021 | Autore:
Pensione: contributi minimi e massimi 2021

Minimali e massimali di retribuzione per l’accredito dei contributi, integrazione al trattamento minimo: gli importi 2021.

Per il 2021, l’Inps, con una nuova circolare [1], ha comunicato i valori dei minimali di retribuzione giornaliera, dei massimali annui della base contributiva e pensionabile, nonché dei limiti per l’accredito dei contributi: in sostanza, l’istituto ha illustrato i valori su cui basare la contribuzione previdenziale dovuta.

Per la generalità dei lavoratori, difatti, la contribuzione previdenziale e assistenziale non può essere calcolata su imponibili giornalieri inferiori a quelli stabiliti dalla legge. Più precisamente, la retribuzione sulla cui base calcolare i versamenti deve essere determinata nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di retribuzione minima imponibile (minimo contrattuale) e di minimale di retribuzione giornaliera stabilito dalla legge.

Questi valori sono rivalutati annualmente per effetto della perequazione delle pensioni, cioè dell’adeguamento al costo della vita dei trattamenti erogati dall’Inps.

Facciamo allora il punto sulle principali novità in merito alla pensione: contributi minimi e massimi 2021, integrazione al trattamento minimo, che cosa cambia in merito alla retribuzione minima per l’accredito di un anno intero di contributi.

Su quali trattamenti operano gli adeguamenti? Gli incrementi operano sulle prestazioni economiche riconosciute dall’Inps, anche se in modo differente, in base alla tipologia di trattamento: gli aumenti, peraltro, hanno anche effetto sulle soglie di reddito da non oltrepassare per aver diritto a determinate prestazioni.

Per effetto della rivalutazione, poi, vengono incrementati i minimali di contribuzione e la retribuzione minima per l’accredito integrale ai fini della pensione. Sono anche stati rivalutati i massimali contributivi, la quota di retribuzione soggetta al contributo aggiuntivo dell’1%, il valore di alcuni fringe benefits, i limiti per l’accredito dei contributi obbligatori e figurativi e, in generale, tutti i valori utili al calcolo delle contribuzioni dovute in materia di previdenza e assistenza sociale.

Ma procediamo con ordine.

Trattamento minimo 2021

In base alla perequazione, calcolata in via definitiva per il 2020 e in via provvisoria per il 2021, l’integrazione al trattamento minimo aumenta da 515,07 euro mensili (provvisorio 2020) a 515,58 euro. Ricordiamo che l’integrazione al trattamento minimo è una prestazione economica che l’Inps riconosce a chi ha una pensione molto bassa, al di sotto del cosiddetto minimo vitale, pari appunto, per il 2021, a 515,58 euro.

Per saperne di più, leggi: Guida al trattamento minimo 2021.

Minimali di retribuzione 2021

Esiste un valore minimo sul quale devono essere calcolati i contributi previdenziali, sotto il quale non si può scendere anche se la paga è molto bassa? La risposta è affermativa: questo valore minimo esiste, e si chiama minimale di retribuzione (chiamato anche minimale contributivo, o minimale retributivo).

In parole semplici, il minimale retributivo è la paga minima sulla quale vengono calcolati i contributi dovuti all’Inps, sotto la quale non si può scendere anche se il lavoratore ha una retribuzione esigua. Per quanto riguarda i dipendenti a tempo parziale, però, il minimale viene riproporzionato su base oraria.

In altre parole, il minimale retributivo consiste nella retribuzione minima sulla cui base devono essere calcolati i contributi che il datore di lavoro deve versare all’Inps, cioè i contributi di previdenza e assistenza dovuti per l’attività lavorativa svolta dal dipendente.

Normalmente, questo minimale è stabilito dal contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl), per la precisione dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dalle associazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative: gli accordi di secondo livello, territoriali e aziendali, e il contratto individuale, difatti, possono stabilire il minimale retributivo solo se l’importo è maggiore di quello indicato nel Ccnl.

La legge [2], in ogni caso, stabilisce un minimale giornaliero inderogabile, cioè sotto il quale nessun minimale previsto dalla contrattazione collettiva può scendere. Per la precisione, il reddito da assoggettare a contribuzione deve essere adeguato, se inferiore, al limite minimo di retribuzione giornaliera, che non può essere inferiore al 9,50% dell’importo del trattamento minimo mensile di pensione a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld) in vigore al 1° gennaio di ciascun anno.

Considerando che l’importo del trattamento minimo presso il Fondo pensione lavoratori dipendenti (Fpld) per il 2021, ammonta a 515,58 euro mensili, il minimale giornaliero inderogabile è pari a 48,98 euro. In pratica, se il contratto collettivo riconosce una retribuzione giornaliera inferiore a questo valore, il datore di lavoro è comunque obbligato a pagare i contributi su un reddito minimo giornaliero di 48,98 euro.

