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Si può lavorare part time e ricevere il reddito di cittadinanza?

30 Luglio 2021 | Autore:
Si può lavorare part time e ricevere il reddito di cittadinanza?

Il sussidio per i disoccupati e le famiglie in difficoltà spetta anche se il beneficiario lavora a tempo parziale?

Il reddito di cittadinanza, il sussidio a favore dei disoccupati e delle famiglie che si trovano in stato di bisogno, richiede delle condizioni piuttosto severe per il suo riconoscimento, sia amministrative, che personali, patrimoniali e di reddito. Non richiede, però, lo stato di disoccupazione, almeno formalmente: in pratica, possono ottenere il beneficio anche le famiglie in cui un componente lavora, purché il suo stipendio non comporti il superamento delle soglie reddituali massime per il diritto alla carta Rdc.

Considerando che il contratto a tempo parziale comporta il pagamento di retribuzioni piuttosto basse, si può lavorare part time e ricevere il reddito di cittadinanza? La risposta dipende non solo dai compensi percepiti, ma dalla percezione di ulteriori redditi in capo ai componenti del nucleo familiare, nonché dalla composizione della famiglia stessa.

Sia la soglia massima di reddito che la soglia relativa all’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente (per saperne di più leggi la Guida alla dichiarazione Isee), aumentano, difatti, in base alla scala di equivalenza, un valore basato sul numero dei componenti della famiglia e sull’eventuale presenza di membri con disabilità grave o non autosufficienti. Ma procediamo con ordine.

Quale soglia reddituale per il reddito di cittadinanza?

Per il diritto al reddito di cittadinanza, la soglia massima di reddito familiare è pari a 6mila euro annui.

Il valore aumenta in base alla scala di equivalenza, che dipende dalla composizione della famiglia:

  • il beneficiario del sussidio, richiedente, vale 1;
  • ogni membro adulto della famiglia vale 0,4 punti;
  • ogni minorenne vale 0,2 punti;
  • sino ad un punteggio massimo di 2,1, che diventa 2,2 in caso di componenti gravemente disabili o non autosufficienti.

La soglia massima reddituale, dunque, prevista per le famiglie numerose con disabili gravi, non può superare 13.200 euro annui. Nella pratica, basta che un membro della famiglia lavori full time, oppure che due componenti del nucleo lavorino part-time, per superare questa soglia di reddito. In base all’inquadramento, peraltro, anche la presenza di un familiare che percepisce uno stipendio per parte dell’anno o con rapporto part time può portare al superamento della soglia: dipende dal compenso contrattuale.

Quale soglia Isee per il reddito di cittadinanza?

La soglia Isee massima riscontrata dall’Inps a seguito della presentazione della dichiarazione sostitutiva unica Dsu è pari a 9.360 euro. Questo limite, ai fini della quota di Rdc aggiuntiva per il pagamento dell’affitto o del mutuo, può essere aumentato in base alla scala di equivalenza, sino ad arrivare, dunque, a 20.592 euro in caso di famiglia numerosa con disabili gravi.

A quanto ammonta la quota base del reddito di cittadinanza per chi lavora part time?

La quota base del reddito di cittadinanza si calcola moltiplicando il corrispondente parametro della scala di equivalenza, basato sulla composizione del nucleo, per 6mila euro. Dal risultato va detratto il reddito familiare riscontrato nell’Isee di riferimento ed il valore dei trattamenti di assistenza in corso di godimento dal nucleo.

Filippo, che inizia a lavorare part time, percepisce uno stipendio di 600 euro al mese. La famiglia di Filippo è composta da 3 adulti e un minore, quindi con scala di equivalenza pari a 2. La quota base, pari a mille euro mensili (500 x 2), deve essere diminuita in misura pari a 480 euro (in quanto il reddito di lavoro dipendente, pari a 600 euro, rileva per l’80% sino a quando non è recepito nell’Isee). Il reddito di cittadinanza spettante ammonta dunque a 520 euro al mese.

Dal caso esposto, abbiamo osservato che si può aver diritto al reddito di cittadinanza se si lavora part time. Ma osserviamo questo ulteriore caso.

