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Il possesso di 500 gr. di hashish non fa lo spacciatore

16 gennaio 2012


Il possesso di 500 gr. di hashish non fa lo spacciatore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 gennaio 2012



Il semplice possesso di un quantitativo di droga superiore ai limiti consentiti non è di per sé prova che esso sia destinato allo spaccio anziché all’uso personale.

La Cassazione, in una recente sentenza [1], ha ribadito che un giovane, colto in flagrante con 500 g. di hashish, non può essere considerato un pusher [2]: per definirlo tale sono necessari ulteriori elementi oggettivi (che ora vedremo).

Solo quando i destinatari della droga sono terzi soggetti, cioè nel caso di spaccio, la detenzione di sostanze stupefacenti costituisce un reato sanzionato penalmente, non invece quando si tratta di uso personale [3].

La destinazione a terzi, però – come specificato dalla Suprema Corte – non può essere presunta dall’aver rinvenuto un quantitativo di droga esorbitante, superiore alla soglia prevista [4] per uso personale. Essa invece va concretamente dimostrata attraverso altri indici come: le condizioni economiche del detentore, la modalità di custodia, il frazionamento in dosi, il ritrovamento di strumenti idonei al taglio, alla pesatura e al confezionamento delle dosi (bilancino, cartine, ecc.). [5].

di MANUELA PAGANI

 

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONE III PENALE
Sentenza 1° dicembre 2011 – 13 gennaio 2012, n. 919

Svolgimento del processo

1. Provvedimento impugnato e motivi del ricorso – L’ordinanza oggetto del presente ricorso ha confermato il provvedimento del G.i.p. con cui era stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti dell’odierno ricorrente accusato di avere detenuto 500 gr. di hashish per uso non esclusivamente personale.
Avverso tale decisione, l’indagato ha proposto ricorso, tramite il difensore deducendo:
1) erronea applicazione del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73 e dell’art. 273 c.p.p. nonchè mancanza di motivazione (art. 606 c.p.p., lett. b) ed e)). Ciò, in quanto la destinazione allo spaccio deve essere provata dall’accusa e, sotto tale profilo, nè il G.i.p. nè il Tribunale per il Riesame avrebbero motivato adeguatamente.
Tale finalità è stata, infatti, desunta dal dato ponderale che è stato ritenuto, per così dire, auto evidente al punto da trascurare di motivare ulteriormente su altri aspetti. In particolare, la difesa dell’indagato – che aveva da subito ammesso di avere acquistato la droga da tale R. – richiama l’attenzione sul fatto che l’involucro sequestrato al D.S. combaciava perfettamente con l’altro involucro trovato nell’abitazione di R.. In ogni caso, perciò, la droga era confezionata in un unico involucro, manca qualsiasi rinvenimento di sostanza da taglio o di strumenti idonei alla pesatura. Inoltre, visto che il ricorrente si è dichiarato da subito tossicofilo ed ha spiegato di avere acquistato quel quantitativo perchè più conveniente, non risulta essere stata fatta alcuna indagine sulle disponibilità patrimoniali nè sulle condizioni soggettive del D.S..
2) violazione di legge e carenza di motivazione (art. 606 c.p.p., lett. b) ed e) in rel. agli artt. 274 e 275 c.p.p.) in quanto anche sotto il profilo delle esigenze cautelari si registrerebbe una motivazione apparente, generica (perchè sostenuta in pari misura per i due indagati, nonostante la diversità di posizione) e, per di più, frutto di una doppia valutazione sempre dello steso dato, la asserita gravità del fatto, (laddove diverso è il caso di chi detenga 500 gr. di droga appena comprata e chi ne abbia kg. 3,700 a casa). Anche in punto di adeguatezza della misura, la motivazione è solo formale perchè lo stesso accenno all’unico precedente per violazione dell’art. 650 c.p. (con la conclusione che esso testimonia una tendenza alla inosservanza delle regole) non è decisivo. Ed infatti, si fa notare che l’assunto è solo astrattamente valido in quanto la circostanza che taluno sia stato condannato per violazione dell’art. 650 c.p. per non avere, ad esempio, ottemperato all’invito impostogli di esibire la patente non autorizza a ritenere che non sarebbe in grado di rispettare gli obblighi connessi con un regime di arresti domiciliari.
Il ricorrente conclude per l’annullamento dell’ordinanza impugnata.