Il minimale di retribuzione mensile, pari al minimale giornaliero moltiplicato per 26 (giornate convenzionali nel mese), è pari per il 2021 a 1.273,48 euro.

L’obbligo di osservare il minimale di retribuzione ai fini contributivi non è previsto, se il datore di lavoro versa trattamenti integrativi di prestazioni mutualistiche d’importo inferiore al limite minimo. Il minimale deve essere rispettato anche per i lavoratori di società ed organismi cooperativi, e per i lavoratori soci delle cooperative sociali e di altre cooperative.

Minimali differenti sono previsti per categorie particolari (lavoratori della pesca, lavoratori assoggettati alle retribuzioni convenzionali…).

Minimali giornalieri 2021 per i lavoratori part time

Per i lavoratori part time non deve essere applicato il minimale giornaliero “intero”, ma, considerando che l’orario è ridotto, il minimale deve essere riproporzionato in base all’orario di lavoro normale e sulle giornate lavorative settimanali (di norma 6 giornate, 5 per la settimana corta).

Ipotizzando, ad esempio, un orario ordinario di 40 ore settimanali su 6 giorni, si deve calcolare il minimale orario in questo modo: 48,98 x 6 /40. Il risultato, pari a 7,35 euro, corrisponde al minimale orario che il datore deve rispettare per il calcolo dei contributi.

Ipotizzando, invece, un orario normale contrattuale di 36 ore settimanali su cinque giorni, il calcolo è: 48,98 x 5 /36, con un minimale orario, dunque, pari a 6,80 euro.

Retribuzione minima 2021 per l’accredito di un anno di contributi

Il minimale retributivo, o contributivo, non deve essere confuso con la retribuzione minima per l’accredito di un anno intero di contributi presso l’Inps. Questa retribuzione, difatti, corrisponde all’imponibile minimo da raggiungere perché tutte le 52 settimane dell’anno siano riconosciute ai fini del diritto alla pensione: il limite settimanale per l’accredito dei contributi è pari al 40% del trattamento minimo mensile.

Per il 2021, il valore della retribuzione minima per la rilevanza integrale dei contributi ai fini del diritto alla pensione è pari, dunque, a 206,23 euro a settimana (515,58 x 40%); in un anno, è necessario raggiungere uno stipendio, al lordo dei contributi, almeno pari a 10.724 euro.

Questo comporta che i contributi versati (considerando l’aliquota pari al 33%, valida per la generalità dei dipendenti) debbano corrispondere ad almeno 68,06 euro alla settimana ed a 3.538,94 euro all’anno: in caso contrario, l’anno lavorato non vale per intero ai fini del diritto alla pensione (come se il lavoratore non avesse svolto la propria attività per tutto l’anno).

Ma i contributi calcolati su questa retribuzione minima devono essere versati obbligatoriamente dal datore di lavoro? Purtroppo, il datore di lavoro è soltanto obbligato al calcolo dei contributi sul minimale giornaliero (o sul minimale orario per i lavoratori part time), ma non è obbligato anche a calcolarli sulla retribuzione minima per l’accredito di un anno di contribuzione.

Se il lavoratore svolge la propria attività a tempo pieno il problema non si pone, perché il rispetto del minimale contributivo giornaliero garantisce sempre l’accredito di una settimana di contribuzione sulla base della retribuzione minima.

Se il rapporto è part time, invece, considerando che il minimale contributivo è su base oraria, può accadere che non si raggiunga l’accredito di un’intera settimana di contributi. La contribuzione utile al diritto alla pensione, in questo caso, viene calcolata in proporzione a quanto versato, e il dipendente potrebbe vedersi riconosciute meno di 52 settimane nell’anno, pur avendo lavorato continuativamente per 12 mesi.

Dal 2021 (retroattivamente, per i lavoratori aventi la decorrenza della pensione successiva al 1° gennaio 2021), questa disposizione si applica anche ai lavoratori con part time misto e verticale, considerando utili ai fini della pensione anche le giornate non lavorate.

Il lavoratore può comunque integrare la contribuzione versando i contributi volontari sulle settimane scoperte, o chiedendone il riscatto.

A chi non si applicano i minimali 2021

Il minimale contributivo e la retribuzione minima per l’accredito di un anno di contributi non si applicano, in ogni caso, nei confronti di:

  • lavoratori domestici;
  • operai agricoli;
  • apprendisti.

La discontinuità di questi lavori, difatti, precluderebbe l’accesso alla pensione alla generalità degli appartenenti a queste categorie.