Mariella, che inizia a lavorare part time, percepisce uno stipendio di 700 euro al mese. La famiglia di Mariella è composta solo da lei e dalla figlia minorenne, quindi con scala di equivalenza pari a 1,2. La quota base, pari a 600 euro mensili (500 x 1,2), deve essere diminuita in misura pari a 560 euro (in quanto il reddito di lavoro dipendente, pari a 700 euro, rileva per l’80% sino a quando non è recepito nell’Isee). Il reddito di cittadinanza spettante ammonta dunque a 40 euro al mese.

È chiaro che il diritto al sussidio dipende non solo dal reddito percepito per il lavoro a tempo parziale, ma anche dalla composizione della famiglia; così, chi ha una famiglia più numerosa può ricevere il sussidio anche con uno stipendio part time, mentre chi non ha un nucleo numeroso si ritrova con un sussidio molto basso, o senza diritto al beneficio.

A quanto ammonta la quota B del reddito di cittadinanza?

Nel caso in cui l’abitazione sia in affitto, la quota B del reddito di cittadinanza è pari al canone annuo di locazione fino a un massimo di 3.360 euro annui (280 euro mensili).

Se per acquistare l’abitazione è stato contratto un mutuo, la quota B del reddito di cittadinanza è pari all’importo del mutuo stesso, sino a un massimo di 1.800 euro annui (150 euro mensili).

L’ammontare del canone di affitto è rilevato dalla dichiarazione Isee in corso di validità e, in caso di accoglimento della domanda di reddito di cittadinanza, verificato a ogni rinnovo mensile. Ogni variazione relativa al contratto di affitto deve essere comunicata con una nuova dichiarazione Isee.

Riguardo al mutuo, nella domanda di sussidio bisogna dichiarare chi è il titolare. Qualsiasi variazione intercorsa successivamente va comunicata attraverso il modello Rdc com esteso.

Che cosa succede se si lavora part time prima della domanda di reddito di cittadinanza?

Come osservato, il reddito di cittadinanza è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa part time da parte di uno o più componenti del nucleo familiare, purché non si superino le soglie di reddito ed Isee previste.

L’attività lavorativa, se non rilevata per l’intera annualità nell’Isee, deve essere dichiarata:

  • nel quadro E del modulo di domanda Rdc;
  • compilando in aggiunta alla domanda Rdc, il modulo aggiuntivo Rdc/Pdc – Com Ridotto.

Che cosa succede se si lavora part time dopo aver ricevuto il reddito di cittadinanza?

Se un componente del nucleo familiare beneficiario del reddito di cittadinanza svolge un’attività lavorativa part time durante l’erogazione della prestazione, lo stipendio percepito è compatibile con il sussidio secondo quanto stabilito dalla legge [1].

I redditi derivanti dallo svolgimento di un’attività lavorativa subordinata:

  • devono essere comunicati (come differenza tra compensi e spese inerenti) all’Inps entro 30 giorni dall’inizio dell’attività;
  • attraverso il modello “Rdc/Pdc – Com Esteso”, da presentare presso un Caf.

Lo stipendio rileva al fine della determinazione del beneficio: in pratica, se il reddito derivante dal lavoro a tempo parziale determina il superamento delle soglie per il diritto al reddito di cittadinanza, si perde il sussidio.

Attenzione, però: in base alle nuove disposizioni del decreto Sostegni, per l’anno 2021, qualora la stipula di uno o più contratti di lavoro subordinato a termine comporti un aumento del valore del reddito familiare fino al limite massimo di 10mila euro, il reddito di cittadinanza è sospeso per la durata dell’attività lavorativa che ha prodotto l’aumento del valore del reddito familiare fino a un massimo di 6 mesi. Il beneficio riprende a decorrere, senza tagli dell’importo, dopo la scadenza di ciascun contratto.

Per saperne di più, leggi “Chi lavora perde il reddito di cittadinanza?“.


note

[1] Art.3, Co. 8 e 9, DL 4/2019.

Autore immagine: pixabay.com


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