L’esperto | Articoli

Motivazione avvisi accertamento: ultime sentenze

5 Febbraio 2021
Motivazione avvisi accertamento: ultime sentenze

Quali sono i documenti che devono essere allegati agli avvisi di accertamento? Impugnazione per violazione dell’obbligo di allegazione degli atti richiamati.

Avvisi di accertamento e motivazione

La motivazione dell’avviso di accertamento ha principalmente la funzione di delimitare l’ambito delle ragioni adducibili dall’Ufficio nell’eventuale successiva fase contenziosa, consentendo, di ragione, al contribuente l’esercizio del diritto di difesa. Per cui, fermo restando l’onere della prova gravante sulla Amministrazione Finanziaria, è sufficiente che la motivazione dell’atto impugnato contenga l’enunciazione dei criteri astratti, in base ai quali è stata determinata la plusvalenza, non sussistendo la necessità di esplicitare gli elementi di fatto, peraltro indicati nell’atto (pag. 3), utilizzati nel procedimento di calcolo.

Al soddisfacimento di tale requisito motivazionale si contrappone l’onere gravante sul contribuente, conosciuto il procedimento di calcolo, di contestare e documentare l’infondatezza della pretesa erariale, opponendo, a sua volta, un procedimento di calcolo corredato degli elementi di fatto utilizzati. Tale onere, nel caso di specie, non pare adeguatamente e sufficientemente soddisfatto.

Comm. trib. reg. Cagliari, (Sardegna) sez. I, 24/08/2017, n.274

Avvisi di accertamento: documenti allegati

Con riguardo ai documenti che devono essere allegati agli avvisi di accertamento ai sensi della L. 27 luglio 2000 n. 212, art. 7, detto obbligo è limitato agli atti richiamati nella motivazione che non siano conosciuti o altrimenti conoscibili dal contribuente. Con riguardo alla sentenza di usucapione, si tratta di atto da presumere conosciuto o comunque certamente conoscibile dal contribuente, con la conseguenza che il riferimento che ad essa è fatto nell’avviso di accertamento soddisfa certamente l’onere motivazionale, senza alcun ulteriore obbligo di allegazione all’atto impositivo.

Cassazione civile sez. trib., 04/08/2020, n.16663

Impugnazione dell’avviso di accertamento

In tema di motivazione degli avvisi di accertamento, l’obbligo dell’Amministrazione di allegare tutti gli atti citati nell’avviso va inteso in necessaria correlazione con la finalità “integrativa” delle ragioni che, per l’Amministrazione emittente, sorreggono l’atto impositivo, secondo quanto dispone la L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3, comma 3.

Il contribuente, infatti, ha il diritto di conoscere tutti gli atti il cui contenuto viene richiamato per integrare tale motivazione, ma non il diritto di conoscere il contenuto di tutti quegli atti cui si faccia rinvio nell’atto impositivo e sol perchè ad essi si operi un riferimento, ove la motivazione sia già sufficiente (e il richiamo ad altri atti abbia, pertanto, mero valore “narrativo”), oppure se, comunque, il contenuto di tali ulteriori atti (almeno nella parte rilevante ai fini della motivazione dell’atto impositivo) sia già riportato nell’atto noto.

Pertanto, in caso di impugnazione dell’avviso sotto tale profilo, non basta che il contribuente dimostri l’esistenza di atti a lui sconosciuti cui l’atto impositivo faccia riferimento, occorrendo, invece, la prova che almeno una parte del contenuto di quegli atti, non riportata nell’atto impositivo, sia necessaria ad integrarne la motivazione.

Cassazione civile sez. trib., 09/07/2020, n.14579

Atti citati nell’avviso di accertamento

L’obbligo dell’Amministrazione di allegare tutti gli atti citati nell’avviso di accertamento va inteso in necessaria correlazione con la finalità integrativa delle ragioni che sorreggono l’atto impositivo, ne consegue che ad esso vanno allegati solo gli atti aventi contenuto integrativo della motivazione dell’avviso e che non sia già stati trascritti nella loro parte essenziale.

In tema di motivazione degli avvisi di accertamento, l’obbligo dell’Amministrazione di allegare tutti gli atti citati nell’avviso (art.7 della L. n 212 del 2000) va inteso in necessaria correlazione con la finalità “integrativa” delle ragioni che, per l’Amministrazione emittente, sorreggono l’atto impositivo, secondo quanto dispone l’art.3, comma 3, della L. n.241 del 1990.

Ne consegue che all’avviso di accertamento vanno allegati i soli atti aventi contenuto integrativo della motivazione dell’avviso medesimo e che non siano stati già trascritti nella loro parte essenziale, ma non anche gli altri atti cui l’Amministrazione finanziaria faccia comunque riferimento, i quali, pur non facendo parte della motivazione, sono utilizzabili ai fini della prova della pretesa impositiva.

Comm. trib. reg. Palermo, (Sicilia) sez. VIII, 16/04/2019, n.2432

Come far comprendere all’utente la motivazione dell’atto

In caso di atto di pignoramento che fa riferimento a una cartella di pagamento – preceduta da avvisi di accertamento per i quali è stata richiesta la rateizzazione, poi non rispettata – regolarmente notificata e contenente tutti gli elementi atti a fare comprendere all’utente la motivazione dell’atto medesimo, il contribuente non può non sapere di quale debito si tratta, né può affermare di non avere debiti tributari, né che non c’è stato un contraddittorio.

