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Assegno divorzile alla casalinga: ultime sentenze

3 Febbraio 2021
Assegno divorzile alla casalinga: ultime sentenze

Diritto all’assegno di mantenimento: criteri, condizioni e onere della prova per il coniuge che si è dedicato al ménage domestico.  

Nel 2018, le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che l’ex coniuge che si è dedicato, durante il periodo in cui è durato il matrimonio, al ménage domestico e alla cura dei figli, perdendo così occasioni di lavoro e tralasciando la carriera, ha sempre diritto a un assegno divorzile (Cass. sent. n. 18287/18). Tale mantenimento ha lo scopo di compensare il divario di reddito rispetto all’ex il quale, proprio grazie a tale “ripartizione di compiti” all’interno della famiglia, si è potuto dedicare maggiormente al lavoro e alla carriera, con conseguente aumento di ricchezza. Dunque, l’assegno divorzile in questo caso funge da contributo dovuto proprio in ragione di tale incremento patrimoniale.

Il richiamo fatto dalla Cassazione è ovviamente alle donne che hanno scelto, in accordo col marito, di sposare il lavoro di casalinghe. Ed ecco allora le ultime sentenze in materia di assegno divorzile alla casalinga.

Attribuzione dell’assegno divorzile ed onere della prova incombente sul richiedente

Al fine di accertare se il coniuge richiedente abbia diritto all’assegno è pertanto necessario in primo luogo verificare se vi sia una rilevante disparità tra le rispettive situazioni economico-patrimoniali degli ex coniugi; una volta raggiunta la prova di tale circostanza, è necessario accertare (e in entrambi i casi l’onere probatorio ricade sul coniuge richiedente l’assegno, il quale peraltro ben potrà assolverlo anche mediante presunzioni) se questa disparità sia stata causata da scelte condivise in ordine alla gestione del ménage familiare e ai rispettivi ruoli all’interno della famiglia, e se il coniuge economicamente più debole non abbia la possibilità di superare (o quanto meno ridurre) il divario esistente, sotto il profilo delle concrete, effettive ed attuali possibilità di trovare un lavoro o di ottenere una più remunerativa occupazione, in considerazione della sua età, delle pregresse esperienze professionali, delle condizioni del mercato del lavoro e così via.

Una volta accertate tali circostanze, l’entità dell’assegno non dovrà essere liquidata in misura corrispondente alla somma di denaro necessaria a mantenere (sia pur in via solo tendenziale) il pregresso tenore di vita, bensì in misura adeguata a colmare il divario avendo riguardo <al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali ed economiche eventualmente sacrificate, in considerazione della durata del matrimonio e dell’età del richiedente.

Corte appello Roma, 18/06/2020, n.2946

Assegno di divorzio: natura e parametri su cui fondare l’entità del mantenimento

L’assegno di divorzio ha natura assistenziale, compensativa e perequativa e che ai fini del riconoscimento dell’assegno si deve, pertanto, adottare un criterio composito che, alla luce della valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico patrimoniali, dia particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale. I parametri su cui fondare l’entità del mantenimento consistono, in definitiva, nella durata del matrimonio, nelle potenzialità reddituali future e nell’età dell’avente diritto.

Il contributo fornito alla conduzione della vita familiare costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili che possono incidere sul profilo economico-patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale: pertanto, anche al coniuge economicamente più debole va riconosciuto l’impegno e il contributo personale alla conduzione del ménage familiare.

Tribunale Rieti, 17/09/2019, n.662

Criteri per la determinazione dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi dell’art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, richiede ai fini dell’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, l’applicazione dei criteri contenuti nella prima parte della norma, i quali costituiscono, in posizione equiordinata, i parametri cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno.

Il giudizio, premessa la valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, avrà ad oggetto, in particolare, contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto. (Nella specie, la Corte ha confermato la decisione della Corte di merito che, attenendosi ai criteri di cui sopra, ha considerato, nella determinazione dell’assegno, sia il presupposto assistenziale derivante dalla mancanza di attività lavorativa della moglie, sia quello perequativo, valutandone l’apporto al ménage familiare riconnesso alla cura del figlio autistico).

Cassazione civile sez. I, 23/01/2019, n.1882

Diritto all’assegno divorzile: condizioni e onere probatorio

L’assegno divorzile è dovuto laddove un coniuge non sia autosufficiente, oppure laddove sussista uno squilibrio tra le parti che sia dovuto al sacrificio, da parte del coniuge più debole, di aspettative professionali e reddituali per aver anteposto ad esse il ménage familiare, fornendo un contributo fattivo alla formazione del patrimonio comune o a quello dell’altro coniuge a discapito delle proprie condizioni economiche e lavorative. In entrambi i casi l’onere di allegare e di provare la sussistenza di tali circostanze grava sul coniuge che richiede l’assegno.

