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Cosa succede se il truffatore ha i miei dati personali?

25 Maggio 2021 | Autore:
Cosa succede se il truffatore ha i miei dati personali?

Nome e cognome, codice fiscale, indirizzo di residenza ed email, coordinate bancarie e codice iban: si può truffare conoscendo questi dati?

I dati personali servono ad identificare un soggetto individuandone i suoi tratti essenziali. Nome, cognome, residenza, codice fiscale, data di nascita: sono tutti dati molto importanti che, in una società in cui le informazioni corrono veloci, sono fondamentali per poter accedere ai più comuni servizi. Il punto è proprio questo: poiché oggi per usufruire di qualsiasi servizio (si pensi alle iscrizioni ai siti streaming legali, agli ordini online, ecc.) occorre fornire le proprie generalità, è facile cadere in una truffa e, così, fornire i propri dati a un malintenzionato che utilizzerà gli stessi per i propri scopi illeciti.

Cosa succede se il truffatore ha i miei dati personali? Possiamo cominciare subito con una rassicurazione: se un criminale è in possesso dei dati personali di un altro soggetto, tipo nome e cognome, non potrà fare molto: i truffatori, infatti, mirano non tanto alle generalità di una persona, quanto alle credenziali riservate di accesso a un sito, magari all’home banking da cui si gestisce il proprio conto corrente. Insomma: che il truffatore sappia quale sia il vostro nome di battesimo e il cognome è davvero poca cosa.

La questione si complica se egli dovesse avere anche il codice fiscale o, peggio ancora, alcuni dati riservati che solo voi dovreste conoscere. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa succede se il truffatore ha i tuoi dati personali.

Truffatore: come ottiene i dati personali?

Come può un truffatore ottenere i dati personali di un altro soggetto? In realtà, non è così difficile; esistono tantissimi modi per poter venire a conoscenza dei dati che identificano un individuo, molti dei quali non sono nemmeno illegali.

Ad esempio, ottenere i dati personali (quantomeno nome, cognome e domicilio) di un libero professionista è facilissimo perché tali informazioni sono pubbliche e contenute negli appositi albi professionali (avvocati, medici, architetti, ingegneri, ecc.).

È molto semplice ottenere nome, cognome, indirizzo e numero di telefono di una persona anche consultando un semplice elenco telefonico.

Il truffatore potrebbe ottenere i dati personali anche procurandosi copia della carta d’identità e del codice fiscale della vittima. Si pensi a colui che lavora per una copisteria oppure al personale presente nei negozi di telefonia: queste persone possono avere tranquillamente accesso ai dati personali prelevandoli direttamente dai documenti loro forniti.

Ben più complesso è ottenere informazioni più riservate, come ad esempio le coordinate bancarie, il numero di Iban, a volte anche il numero di cellulare.

Il truffatore che è a conoscenza di questi dati non può comunque agire se non possiede le informazioni maggiormente protette, cioè le credenziali di accesso a un determinato servizio. Stiamo parlando delle password, cioè dell’unico, vero dato che, se in possesso del truffatore, può davvero essere un bel problema.

Truffatore: cosa può fare con nome e cognome?

Il truffatore in possesso solamente del nome e del cognome di un’altra persona non può fare praticamente nulla. Il nominativo è un dato personale talmente comune e, oramai, così poco identificativo all’interno dei sistemi informatici che possedere solamente questo è davvero troppo poco per poter confezionare una truffa.

Certo, è sempre possibile usare nome e cognome per creare un documento falso, ma anche in tal caso i dati sono troppo scarni poiché servirebbero anche la residenza, la data di nascita, la fotografia, ecc.

Truffatore: cosa può fare con il codice fiscale?

Il codice fiscale è un codice alfanumerico di 16 caratteri che serve a individuare una persona in modo univoco. Per la precisione, il codice fiscale identifica le persone nei loro rapporti con gli enti e le amministrazioni pubbliche dello Stato italiano: dal codice fiscale, infatti, ogni ente pubblico riesce a risalire all’identità esatta di un individuo.

Il codice fiscale di una persona è unico e immutabile: ciò significa che nessun individuo può avere più di un codice, né può modificarlo nell’arco della propria vita. Poiché il codice fiscale non prende in considerazione la residenza, chi si sposta per andare a vivere altrove non dovrà modificare il proprio codice fiscale.

