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Varianti Covid: ecco dove si trovano in Italia

4 Febbraio 2021
Varianti Covid: ecco dove si trovano in Italia

I casi attualmente sono 145, ma va messo a punto un sistema di rilevazione più preciso.

Preoccupa la diffusione delle varianti del Coronavirus, anche perché non se ne sa ancora molto, c’è il timore che possano rendere il virus più contagioso e vanificare i vaccini. Per questi motivi, si sta lavorando alla realizzazione di un accurato meccanismo di rilevazione dei casi. A questo proposito, è nato il primo «Consorzio italiano per la genotipizzazione e fenotipizzazione del SARS-CoV-2», con il patrocinio della Società italiana di Virologia e il coordinamento dell’Istituto superiore di sanità (Iss).

Si occuperà di monitorare minuto per minuto la mappa delle varianti. I dati disponibili attualmente sono a cura di Gisaid, la piattaforma internazionale che appartiene al consorzio Predemics, sostenuto economicamente dall’Ue.

Secondo questa rilevazione, in Italia ci sono attualmente 145 casi di Covid contratto in forma mutata. Quasi tutti (143) fanno riferimento alla variante inglese, la B.1.1.7, che risulta quindi essere la più diffusa, in questo momento, a livello nazionale.

Ci sono, poi, un caso di variante brasiliana, rilevato in Friuli Venezia Giulia, e un caso di variante sudafricana in Lombardia. Quest’ultimo è stato scoperto ieri, dopo l’esito positivo del tampone molecolare eseguito all’ospedale di Varese da un uomo di ritorno da un viaggio nell’Africa australe (per approfondire leggi qui: Covid: la variante sudafricana è arrivata in Italia).

In particolare, tornando alla variante inglese e alla sua distribuzione sul suolo nazionale, la situazione sarebbe questa:

  • Abruzzo: 93 casi;
  • Campania: 14 casi;
  • Puglia: 12 casi;
  • Lazio: 10 casi;
  • Veneto: 5 casi;
  • Toscana: 4 casi;
  • Marche: 3 casi;
  • Piemonte: 2 casi.

All’appello, però, mancherebbero diversi casi. Questo perché il sistema di rilevazione non è ancora a pieno regime: i dati vengono inviati su base volontaria dai laboratori che isolano le varianti. A questo conteggio andrebbero aggiunti altri 19 casi di variante inglese, tra Trentino Alto Adige e Lombardia (uno è il focolaio di Corzano, provincia di Brescia, dove, su 1400 abitanti ci sono 140 positivi, 14 dei quali con variante inglese).

La sintesi, dunque, è che la mutazione britannica del virus è la più presente in Italia ora come ora, ma per fortuna non si è ancora diffusa in modo capillare, altrimenti avremmo assistito probabilmente a una crescita esponenziale dei contagi, com’è avvenuto in altri Stati europei e non, Gran Bretagna in primis.

A proposito delle varianti, per contenere il rischio diffusione, il ministero della Salute ha diramato una circolare pochi giorni fa, per dettare la linea sulle misure di controllo. Va data «priorità alla ricerca e alla gestione dei contatti di casi Covid-19 sospetti-confermati da variante e identificare tempestivamente sia i contatti ad alto rischio (contatti stretti) che quelli a basso rischio di esposizione», è scritto nel testo della circolare.

Anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha dato delle indicazioni per la rilevazione delle varianti. La raccomandazione, come sottolinea la stessa circolare ministeriale, è quella di sequenziare almeno 500 campioni a caso settimanalmente, dando la priorità ad alcune categorie e cioè, in particolare:

  • a chi si è reinfettato, anche dopo il vaccino;
  • persone di ritorno da Paesi dove c’è un’alta circolazione delle varianti;
  • contesti delicati, come gli ospedali;
  • aree dove si registra un’improvvisa impennata dei casi.


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