Motivi della decisione

2. – Il ricorso è fondato. Le censure che esso muove sono, infatti, puntuali e pertinenti e, soprattutto, pongono l’accento sul vizio motivazionale di fondo del provvedimento che è assertivo e meramente ripetitivo dell’ordinanza del G.i.p. senza replica alle obiezioni mosse con il ricorso al Tribunale per il Riesame.
In particolare, nell’ordinanza impugnata, si riscontra una inosservanza dei criteri che sono stati ripetutamente indicati da questa S.C. in tema di valutazione della destinazione della droga (se, cioè, a fine d’uso personale o di cessione a terzi).
E’ stato, infatti, asserito anche abbastanza di recente (sez. 6, 19.4.00, D’incontro, n. 6282) che ogni qualvolta la condotta dell’agente non appaia indicare l’immediatezza del consumo, la verifica di tale ipotesi è effettuata dal giudice di merito tenendo conto di una pluralità di parametri “come la quantità, la qualità e la composizione della sostanza, anche in rapporto al reddito del detentore e del suo nucleo familiare nonchè la disponibilità di attrezzature per la pesatura o il confezionamento della sostanza oltre che, sulla base delle concrete circostanze del caso”.
Ciò non risulta essere avvento nella specie ove si è valorizzato esclusivamente il dato ponderale prescindendo anche da una più attenta considerazione delle peculiarità del caso come, ad esempio, le circostanze di rinvenimento della droga, pur documentate in modo dettagliato dal servizio di osservazione della p.g. e dalle risultanze di perquisizioni e sequestro (non solo al D.S. ma anche a quello che verosimilmente era stato il cedente della droga a lui rinvenuta).
Sorvolando, poi, sull’assenza di qualsivoglia riscontro investigativo circa le disponibilità dell’indagato (e, quindi, la compatibilità con l’ipotesi della “scorta”), il Tribunale si è limitato a replicare che la quantità era “troppa per un uso personale”.
Nè vale obiettare che la tesi difensiva sia stata, a sua volta, meramente asserita perchè è noto che compete all’accusa dimostrare la finalità di spaccio.
In altri termini, la destinazione della droga al fine di cessione deve, quindi, essere argomentata facendo riferimento ad elementi oggettivi univoci e significativi tra i quali rientra senza dubbio il quantitativo della droga sequestrata ma unitamente ad altri dati quali, ad esempio, il rinvenimento dello strumentario che lo spacciatore tipicamente utilizza per il confezionamento delle dosi (bilancino, cartine, ecc.) la ripartizione in dosi singole pronte per la distribuzione, le modalità di detenzione della droga (sez 6, 1.4.03, Grisolia; Sez. 6, 13.11.08, Perrone, Rv. 241604). E’ Stato, infatti, anche precisato (Sez 6, 2.4.08, Sejjal, Rv. 240526) che il semplice superamento dei imiti quantitativi massimi consentiti per la detenzione a fini personali non vale ad invertire l’onere della prova a carico dell’imputato, o ad introdurre una sorta di presunzione, sia pure non assoluta, in ordine alla destinazione della droga. Al contrario, si impone, per il giudice un dovere accentuato di motivazione nella valutazione del parametro della “quantità”.
La inadeguatezza della motivazione in punto di gravi indizi, si ripropone anche per quanto attiene alla valutazione delle esigenze cautelari e della misura più appropriata.
Sotto il primo aspetto, è senza dubbio censurabile – come sottolinea il ricorrente – il fatto che il Tribunale abbia accomunato nel medesimo giudizio chi, come il D.S., deteneva 500 gr. di stupefacente e chi, invece, ne deteneva kg. 3,700 (senza tralasciare di considerare anche le differenti modalità di detenzione: per il D.S., praticamente per strada ed in un momento in cui risultava avere appena acquistato, per l’altro, custodita in casa, in vari locali). Tra l’altro, lo stesso Tribunale per il Riesame da per scontato che la droga detenuta da D.S. provenisse dall’involucro sequestrato presso il garage dell’altro indagato, R..
Ugualmente giustificate e logiche appaiono le considerazioni critiche che il ricorrente muove, nel secondo motivo, alla motivazione dell’ordinanza impugnata per quel che attiene alla scelta della misura non potendo certo apparire “dirimente”, ai fini della esclusione di un regime meno afflittivo di arresti domiciliari, la sottolineatura del precedente per violazione dell’art. 650 c.p..
In buona sintesi, tutti i parametri di valutazione che i giudici di merito avrebbero dovuto prendere in considerazione sono stati sostanzialmente ignorati e ciò rende il provvedimento impugnato sindacabile in sede di legittimità sotto il profilo della mancanza di motivazione. Essa deve, infatti, ravvisarsi anche in casi, come quello in esame, in cui l’organo di impugnazione adito si è sottratto al proprio dovere di controllo dell’ordinanza oggetto di ricorso, limitandosi a ribadire puramente e semplicemente le argomentazioni del G.i.p. ed ignorando le opposte obiezioni della difesa del’indagato che richiamavano l’attenzione sulla necessità di tener conto altri dati per una valutazione più completa ed approfondita.
Si impone, quindi, un annullamento dell’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Catania per nuovo esame alla luce dei rilievi critici fin qui svolti.

P.Q.M.

Visti gli artt. 615 e segg. c.p.p. annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Catania per nuovo giudizio.
Visto l’art. 94 disp. att. c.p.p., comma 1 ter ordina che a cura della cancelleria, sia trasmessa copia del presente provvedimento al direttore dell’istituto penitenziario competente per gli adempimenti di cui all’art. 94 disp. att. c.p.p., comma 1 bis.


note

[1] Cass. sent. 13.01.2012, n. 919.

[2] Spacciatore di droga.

[3] La detenzione ai fini di consumo privato costituisce un illecito amministrativo, sanzionato – piuttosto che con la reclusione in carcere − attraverso la sospensione della patente di guida, del passaporto, di ogni altro documento equivalente e, se si tratta di straniero, del permesso di soggiorno per motivi di turismo.

[4] Art. 73, c. 1bis lett. a), D.P.R 309/1990, come modificato dalla L. 21.02.2006 n. 49

[5] In tal senso, vedi anche Cass. sent. 40575/2008, Cass. sent. 27330/2008, Cass. sent. 39017/2008, Cass. sent. 45916/2009, Cass. sent. 12146/2009,  Cass. sent. 21870/2011.

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11 Commenti

  1. vorrei una risposta in merito il ritrovamento di una sacca contenente 400 gr di haschisc,trovata fuori casa mia,in 1 grado condannato a 4anni e 18 mila euro di multa !!!in appello e stata riconfermata la pena!!!come debbo fare poiche rinchiuso gia ad un anno agli arresti domiciliari???

    1. Salve, mi scuso per la tardività della risposta. Ho letto solo ora il commento e non è facile stare dietro a tutti i nostri lettori.
      Ciò che dovrà fare è un’istanza di revoca misura cautelare ex art. 299 cpp.
      Cordiali saluti

  2. salve ho letto il post ed è interessante…volevo farvi una domanda con un kilo di mariuana non trovato in casa ma in auto è possibile in appello avere il comma 5 e relativa sospensione condizionale dato che non mi hanno trovato ne soldi ne bilancino e ne niente solo il pacco da un kilo..grazie attendo risposta

    1. Gentile Adamo,

      orientamento costante della Cassazione afferma che la sola presenza di una quantità notevole della sostanza stupefacente possa bastare a escludere la circostanza attenuante del fatto di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309). Ciò nonostante, comunque, Le resta la possibilità di mettere in discussione la decisività del dato quantitativo provando una “prevalente” rilevanza probatoria delle altre circostanze a Suo favore. La Cassazione, nella sentenza del 17 luglio 2009 n. 42485, ha affermato infatti che il dato quantitativo è “sufficiente a negare l’attenuante in questione, senza necessità che il giudice prenda espressamente in esame gli altri parametri normativi, se non prevalenti rispetto al dato ponderale”.

