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Presunzione di innocenza: ultime sentenze

6 Febbraio 2021
Presunzione di innocenza: ultime sentenze

Valutazione delle prove favorevoli e contrarie all’imputato; inesigibilità di un apporto conoscitivo e probatorio da parte dell’accusato; assoluzione.

Accertamento definitivo di responsabilità

Il diritto al silenzio costituisce diretto precipitato della presunzione di innocenza di cui all’art. 6, par. 2, CEDU e comporta l’inesigibilità di un apporto conoscitivo e, tantomeno, probatorio da parte dell’accusato il quale, fino all’accertamento definitivo di responsabilità, deve reputarsi estraneo al fatto.

Il diritto al silenzio, peraltro, non s’atteggia come un diritto assoluto sicché, se dal contegno silente dell’accusato non può desumersi la prova della sua colpevolezza, quando ci si trovi di fronte a un contesto probatorio che richiede necessariamente una spiegazione, la scelta dell’interessato di non fornirla può ben essere considerata nella valutazione degli elementi a carico, alla stregua di riscontro negativo o di argomento di prova.

Cassazione penale sez. II, 12/02/2020, n.16036

Riqualificazione giuridica dell’ipotesi di reato

L’obbligo del giudice di appello di procedere alla rinnovazione della prova dichiarativa, di cui procede a rivalutazione ai fini della riforma contra reum della decisione, sussiste non solo nel caso di ribaltamento di una precedente sentenza di assoluzione, ma anche nel caso di riqualificazione giuridica dell’ipotesi originaria di reato, a seguito di impugnazione del pubblico ministero di una sentenza di condanna.

Cassazione penale sez. I, 18/05/2017, n.29165

Diversa valutazione delle dichiarazioni rese in primo grado

Sussiste vizio di motivazione ex art. 606 comma 1 lett. e) c.p.p. per la sentenza di appello che, su impugnazione del pubblico ministero, affermi la responsabilità dell’imputato in riforma di una sentenza assolutoria emessa all’esito di un giudizio abbreviato, operando una diversa valutazione di prove dichiarative ritenute decisive, senza che nel giudizio di appello si sia proceduto all’esame delle persone che abbiano reso tali dichiarazioni. A chiarirlo sono le sezioni Unite che bocciano la scelta di alcune sezioni semplici di ritenere la rinnovazione istruttoria non coerente con le specificità del rito abbreviato.

Per la Corte, invece, la regola dell’oltre ogni ragionevole dubbio, direttamente collegata al principio costituzionale della presunzione di innocenza, impone la diretta escussione delle persone che hanno reso le dichiarazioni ritenute a tal fine decisive: ribaltamento della pronuncia assolutoria, operato sulla scorta solo di una valutazione cartolare del materiale probatorio a disposizione del primo giudice, finirebbe con il contenere in sé l’implicito dubbio ragionevole sulla colpevolezza.

Cassazione penale sez. un., 19/01/2017, n.18620

Assoluzione dell’imputato condannato in primo grado

Il ribaltamento in senso assolutorio del giudizio di condanna operato dal giudice di appello non necessita, al contrario dell’ipotesi inversa, della previa rinnovazione della prova dichiarativa decisiva, non rilevando, in tal caso, il principio del “ragionevole dubbio”, sì da essere  perfettamente in linea con la presunzione di innocenza, presidiata dai criteri di giudizio di cui all’art. 533 c.p.p., salva tuttavia restando la necessità di una motivazione di natura rafforzata.

Cassazione penale sez. IV, 20/12/2016, n.4222

Patteggiamento e valutazione delle prove

In tema di sentenza di applicazione della pena a seguito di istruttoria dibattimentale, ai sensi dell’art. 448, comma 1, c.p.p., conseguente ad una plena cognitio, il giudice deve necessariamente tener conto nella motivazione degli elementi di prova acquisiti nel corso del processo, non potendosi limitare ad una ricognizione sommaria di quelli che giustificano la “condanna” ed all’affermazione dell’assenza di quelli che consentono il proscioglimento; ne consegue che in forza della presunzione di innocenza l’imputato deve essere assolto ai sensi dell’art. 530, comma 2, c.p.p., se sussiste un ragionevole dubbio in ordine alla sua colpevolezza.

Cassazione penale sez. III, 03/11/2016, n.7951

La sentenza assolutoria 

È inammissibile per carenza di interesse il ricorso della parte civile avverso la sentenza di assoluzione con la formula «perché il fatto non costituisce reato», per mancanza dell’elemento psicologico, trattandosi di accertamento che non ha efficacia di giudicato nell’eventuale giudizio civile per le restituzioni e il risarcimento del danno.

(Fattispecie di assoluzione dal reato di omicidio colposo a seguito di sinistro stradale, ai sensi dell’art. 530, comma 2, c.p.p., determinata dalla insussistenza di sufficienti elementi di prova per dichiarare la colpa dell’imputata, in relazione alla quale la S.C. ha precisato che se in sede penale il dubbio non consente di vincere la presunzione di innocenza, in sede civile, invece, rafforza la presunzione di colpa prevista dall’art. 2054 c.c.).

Cassazione penale sez. III, 30/03/2016, n.41462

Sospensione condizionale della pena

In tema di sospensione condizionale della pena, il giudice può fondare, in modo esclusivo o prevalente, il giudizio prognostico negativo circa la futura astensione del soggetto dalla commissione di nuovi reati sulla capacità a delinquere dell’imputato, desumendola da precedenti giudiziari non definitivi.

(In motivazione la Corte ha precisato che l’utilizzazione, da parte del giudice ai fini del diniego del beneficio della sospensione condizionale della pena, della posizione di indiziato di altro reato a carico dell’imputato, non contrasta con il principio della presunzione di innocenza dello stesso sino alla condanna definitiva, rilevando esclusivamente ai sensi e per gli effetti dell’art. 133, comma secondo, cod. pen.).

Cassazione penale sez. III, 30/09/2015, n.44458

Criterio di valutazione della prova

La previsione normativa della regola di giudizio dell'”al di là di ogni ragionevole dubbio”, che trova fondamento nel principio costituzionale della presunzione di innocenza, non ha introdotto un diverso e più restrittivo criterio di valutazione della prova ma ha codificato il principio giurisprudenziale secondo cui la pronuncia di condanna deve fondarsi sulla certezza processuale della responsabilità dell’imputato.

Cassazione penale sez. II, 09/11/2012, n.7035

Affievolimento della presunzione di innocenza

È manifestamente infondata la q.l.c., per violazione dell’art. 27 cost., dell’art. 303 comma 1 lett. d), parte seconda, c.p.p. atteso che il diverso trattamento della durata dei termini di custodia cautelare previsto nel caso di “doppia condanna” trova la sua giustificazione, anche sul piano della ragionevolezza, nell’affievolimento della presunzione di innocenza in presenza di una condanna intervenuta in primo e secondo grado e quindi di un doppio giudizio di colpevolezza.

Cassazione penale sez. IV, 09/12/1999, n.4680

Presunzione di innocenza e diritto di difesa dell’imputato

Nell’ipotesi di patteggiamento non spetta al giudice alcun obbligo di specifica motivazione sulla responsabilità, in quanto l’accordo sull’applicazione della pena costituisce una forma implicita di riconoscimento della responsabilità da parte dell’imputato che rinuncia ad avvalersi della presunzione di innocenza e del diritto di difendersi provando, rimanendo affidato al giudice il potere-dovere di pronunziare il proscioglimento quando la prova dell’innocenza risulti evidente dagli atti acquisiti.

Cassazione penale sez. I, 25/02/1993



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