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Le sole dichiarazioni della persona offesa possono essere prova del reato

2 febbraio 2014


Le sole dichiarazioni della persona offesa possono essere prova del reato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 febbraio 2014



La testimonianza della persona offesa, vittima di reato, può essere assunta anche da sola, come prova della responsabilità dell’imputato: non c’è bisogno di ulteriori riscontri esterni.

È la mia parola contro la sua…”: una tipica giustificazione, questa, di chi crede che, dinanzi alla perfetta contrapposizione dei racconti forniti dalle opposte e confliggenti parti in causa, il giudice non possa decidere e, quindi, emettere una sentenza di colpevolezza.

Si tratta, tuttavia, solo di un luogo comune non corrispondente al vero, almeno nel processo penale. Ciò perché, come ha giustamente ricordato la Cassazione in una recentissima sentenza [1], nel caso di reati, le dichiarazioni della persona offesa possono essere poste, anche da sole, a fondamento della responsabilità penale dell’imputato. In altre parole, nel contrasto tra quanto affermato dalla vittima e dal reo, prevale il primo racconto. E ciò perché, altrimenti, tutta una serie di reati che normalmente si consumano in due, e nella più assoluta segretezza (si pensi, per esempio, allo stupro o alla concussione), non troverebbero mai un colpevole.

L’unica condizione è, comunque, una previa verifica [2] della credibilità del dichiarante e dell’attendibilità intrinseca del suo racconto, che peraltro deve in tal caso essere più penetrante e rigorosa rispetto a quella cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone [3].

Inoltre, dice la Suprema Corte, nel caso in cui la persona offesa si sia costituita parte civile, può essere opportuno procedere al riscontro delle sue dichiarazioni con altri elementi. In tali casi, il giudice deve fondare il proprio convincimento anche su dati estrinseci.

Ma, così, quali garanzie ha l’imputato?

Il giudice non è tenuto a prendere per “oro colato” ciò che afferma la parte lesa. Diversamente, infatti, chiunque potrebbe far condannare i propri nemici senza grandi sforzi. Invece, nel caso di testimonianza della persona offesa, la difesa dell’imputato ha sempre la possibilità di un controesame, potendo così “demolire” la credibilità e l’attendibilità oggettiva e soggettiva della presunta vittima. Ecco perché grande importanza avranno sul punto le “contestazioni” in senso ampio avanzate dell’avvocato dell’accusato.

Come valutare, dunque, le dichiarazioni della persona offesa? Lo chiarisce a chiare lettere la Cassazione: il giudice deve motivare le ragioni per le quali abbia ritenuto credibile la persona offesa, ritenendo attendibile il suo racconto.

note

[1] Cass. sent. n. 4343/14 del 30.01.2014.

[2] Corredata da idonea motivazione.

[3] Cass. S.U. sent. n. 41461/2012.

Autore immagine: 123rf.com

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