Minimali per settori particolari

Per le categorie di lavoratori che applicano delle retribuzioni convenzionali si applicano minimali specifici:

  • fondo volo: 48,98 euro giornalieri;
  • retribuzioni convenzionali in genere: 27,21 euro giornalieri;
  • retribuzioni convenzionali per equipaggi navi da pesca: 27,21 euro giornalieri;
  • retribuzione convenzionale per i pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne associati in cooperativa 680 euro mensili (27,21 euro per 25 giorni mensili, arrotondato);
  • lavoratori a domicilio: 27,21 euro giornalieri (comunque da ragguagliare al minimale generale di 48,98 euro).

Aliquota aggiuntiva dell’1% per il 2021

È dovuta un’aliquota aggiuntiva per i lavoratori dipendenti pubblici, o dipendenti di aziende del settore privato, i cui imponibili previdenziali superano la prima fascia di retribuzione pensionabile, e che subiscono le trattenute Inps in base a un’aliquota inferiore al 10%. L’aliquota è pari all’1%, e si applica sulle quote di retribuzione eccedenti il valore della prima fascia di retribuzione pensionabile.

Per il 2021, il limite per rientrare nella prima fascia di retribuzione pensionabile è pari a 47.379 euro annui; l’aliquota aggiuntiva dell’1% deve essere quindi applicata sulla quota di retribuzione eccedente questo tetto retributivo che, rapportato a dodici mesi, è pari a 3.948 euro.

Aliquota aggiuntiva dell’1%: istruzioni per i datori di lavoro

La quota di retribuzione eccedente la fascia e i contributi aggiuntivi devono essere riportati dai datori di lavoro che utilizzano la sezione “PosContributiva” del flusso Uniemens, a livello individuale, nell’elemento <Denuncia Individuale>, <DatiRetributivi>, <ContribuzioneAggiuntiva>, <Contrib1PerCento>, <ImponibileCtrAgg>, <ContribAggCorrente>. L’imponibile della contribuzione aggiuntiva fa parte dell’elemento <Imponibile> di <Dati Retributivi>.

Per i datori di lavoro pubblici, che utilizzano la sezione Lista Pos Pa il valore del contributo relativo alla contribuzione aggiuntiva deve essere riportato nell’elemento <Contrib1PerCento>. Il valore indicato in tale elemento non è compreso nell’elemento <Contributo>.

Massimali annui 2021

Il massimale annuo della base contributiva e pensionabile, previsto dalla Legge Dini [3] per i lavoratori iscritti successivamente al 31 dicembre 1995 a forme pensionistiche obbligatorie, e per coloro che optano per la pensione con il sistema contributivo, rappresenta la retribuzione massima al di sopra della quale non sono dovuti contributi.

In base all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati calcolato dall’Istat, il massimale è pari, per l’anno 2021, a 103.055 euro, arrotondato all’unità di euro.

In pratica, per chi possiede una retribuzione elevata, al di sopra di 103.055 euro annui non sono dovuti contributi, e l’imponibile in eccedenza non influisce sul calcolo della pensione, ma solo se l’interessato è assoggettato al calcolo integralmente contributivo della pensione, ossia se:

  • non possiede contribuzione obbligatoria alla data del 31 dicembre 1995;
  • oppure ha optato per il ricalcolo contributivo del trattamento, o per il computo presso la gestione Separata.

Non sono esclusi, comunque, dall’applicazione del massimale, i lavoratori che abbiano riscattato:

  • in qualità di iscritti presso la gestione Separata Inps, un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, svolto in periodi antecedenti l’istituzione della gestione stessa;
  • gli anni di laurea, o una parte, in qualità di “inoccupati”; in questo caso, difatti, anche se i periodi riscattati sono collocati prima del 1996, sono da liquidare esclusivamente con il sistema contributivo, a prescindere dalla gestione in cui risultano accreditati.

Massimali contributivi: istruzioni per il datore di lavoro

La quota di retribuzione eccedente il massimale e le relative contribuzioni devono essere riportate specificamente nella denuncia mensile Uniemens da inviare all’Inps. Nel dettaglioal superamento del massimale, nella denuncia Uniemens, l’elemento <Imponibile>di <Denuncia Individuale>/<Dati Retributivi> deve riportare l’importo corrispondente al limite del massimale.

La parte eccedente deve essere indicata nell’elemento <EccedenzaMassimale> di <DatiParticolari>, con la relativa minore contribuzione dovuta.

Nei mesi successivi al superamento del massimale, l’imponibile da indicare in Uniemens è pari a zero; deve continuare ad essere valorizzato l’elemento <EccedenzaMassimale>.

Se nell’anno, erroneamente, si assoggetta a contribuzione un ammontare che supera il massimale, oppure si effettua un errato conteggio, per eccesso, della quota dell’imponibile eccedente il massimale, si deve procedere alla sistemazione della posizione in sede di conguaglio previdenziale.


note

[1] Circ. Inps 10/2021.

[2] Art.7 DL 463/1983.

[3] L. 335/1995.

Autore immagine: 123rf.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube