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La diffamazione a mezzo Internet

25 Maggio 2021
La diffamazione a mezzo Internet

Cosa succede quando si offende la reputazione di una persona su un social network?

Di recente, hai discusso animatamente con un collega per una sciocchezza di lavoro. Hai cercato di chiarire subito la tua posizione, ma l’altro non ne vuole più sapere. Un giorno, tuttavia, scopri che ha pubblicato un post su Facebook dove ti accusa di essere una nullità e che i giorni in cui non ti presenti in azienda è perché te ne vai in giro a spassartela con la tua fidanzata. A questo punto, vai su tutte le furie e decidi di rivolgerti ad un avvocato per tutelare la tua immagine.

In questo articolo ti spiego la diffamazione a mezzo internet. Oggi, infatti, è sempre più frequente offendere la reputazione altrui sui social network scrivendo dei post che vengono letti e condivisi da tantissime persone. In casi del genere, è necessario segnalare l’episodio al centro assistenza della piattaforma e, contestualmente, presentare una querela alle autorità competenti. Inoltre, il pubblico ministero può ordinare al fornitore del servizio online anche l’oscuramento del sito internet al fine di impedire che il reato venga portato a conseguenze ulteriori. Se vuoi saperne di più sull’argomento ti consiglio di metterti comodo e di proseguire la lettura.

Diffamazione: cos’è?

Cominciamo subito col dire che la diffamazione è un reato [1] e consiste nell’offendere, comunicando con due o più persone, la reputazione di qualcun altro. Ti faccio un esempio.

Marco, Federico e Paolo sono tre studenti che si danno appuntamento in un locale per festeggiare il compleanno di uno di loro. Durante la serata, Marco racconta ai due amici che Giovanni, una loro conoscenza in comune, ha vinto la borsa di studio grazie a suo padre che è un famoso professore universitario.

Come vedi, l’esempio riporta un classico caso di diffamazione in quanto l’offesa:

  • è rivolta nei confronti di una persona non presente;
  • ha ad oggetto la reputazione e l’onore altrui, vale a dire il prestigio di cui gode un soggetto nel proprio ambiente sociale e professionale;
  • è comunicata a due persone.

Per la configurabilità del reato, il Codice penale richiede il dolo generico cioè la consapevolezza di offendere la reputazione altrui con più persone. In tal caso, è prevista la reclusione fino ad un anno o la multa fino a 1.032 euro.

La diffamazione a mezzo internet

La diffamazione può aver luogo anche su internet. Si tratta di un fenomeno ampiamente diffuso, grazie all’utilizzo sempre più massiccio dei social network dove ognuno dà libero sfogo ai propri pensieri senza preoccuparsi delle conseguenze. La diffamazione a mezzo internet può riguardare:

  • un’immagine caricata su Instagram;
  • un post pubblicato su Facebook o su Twitter;
  • un messaggio inviato ad un gruppo WhatsApp;
  • una cattiva recensione che si trasforma in totale disprezzo verso l’azienda;
  • un contributo scritto in un forum oppure su un blog;
  • una mail dal contenuto offensivo inviata a più destinatari.

Nel momento in cui, attraverso una delle condotte viste poc’anzi, si offende con più persone l’onore e il decoro di qualcuno, ecco che si configura il reato di diffamazione aggravato dall’utilizzo di un mezzo pubblico. Internet, infatti, è un luogo virtuale in cui la portata diffamatoria ha un’eco incredibile considerato che tutto ciò che pubblichiamo in Rete viene letto da un numero indeterminato di persone in poco tempo.

Attenzione: per configurare il reato in questione non è necessario indicare il nome e il cognome della persona a cui è rivolta l’offesa, ma è sufficiente che la stessa sia facilmente individuabile dalla collettività.

Vista l’aggravante, la pena prevista è la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro. 

Diffamazione a mezzo internet: come tutelarsi?

Affinché si configuri il reato di diffamazione a mezzo internet, il contenuto del post pubblicato online deve essere offensivo e non semplicemente provocatorio. Ad esempio, scrivere su Facebook il post “A Tizia piace fare la bella vita” non è la stessa cosa che scrivere “Tizia è una mantenuta”.

Chi ritiene di essere vittima di post offensivi deve segnalare l’episodio al centro assistenza della piattaforma interessata (ad esempio Facebook, Twitter, Instagram, ecc.) e sporgere una querela – entro tre mesi dalla conoscenza del fatto – presso le autorità competenti (carabinieri, polizia postale o Procura della Repubblica).

Inoltre, è possibile chiedere il sequestro preventivo del sito internet o della pagina del social network onde evitare che la vittima possa essere diffamata ulteriormente. In questo modo, il fornitore del servizio provvederà immediatamente ad oscurare il sito ed impedirne l’accesso agli utenti.

Inoltre, si consiglia di rivolgersi ad un avvocato di fiducia per costituirsi parte civile in un eventuale processo penale al fine di ottenere un risarcimento del danno in caso di condanna del responsabile. Al riguardo, è indispensabile dimostrare il danno patrimoniale o non patrimoniale subito. Ti faccio un ultimo esempio.

Caio è un commercialista. Un giorno, un cliente insoddisfatto pubblica sul proprio profilo Instagram il post “Caio è un ladro. Se non volete perdere i vostri soldi, non dategli alcun incarico”. Da quel momento, il professionista non riesce più a lavorare e viene deriso dai colleghi.

In questo esempio, Caio ha subito sia la perdita dei clienti (danno patrimoniale) sia il disagio di relazione nell’ambiente professionale (danno non patrimoniale).


note

[1] Art. 595 cod.pen.

Autore immagine: pixabay.com


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3 Commenti

  1. Il mio ex ha usato i social per scrivere informazioni false sul mio conto e accusarmi di una relazione con il suo migliore amico scagliandomi tutti i commenti di odio e di disprezzo di tutti i suoi contatti e di quelli comuni. Insomma, un «omicidio sociale» che mi ha portato a rinchiudermi in casa perché ogni volta che uscivo sentivo addosso gli sguardi ed i commenti bisbigliati dei compaesani. Poi, se vivi in un paesino piccolo immaginate che disastro. Insomma, ho fatto lo screenshot come prova in cui compariva la data e l’ora del post e l’ho portato alle autorità. Ho deciso di sporgere querela perché questa situazione era diventata insostenibile e per giunta era tutto falso anche perché il suo migliore amico mi chiedeva sempre consigli e ci vedevamo solo perché io dovevo fare da “Cupido” con la mia amica…quindi, un caos assurdo

  2. Mia moglie mi ha insultato pesantemente sui social dicendo che io tornavo a casa ubriaco e che non trascorrevo tempo con lei. Insomma, è andata a dire falsità e cattiverie a giustificazione della nostra rottura, piuttosto che prendersi la responsabilità di quanto lei aveva fatto cioè la civetta con il suo istruttore in palestra e poi visto che l’avevo sgamata lei è passata al contrattacco pensando che non mi avrebbero detto cosa aveva scritto, pur avendomi cancellato dagli amici del social

  3. Praticamente, a prescindere se le cose che vengono pubblicate sui social siano vere o false, nel frattempo un post o un commento può bruciarti la reputazione perché magari un utente non segue l’evoluzione della vicenda ma si ferma a quello che ha letto all’inizio e tu vittima della diffamazione resti doppiamente lesa sia dal post, sia dai commenti spregevoli, sia da eventuali messaggi sul tuo numero o sui social, per non parlare della considerazione che poi la gente ha di te quando ti incrocia per strada. Quindi, è giusto che sia punita come si deve la diffamazione anche su Internet

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