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Il Governo che vuole Draghi per avere la fiducia

4 Febbraio 2021 | Autore:
Il Governo che vuole Draghi per avere la fiducia

Una squadra formata sia da tecnici sia da uomini di partito per non dare l’impressione di voler escludere la politica. M5S spaccato sulla fiducia.

La definizione giusta sarebbe «Governo politico-tecnico», senza che una componente prevalga troppo sull’altra. Sarebbe questo lo schema di partenza di Mario Draghi per affrontare le consultazioni con i partiti che lo porteranno, da oggi, alla ricerca di una maggioranza per costruire il nuovo Esecutivo. Una strategia con la quale l’ex presidente della Banca centrale europea vorrebbe convincere sia gli indecisi sia chi si è presentato a muso duro sin dall’inizio a dargli la fiducia. A cominciare dal Movimento 5 Stelle, cioè dalla formazione che ha il maggior numero di parlamentari, i cui numeri possono essere fondamentali per tenere in piedi la legislatura il più possibile. O almeno quanto serve.

Nel nuovo Governo, dunque, troverebbero spazio sia alcune figure «tecniche» sia qualche esponente di partito. In questo modo, il messaggio offerto da Draghi, di comune accordo con il Capo dello Stato, sarebbe ancora più chiaro: nessuno vuole commissariare la politica, che resterebbe parte attiva all’interno dell’Esecutivo per raggiungere i due traguardi principali: portare l’Italia fuori dalla pandemia Covid e gestire nel modo più efficace possibile il Recovery Fund.

Il modello da seguire, dunque, sarebbe quello proposto nel 1993 dall’allora premier Carlo Azeglio Ciampi, che a quei tempi dovette affrontare un altro tipo di pandemia, quella della corruzione di cui si contagiarono i partiti e che nemmeno il «vaccino» dell’inchiesta Mani Pulite è riuscito a debellare. Un modello che allora riunì tecnici e politici, proprio come oggi vorrebbe fare Draghi. Ecco, quindi, che si mescolano i nomi dell’ex presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia per il ministero della Giustizia con quello di Roberto Speranza, che potrebbe essere confermato alla Salute. Il nome di Luciana Lamorgese, tecnico del Governo uscente che potrebbe restare al Viminale, con quello di Francesco Boccia ancora alla guida dei Rapporti con le Regioni. E ancora: i tecnici Carlo Cottarelli ed Enrico Giovannini per i ministeri economici e Dario Franceschini e Lorenzo Guerini per i dicasteri che già dirigono, cioè i Beni Culturali e la Difesa.

Resterebbero due nodi e riguarderebbero Italia Viva ed il Movimento 5 Stelle. È soprattutto quest’ultimo quello più difficile da sciogliere: che fare con Luigi Di Maio? Confermarlo alla Farnesina, dargli un altro ministero o mandarlo «a riposo»? Si vocifera su una sua possibile sostituzione in capo al ministero degli Esteri con l’attuale numero due Elisabetta Belloni. Da vedere, dunque, che fine farà l’ex capo politico dei grillini, anche perché sarà una mossa decisiva per sapere come si comporterà la componente pentastellata al momento di decidere sulla fiducia.

Fiducia sulla quale il Movimento resta spaccato, anche dopo il vertice di ieri sera con Pd e Leu. Tre parlamentari su 10 non disdegnano l’appoggio a Draghi, mentre la maggioranza spinge per un Governo senza tecnici.



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