Per tutte queste ragioni, il truffatore in possesso del codice fiscale è sicuramente in grado di risalire a molte più informazioni rispetto al solo nominativo.

Dal codice fiscale, infatti, si ricava la data e il luogo di nascita del soggetto. Inoltre, come anticipato, il codice fiscale è immutabile e, pertanto, il truffatore avrà a sua disposizione dei dati che durano per sempre.

Con codice fiscale, nome e cognome, il truffatore sa quasi tutto della persona. Ciò, tuttavia, non significa che egli possa compiere facilmente un raggiro: anche in questo caso, la conoscenza di tali dati non è sufficiente per commettere una truffa.

Truffatore: cosa può fare con l’indirizzo di residenza?

Il truffatore in possesso dell’indirizzo di residenza e del nominativo di una persona può al massimo tentare una di quelle vecchie truffe a domicilio. Può ad esempio spacciarsi per un corriere e chiedere il pagamento della consegna di un pacco, oppure fingersi un venditore porta a porta.

Insomma: il truffatore che sa dove abitate può fare ben poco.

Truffatore: cosa può fare con l’indirizzo email?

Il truffatore che è a conoscenza dell’indirizzo email può tentare la truffa del phishing, cioè del raggiro che consiste nell’inviare una email spacciandosi per la banca e chiedere le credenziali personali per poter accedere al conto.

In un caso del genere, la truffa viene portata a termine perché il truffatore si spaccia per  l’istituto di credito del soggetto e, accampando una scusa (tipo un malfunzionamento del sistema), si ottengono le password per poter accedere ai conti personali.

Il solo numero di conto corrente, però, è insufficiente: per rubare direttamente dal conto oppure per compiervi operazioni non autorizzate occorre conoscere le credenziali che permettono l’accesso ai servizi di home banking, cioè ai servizi telematici che consentono al correntista di accedere da casa al proprio conto per compiervi le operazioni necessarie (bonifici, ecc.).

Truffatore: cosa può fare con il numero di conto corrente?

In linea di massima, possiamo dire che fornire il proprio numero di conto corrente non è assolutamente pericoloso: infatti, tale codice serve ad effettuare versamenti su di esso, non prelievi. In altre parole, se tu dai il tuo numero di conto ad un’altra persona (ad esempio, ad un cliente), questi potrà utilizzarlo solamente per effettuarvi un versamento, quindi un’operazione a te positiva.

Non è possibile l’operazione contraria: nessuno può utilizzare il tuo numero di conto corrente per poterci prelevare del denaro. Questo avviene perché l’istituto di credito consente i prelievi solamente se espressamente autorizzati per iscritto dal titolare del conto.

Prendi ad esempio le domiciliazioni bancarie, cioè i prelievi che le società erogatrici delle più comuni forniture (telefono, luce, gas, ecc.) fanno direttamente sul conto del cliente: in un caso del genere, tale operazione è permessa non perché hai dato il tuo numero di conto corrente alla società, ma perché hai autorizzato per iscritto la banca (o le poste) a consentire il prelievo senza altro avviso.

Truffatore: cosa può fare con il codice iban?

Il codice iban non è altro che una serie di numeri che si riferisce alle coordinate bancarie. È costituito da 27 caratteri, tra i quali si trova anche l’identificativo del conto corrente.

Poiché grazie al codice iban è possibile solo effettuare pagamenti a favore dell’intestatario del conto, non è possibile addebitare spese o effettuare prelievi non autorizzati a carico di quest’ultimo. Ciò significa che chi fornisce il proprio codice iban lo fa solamente perché su quelle coordinate riceverà un accredito. Pertanto, anche se il codice iban fosse pubblico, non si potrebbero temere truffe perché l’operazione inversa (cioè, quella del prelievo), non è ammissibile.

D’altronde, l’indicazione del proprio iban all’interno delle fatture è operazione comune da parte di società e liberi professionisti: se fosse così facile truffare questi ultimi mediante la conoscenza delle predette coordinate, i commercialisti ne sconsiglierebbero l’indicazione all’interno di tali documenti.



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