Comm. trib. reg., (Lombardia) sez. XIV, 31/10/2018, n.4668

Avviso di accertamento integrativo o sostitutivo di quello preesistente

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’integrazione o la modifica “in diminuzione” di un precedente avviso, non integrando una nuova pretesa tributaria, bensì una mera riduzione di quella originaria, operata in autotutela, non necessita di adempimenti formali né di una specifica motivazione, a differenza della modifica “in aumento” che, determinando una pretesa “nuova”, deve necessariamente formalizzarsi nell’adozione di un avviso di accertamento, integrativo o sostitutivo di quello preesistente, il quale, a garanzia del contribuente, esige specifica motivazione, con l’indicazione dei nuovi elementi di fatto di cui è sopravvenuta la conoscenza, così come prescritto a pena di nullità dall’art. 43, comma 3, del d.P.R. n. 600 del 1973.

(Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha annullato la decisione impugnata che aveva qualificato la rettifica “in diminuzione” degli atti di accertamento dell’Agenzia delle Entrate come una mera proposta di conciliazione e non come atto di autotutela, senza tenere conto della parziale rinuncia, implicita nell’adozione del provvedimento, alla pretese di cui agli originari avvisi di accertamento ed alle domande giudiziali, e del conseguente restringimento della materia del contendere).

Cassazione civile sez. trib., 30/10/2018, n.27543

Annullabilità dell’avviso di accertamento

Gli avvisi di accertamento impugnati che hanno comportato la revisione del classamento e l’attribuzione di una nuova rendita catastale sono da annullare, essendo i medesimi viziati da difetto di motivazione in quanto contengono soltanto richiami a leggi e decreti senza una chiara esposizione dei motivi che hanno comportato un innalzamento delle rendite catastali.

Comm. trib. prov.le Varese sez. I, 06/07/2018, n.257

Legittimità degli avvisi di accertamento

Sono legittimi gli avvisi di accertamento che nella motivazione indicavano che “l’amministrazione aveva proceduto ai sensi e sulla base della previsione di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, della determinazione del direttore dell’Agenzia del Territorio del 16 febbraio 2005, della richiesta del Comune di Mi. del 14 ottobre 2005 diretta ad ottenere la revisione del classamento delle unità di proprietà privata ubicate nelle microzone individuate nella planimetria allegata all’avviso, e della determinazione del direttore dell’Agenzia del Territorio con la quale era stato attivato l’indicato processo di revisione”.

Pertanto, l’obbligo di motivazione dell’atto di classamento resta assolto una volta che sia stato evidenziato il presupposto dell’accertamento risultante, laddove esso tragga impulso da una c.d. “verifica per microzone”, dalla previsione di cui alla L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, e dalla determinazione del direttore dell’Agenzia del Territorio del 16 febbraio 2005 e nell’allegazione (o integrale riproduzione) della richiesta del Comune dalla quale il potere di rettifica ha tratto impulso

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. XIII, 19/06/2018, n.4172

La motivazione degli avvisi di accertamento

In tema di motivazione degli avvisi di accertamento, l’obbligo dell’Amministrazione di allegare tutti gli atti citati nell’avviso va inteso in necessaria correlazione con la finalità “integrativa” delle ragioni che, per l’Amministrazione emittente, sorreggono l’atto impositivo, secondo quanto dispone l’art. 3, comma 3, Legge n. 241/1990.

Il contribuente, infatti, ha diritto di conoscere tutti gli atti il cui contenuto viene richiamato per integrare tale motivazione, ma non il diritto di conoscere il contenuto di tutti quegli atti, cui si faccia rinvio nell’atto impositivo, ove la motivazione sia già sufficiente (e il richiamo ad altri atti abbia, pertanto, mero valore “narrativo”), oppure se, comunque, il contenuto di tali ulteriori atti (almeno nella parte rilevante ai fini della motivazione dell’atto impositivo) sia già riportato nell’atto noto. Pertanto, in caso di impugnazione dell’avviso sotto tale profilo, non basta che il contribuente dimostri l’esistenza di atti a lui sconosciuti cui l’atto impositivo faccia riferimento, occorrendo, invece, la prova che almeno una parte del contenuto di quegli atti, non riportata nell’atto impositivo, sia necessaria ad integrarne la motivazione.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio) sez. VIII, 20/11/2017, n.6713

Contestazione dei presupposti impositivi 

Il difetto di motivazione della cartella esattoriale, che faccia rinvio ad altro atto costituente il presupposto dell’imposizione senza indicarne i relativi estremi in modo esatto, non può condurre alla dichiarazione di nullità, allorché la cartella sia stata impugnata dal contribuente, il quale abbia dimostrato, in tal modo, di avere piena conoscenza dei presupposti dell’imposizione, per averli puntualmente contestati; pertanto, non può ravvisarsi un difetto di motivazione nell’atto impositivo vincolato, che espressamente indichi gli anteriori avvisi di accertamento già notificati all’intimato ed in relazione ai quali sia pendente contenzioso, mentre invece erroneamente l’accertamento era stato indicato come definitivo anziché provvisorio, non sussistendo un’effettiva limitazione del diritto di difesa, che ricorre unicamente qualora il contribuente non sia stato posto in grado di conoscere le ragioni dell’intimazione di pagamento ricevuta e alleghi il pregiudizio patito effettivamente.

Cassazione civile sez. VI, 18/04/2017, n.9778



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube