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Alberi in condominio: le regole

3 Febbraio 2021
Alberi in condominio: le regole

Ripartizione delle spese, potatura, giardiniere, responsabilità in caso di caduta di rami o foglie: cosa prevede la legge per le piante condominiali?

Anche se, nelle nostre città, il verde è sempre più raro, non mancano condomini con alberi e aiuole. Senonché proprio la natura, che bucolicamente dovrebbe spingere gli uomini verso miti sentimenti di pace e serenità, in questi casi è motivo di litigi. Sono proprio le spese che conseguono al giardinaggio e alle distanze tra le piante e i balconi a creare i problemi in sede di assemblea. Ed allora è bene conoscere le regole sugli alberi in condominio in modo da prevenire il sorgere di contenzioni dinanzi al giudice. 

Ecco dunque tutte le norme sull’abbattimento, distanza, potatura e ripartizione dei costi tra i vari proprietari.

Come abbattere gli alberi condominiali

Non sempre gli alberi sono graditi, specie quando le radici creano problemi all’asfalto del giardino o alle tubature. Così potrebbe avvenire che qualcuno ne chieda l’abbattimento. Ma per abbattere un albero in condominio non basta solo il consenso dell’assemblea – che in questo caso richiede il voto favorevole dei 4/5 dei partecipanti al condominio, in rappresentanza di almeno 4/5 dei millesimi (800/1000), trattandosi di cambiare la destinazione di una parte comune; c’è bisogno anche dell’autorizzazione comunale. Sul punto, la normativa varia da Comune a Comune; alcuni ad esempio richiedono l’autorizzazione per tutte le specie di albero, anche se si tratta di pianta non più vegeta, mentre altri la escludono per alcune specie come gli alberi da frutto. 

Di regola, tuttavia, gli alberi non possono essere abbattuti a meno che non vi sia una valida ragione come ad esempio una malattia della pianta o una situazione di pericolo per persone o cose, o quando gli alberi siano stati piantati troppo vicini al confine di proprietà.

A quale distanza gli alberi devono stare rispetto al palazzo condominiale?

Alberi e siepi devono rispettare le distanze dal confine stabilite dai regolamenti comunali o dalle convenzioni. Pertanto, la prima cosa da fare è informarsi presso il Comune e presso la Camera di Commercio se esistano regolamenti o usi locali. Se così fosse, bisognerà rispettare tali distanze. 

Ma ben potrebbe essere che non vi sia alcuna regolamentazione a livello locale. Pertanto, in tali ipotesi, bisognerà rispettare le distanze dal confine fissate dal nostro Codice civile, la cui disciplina è uguale in ogni parte d’Italia. Questa varia a seconda del tipo di pianta. 

Per gli alberi ad alto fusto – per esempio i pini, i cipressi, le noci – la distanza è di tre metri dal confine. 

Per gli alberi di non alto fusto – quelli i cui rami si diffondono a un’altezza non superiore a tre metri – la distanza è di un metro e mezzo. 

Per viti, arbusti, siepi e piante da frutta di altezza non superiore a due metri e mezzo, infine, la distanza è di 50 centimetri. Se però le siepi sono di ontano, castagno o altre piante simili che si recidono periodicamente vicino al ceppo, la distanza dev’essere di un metro (due metri per le robinie). 

La distanza va calcolata al tempo della messa a dimora e si misura dalla linea del confine alla base esterna del tronco dell’albero o al luogo in cui fu fatta la semina.

Danni e responsabilità per gli alberi condominiali

Il verde è bello ma richiede cura e attenzioni. Se mai dovesse cadere un ramo o lo stesso albero sopra un’auto o in testa a un passante questi potrebbe chiedere il risarcimento al condominio, che sarebbe tenuto a risarcire ogni importo relativo al danno fisico e morale. Attenzione quindi a sottoporre a periodica potatura i rami, specie nei periodi invernali quando la neve potrebbe causare particolari pregiudizi.

L’evento atmosferico superiore alle medie stagionali non scagiona il condominio dalla responsabilità per la caduta della pianta se v’era la possibilità di prevedere ed evitare l’evento con una manutenzione più accorta. 

Diversamente vanno le cose nell’ipotesi di uno scivolone sulle foglie che si trovano sulla pavimentazione del cortile o del parcheggio: secondo la Cassazione [1], la caduta delle foglie è un fenomeno del tutto naturale, per cui il proprietario dell’albero non può essere considerato responsabile.

Tuttavia, se le foglie che cadono dagli alberi del giardino confinante con il condominio ostruiscono gronde e tombini, si può pretendere dal vicino il rimborso delle spese sostenute per liberare questi impianti. 

Spese per la potatura

Le spese del giardiniere necessarie alla potatura degli alberi e alla manutenzione delle aiuole e delle piante, gravano su tutti i condomini in proporzione ai rispettivi millesimi. Sarà l’amministratore a redigere quindi il piano di riparto e a sottoporlo all’assemblea.

Se gli alberi si trovano nel giardino privato di un condomino e fungono da abbellimento per l’intero edificio, la potatura avviene per un interesse comune; pertanto, il proprietario può pretendere che la spesa sia ripartita con il restante condominio. 

Che fare se i rami chiudono la vista

Quando gli alberi sono troppo vicini al palazzo, la loro presenza potrebbe togliere aria e luce a chi si affaccia dalla finestre. In questi casi, il condomino può chiedere l’estirpazione della pianta solo a condizione che questa si trovi a una distanza inferiore rispetto a quelle regolamentari (v. sopra) e sempre che tale situazione si sia realizzata da non oltre 20 anni. Dopo tale termine, infatti, scatta l’usucapione e non è più possibile contestare la presenza delle piante ravvicinate. 

Se invece gli alberi sono stati piantati a distanza regolamentare, si deve accertare che non vi sia stata negligenza nella manutenzione: nel qual caso si può esigere che i rami, causa dell’inconveniente, vengano potati. L’uso delle parti comuni, infatti, non può arrecare pregiudizio ad alcun condomino [2].


note

[1] Cass. sent. n. 17493/2007.

[2] Cass. sent. n. 9829/1992.


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