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Lo sai che? Vietato licenziare la lavoratrice entro un anno dal matrimonio

Lo sai che? Pubblicato il 2 febbraio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 febbraio 2014

La ristrutturazione aziendale non può essere motivo di licenziamento della lavoratrice sposata da meno di una anno: si presume che la vera causa del recesso sia stata il matrimonio della dipendente.

 

Il licenziamento della lavoratrice entro un anno dal matrimonio è illegittimo, anche quando ha come motivo la ristrutturazione e riorganizzazione aziendale.

È quanto affermato da una recente sentenza [1] con cui la Cassazione ha ritenuto che la riorganizzazione dell’azienda, con l’esternalizzazione delle mansioni alle quali la lavoratrice sposata da meno di un anno era addetta, non può giustificare il licenziamento di quest’ultima.

Il divieto di licenziamento per causa di matrimonio è molto rigido: la legge presume, infatti, che il licenziamento della dipendente, nel periodo che va dal giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio a un anno dopo la celebrazione, sia stato disposto proprio a causa di matrimonio [2]. Pertanto, il licenziamento è nullo se “disposto” durante tale arco temporale, indipendentemente dal fatto che esso divenga operativo in un momento successivo. Quindi, se anche comunicato al dipendente, è comunque illegittimo. Questo non esclude che il datore possa licenziare la lavoratrice dopo che sia decorso tale periodo.

Allo stesso modo sono nulle le dimissioni presentate dalla donna nello stesso periodo, a meno che vengano confermate dalla medesima entro un mese all’Ufficio del lavoro.

Il divieto, posto a tutela dei diritti costituzionali delle lavoratrici, può subire solo le eccezioni espressamente previste dalla legge [3]. Ci sono, infatti, tre casi in cui il licenziamento della lavoratrice entro l’anno dal matrimonio è legittimo:

a) colpa della lavoratrice, costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro;

b) cessazione dell’attività dell’azienda cui essa è addetta;

c) ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per scadenza del termine per il quale è stato stipulato.

Con la sentenza in commento la Cassazione ha ritenuto che il punto b) si riferisca al solo caso di cessazione dell’azienda e non anche a quello di riorganizzazione della stessa.

Dunque, il datore non è giustificato se sopprime il posto della lavoratrice entro l’anno dal matrimonio per cause di ristrutturazione aziendale. Il licenziamento in tali ipotesi non rientra tra le eccezioni al divieto di recesso per causa di matrimonio ed è pertanto nullo.

note

[1] Cass. sent. n. n. 27055/2013.

[2] Art. 1 L. n. 7/1963.

[3] Art. 3 L. n. 860/1950.

Autore immagine: 123rf.com


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2 Commenti

  1. Salve, avrei una domanda. Se la data della richiesta di pubblicazione coincide con la data della lettera di licenziamento, la richiesta nullità del licenziamento è valida?

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