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Governo: le prime conseguenze dell’incarico a Draghi

3 Febbraio 2021 | Autore:
Governo: le prime conseguenze dell’incarico a Draghi

Vola la Borsa, spread in deciso calo. Acque agitate tra i partiti, che potrebbero sorprendere creando senza volerlo una nuova maggioranza.

Non è ancora salito al Quirinale a ricevere dal Capo dello Stato l’incarico per formare un nuovo Governo (lo farà a mezzogiorno). Ma la sola scelta di Sergio Mattarella di individuare in Mario Draghi l’uomo che può dare continuità a questa travagliata legislatura (sarà il terzo Governo dall’ultimo voto) ha già avuto le sue conseguenze. Alcune scontate, altre un po’ meno.

L’annuncio dell’incarico a Draghi, ad esempio, ha avuto i suoi effetti in Borsa: questa mattina, Piazza Affari ha aperto al rialzo con l’indice Ftse Mib a +1,75%, estendendo subito i guadagni a oltre due punti percentuali e mezzo.

Risvolti positivi questa mattina anche sullo spread: il differenziale tra Btp e Bund tedeschi ha registrato in apertura un netto calo a 105 punti base contro i 112 rilevati ieri in chiusura. Il rendimento decennale scivola così da 0,65% a 0,58%. Ringrazia il comparto del credito: tra i titoli bancari si registrano aumenti fino ad oltre il 6%.

Il solo nome di Draghi fa bene, dunque, ai mercati, almeno all’indomani della scelta di Mattarella. Fa un po’ meno bene in campo politico: anche qui si registrano le prime conseguenze dell’incarico a Mario Draghi. Si avverte una sorta di imbarazzo generale in alcuni leader che, per pudore o per opportunità, evitano di dire fino in fondo quello che pensano o lo fanno sfoderando come possono la loro diplomazia. Il Partito Democratico dovrebbe convocare a breve una Direzione, ma ha già reso nota la sua posizione: «Pronti al confronto per garantire l’affermazione del bene comune del Paese», ha twittato il segretario Nicola Zingaretti. Sotto sotto, però, la rabbia nei confronti di Italia Viva e di Matteo Renzi in particolare: «Abbiamo fatto davvero di tutto per ricostruire una maggioranza, in un momento difficile», spiega ancora Zingaretti. «Il presidente Mattarella, che ringraziamo, con la sua iniziativa ha posto rimedio al disastro provocato dalla irresponsabile scelta della crisi di Governo».

Altro effetto della scelta su Draghi: far accettare a Matteo Salvini un proseguimento della legislatura e la rinuncia al voto. Almeno per ora. Il leader della Lega non accoglie l’ex presidente della Bce a braccia aperte, ma nemmeno gli chiude la porta in faccia: «Il problema, non è il nome della persona. E io l’ho anche detto a questa persona. Il punto è che cosa vuole fare e con chi», chiarisce Salvini questa mattina dalle pagine del Corriere della Sera. Ed elenca le sue priorità: «Per prima cosa – afferma Salvini – dev’esserci un impegno a non aumentare in alcun modo le tasse. No alla patrimoniale, no agli aumenti dell’Imu. Chiunque voglia governare con la Lega, si chiami Draghi, Cartabia o Cottarelli, deve saperlo. E flat tax al 15 per cento e pace fiscale sulle cartelle esattoriali. No assoluto alla fine di Quota cento. Un piano di apertura dei cantieri e un piano di rilancio delle infrastrutture che noi abbiamo dettagliato nel nostro Recovery plan. Un serio piano salute. Con Domenico Arcuri che va a raccogliere le margherite e della salute si occupano persone valide».

Infine, l’incarico a Draghi ha avuto un altro effetto sull’attuale coalizione di Governo, ossia spaccare quel che restava della maggioranza. In pratica, se il Partito Democratico si dice disponibile a lavorare con il nuovo Esecutivo, da Movimento 5 Stelle e Leu è già arrivato il secco no. Nicola Frantoianni, di Liberi e Uguali, vede «molto difficile sostenere un Governo di questo tipo». Più categorico il partito di maggioranza numerica: i pentastellati hanno premesso che non voteranno un Governo tecnico guidato da Draghi.

Se così restassero davvero le cose, si preannuncia un’ulteriore conseguenza della soluzione proposta da Mattarella per chiudere la crisi, ovvero la nascita di una nuova insolita maggioranza dove Renzi, Zingaretti, Salvini, Berlusconi e Meloni potrebbero trovarsi a votare insieme la fiducia a Draghi, mentre Movimento 5 Stelle e Leu passerebbero all’opposizione.



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2 Commenti

  1. In realtà credo era già tutto deciso.
    Il buon salvini grida alle elezioni ma se ne guarderanno bene a sfiduciare Draghi.
    Salvini ha un solo modo per arrivare alle elezioni ovvero non porre la fiducia a draghi che non avrebbe nemmeno i voti dei 5 stelle e quindi si andrebbe al voto. Ma votare significa eliminare i parlamentari (ricordate il referendum?), quindi si appoggerà draghi e sarà l’ennesimo governo tecnico non voluto dai cittadini. Oggi dire che siamo in democrazia è un “parolone” anzi una bugia.

  2. vediamo quanti ministri con partita iva mette nel governo,,,i soliti burocrati che hanno affossato Alitalia banche imprese pubbliche a non finire, capaci solo di autoliquidarsi stipendioni ed altro e vessare i cittadini co tributi vari,,siamo alle solite

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