  3. salve, io e tre amici siamo stati trovati con 6 grammi di hashish inizialmente ci hanno fatto solo una sanzione amministrativa (art.75) dicendoci che ci sarebbe arrivata una lettera a casa, in cui saremo dovuti andare a passare tipo una vista psicologica…ma ora invece ci e arrivata una lettera in cui dice che siamo indagati n base all articolo 73!!!! vorrei sapere cosa significa e cosa sta succedendo!!!! grazie in anticipo per la risposta

    1. Caro Vincent, il pm e la polizia giudiziaria stanno verificando se sussistono elementi di prova sufficienti per avviare un processo nei vostri confronti e, di conseguenza, sostenere l’accusa di spaccio. Il mio consiglio è quello di rivolgervi subito a un avvocato di fiducia che, svolgendo adeguate indagini difensive, potrebbe convincere l’accusa dell’uso personale della detenzione della droga.

  4. Buongiorno, in seguito a perquisizione della nostra abitazione il mio compagno è stato accusato di detenzione ai fini di spaccio di 45 gr di hashish. Oltre a questi (un pezzo intero, non suddiviso in porzioni) i carabinieri hanno sequestrato anche un coltello, una bilancia digitale (non un bilancino di precisione, ma una normalissima bilancia da cucina!!!), un semplicissimo pezzo di pellicola che hanno trovato DIETRO il bidone (al 90% usata per coprire una torta anche se loro sostengono ovviamente usato per l’hashish) ed un sacchettino termosaldato contenente piccolissimi frammenti di hashish di 0,4 gr di peso compreso l’involucro. Il processo è stato rinviato per permettere al difensore d’ufficio di studiare le carte. L’accusa è di violazione dell’articolo 73 dpr 309/90. Vorremo capire a che cosa andiamo incontro se patteggiamo e se possiamo invece avere possibilità di sostenere il consumo personale continuando il processo. Inoltre mentre nel verbale dei cc viene menzionato il’articolo 73/5, l’accusa ha richiesto l’articolo 73 … senza comma 5!! Quindi rischiamo che non ci venga nemmeno riconosciuta la condioznale????Premetto che siamo entrambi lavoratori incensurati e che per ora la colpa l’ha presa tutta il mio compagno. Grazie

  5. Salve io sono stato trovato in strada con 4 grammi di marijuana e in seguito alla perquisizione domiciliare ne sono saltati fuori altri 70 . . suddivisi in due buste (di quelle del tabacco) dal peso di 43.200 una e 26.300 l altra. questo perché non spaccio e non possiedo un bilancino . io ho semplicemente comprato un pacco da un etto in sottovuoto (perché conveniente) e una volta a casa l ho aperto e sistemato in queste due buste… accanto alle buste però i cc hanno trovato la busta originale del pacco e credono che io da li ritagliavo le confezioni per le dosi (cosa assolutamente non vera).. e comunque sia non avevo soldi, bilancini, coltelli e cose varie..posso dimostrare che lavoro e prendo 1300 euro al mese . . nonostante tutto sono ai domiciliari fino al giorno del processo, poi si saprà. vorrei giusto sapere a cosa sto andando incontro e cosa fare per fargli capire che era tutta miaaaaaaa.. grazie 🙂

  6. ciao a seguito di perquisizione domiciliare sono stato trovato in possesso di 90 grammi di cocaina e 150 grammi di crack.
    come posso dimostrare l’uso personale.
    grazie in anticipo.

  7. ciao volevo sapere se una persona viene fermato su un ciclomotore con una busta x la spazzatura contenente 400 gr di marijuana per lo piu naturale senza appositi bilancini e roba da confezionamento cosa rischia? e gia da 7 mesi agli arresti domiciliari puo beneficiare della pena sospesa? tenendo conto che l esame tossicologico e risultato buono ed anche la relazione della polizia e buona cioe molto povera…grazie

    1. Questa è una risposta automatica.
      La ringraziamo per la Sua richiesta.
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