Tribunale Reggio Emilia sez. I, 23/07/2018, n.1118

Spetta al richiedente l’assegno divorzile l’onere di provare i sacrifici fatti in favore del ménage familiare

Il diritto all’assegno divorzile deve essere riconosciuto laddove un coniuge non sia autosufficiente, oppure laddove sussista uno squilibrio tra le parti che sia dovuto al sacrificio, da parte del coniuge più debole, di aspettative professionali e reddituali per aver anteposto ad esse il ménage familiare, fornendo un contributo fattivo alla formazione del patrimonio comune o a quello dell’altro coniuge a discapito delle proprie condizioni economiche e lavorative, spettando al coniuge richiedente, in entrambi i casi, l’onere di allegare e di provare la sussistenza di tali circostanze.

Tribunale Reggio Emilia sez. I, 23/07/2018, n.1118

L’assegno divorzile compete all’ex coniuge non indipendente economicamente, cioè privo di mezzi sufficienti

L’assegno divorzile compete (sussistendo anche gli altri presupposti di legge) all’ex coniuge non indipendente economicamente, vale a dire privo di mezzi sufficienti a far fronte alle ordinarie esigenze di vita, che comprendono la disponibilità di un’abitazione consona, rispetto a quella goduta in costanza di matrimonio, e di un reddito congruo (nella specie, il tribunale ha riconosciuto all’ex moglie l’assegno divorzile di euro 150 mensili, evidenziando che la stessa: a) è casalinga e già in costanza di vita coniugale si occupava esclusivamente della gestione domestica e dei figli; b) tuttora è gravata in via esclusiva dall’accudimento dei figli minori, collocati presso di lei, e che presentano rilevanti difficoltà psichiche; c) è ultraquarantenne, priva di specifica professionalità ed esperienza lavorativa; d) dispone solo di risparmi insufficienti a garantirle l’autosufficienza economica, mentre il marito gode di adeguato reddito da lavoro subordinato).

Tribunale Roma, 26/09/2017

Età avanzata e nessuna capacità professionale, legittimo l’assegno di divorzio per la ex casalinga

Deve ritenersi corretta la decisione dei giudici del merito nella quantificazione dell’assegno divorzile da corrispondere alla ex moglie in considerazione che l’età della donna, la mancanza di una qualche formazione professionale e le particolari condizioni del mercato del lavoro del Mezzogiorno consentivano di ritenere inesistente una concreta possibilità di reperire un’occupazione lavorativa. 

Cassazione civile sez. VI, 17/10/2016, n.20937

Assegno di divorzio in genere

L’assegno divorzile ha un contenuto misto, che prende in considerazione aspetti prettamente assistenziali, i quali tuttavia non trascurano la situazione patrimoniale dei coniugi nel corso del rapporto coniugale, la durata del matrimonio, il contributo dato da ciascuno di essi, il reddito di entrambi e gli altri elementi indicati dall’art. 5 l. n. 898 del 1970.

È inoltre pacifico che la natura assistenziale del contributo per un verso distingue l’apporto economico da quello attribuibile in sede di separazione, per altro verso incide sulla prova dei presupposti per il suo riconoscimento, ancorata alla dimostrazione della impossibilità di procurarsi redditi propri per ragioni oggettive, tale prova incombendo sul richiedente. Questo non significa che ogni qual volta non sia stata offerta prova dell’impegno profuso nel ricercare, invano, una occupazione, per ciò stesso l’assegno sia negato. Infatti, in ragione delle circostanze e delle modalità con cui il richiedente ha vissuto durante la vita coniugale, a volte le possibilità di lavoro perseguibili, potenzialmente desumibili dal profilo del coniuge, possono incidere in modo assorbente sulla fondatezza della richiesta, altre volte possono più semplicemente influire sulla quantificazione dell’onere assistenziale incombente sull’altro coniuge.

Per maggior chiarezza, ove nel rapporto matrimoniale uno dei coniugi (preponderantemente la donna) abbia destinato le sue forze lavorative alla famiglia, come casalinga, è presumibile che, successivamente alla separazione e poi al divorzio, in ragione anche dei suoi titoli di studio, dell’età e dell’ambiente socio-economico in cui vive, le uniche opportunità lavorative siano rinvenibili in quei lavori che non necessitano di particolari specializzazioni, come appunto l’assistenza a bambini o anziani (lavori peraltro al momento particolarmente richiesti, tanto da soddisfare larga parte della domanda di provenienza extracomunitaria).

Ciò, se da un lato consente di prevedere ugualmente occasioni concrete di lavoro, prefigura però possibilità di guadagni contenuti, che dunque non necessariamente escludono l’apporto assistenziale dell’altro coniuge, in ragione dei paradigmi determinabili in forza del citato art. 5 l. n.898 del 1970. Anche quest’ambito lavorativo ha poi un limite nell’età stessa della persona, atteso che non può certo pretendersi che un soggetto anziano sia comunque e sempre nelle condizioni di assumere un lavoro.

Tribunale Bari sez. I, 18/06/2012, n.2216

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio

La funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi.

Ai sensi della l. n. 898/1970, art. 5, comma 6, dopo le modifiche introdotte con la l. n. 74/1987, il riconoscimento dell’assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi o comunque dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l’applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma i quali costituiscono il parametro di cui si deve tenere conto per la relativa attribuzione e determinazione, ed in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto.

All’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate.

Cassazione civile sez. un., 11/07/2018, n.18287



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