Diritto e Fisco | Articoli

Assegno di divorzio all’ex moglie che non lavora: spetta?

28 Maggio 2021 | Autore:
Assegno di divorzio all’ex moglie che non lavora: spetta?

Quali sono i criteri adottati dai giudici per stabilire se c’è il diritto al mantenimento dell’ex coniuge disoccupato: età, salute, titolo di studio, esperienze.

Sulla complessa questione della spettanza dell’assegno di divorzio all’ex coniuge che, per vari motivi, non lavora, la Cassazione non ha ancora detto l’ultima parola. Le liti in materia sono numerose e le pronunce dei tribunali e della stessa Suprema Corte appaiono a volte contrastanti tra loro.

A ben vedere, però, c’è un filo comune che lega queste pronunce anche quando le decisioni sembrano opposte: in realtà, sono guidate dai medesimi principi. Oggi, esamineremo due casi concreti decisi dai giudici per capire se l’assegno di divorzio all’ex moglie che non lavora spetta oppure deve essere negato.

Una volta compreso il criterio di fondo, ti sarà più facile capire in quali casi il diritto al mantenimento in favore dell’ex coniuge economicamente più debole sussiste ancora dopo la cessazione del rapporto matrimoniale o quando invece deve essere interrotto. E comprenderai che non è vero che la donna ha sempre diritto ad essere mantenuta: ha invece il dovere di cercare un lavoro, se può e se le sue condizioni glielo consentono. Ma se durante il matrimonio si era dedicata alla casa e alla famiglia, deve ricevere un riconoscimento economico per questo sacrificio.

Assegno di divorzio: presupposti e requisiti

Quando c’è uno squilibrio economico tra i due ex coniugi, quello dei due che ha un reddito più basso e un patrimonio inferiore (in genere, si tratta della moglie) durante la fase di separazione ha diritto al riconoscimento di un assegno di mantenimento, che ha la funzione di mantenere inalterato il tenore di vita goduto nel periodo del matrimonio.

Ma quando viene sancito il divorzio le cose cambiano: l’assegno di divorzio ha una funzione ben diversa. Infatti, esso serve a garantire soltanto l’autosufficienza economica, se e quando il beneficiario non riesce a mantenersi da solo. La regola del tenore di vita non vale più.

Assegno di divorzio se l’ex moglie può lavorare

Dunque, chi è in grado di lavorare, ma per vari motivi non vuole farlo, si vedrà negato l’assegno. Per stabilire se c’è o meno il diritto alla corresponsione del mantenimento a seguito del divorzio, i giudici valutano diversi indici rivelatori.

I principali criteri adottati dalla giurisprudenza sono i seguenti:

  • l’età del soggetto (quanto più è giovane, tanto più è in grado di trovare un’occupazione; dopo i 50 anni diventa difficile);
  • il titolo di studio o il livello di formazione (se è elevato e adeguato al mercato garantisce più possibilità);
  • lo stato di salute (gravi malattie o disabilità potrebbero impedire di lavorare);
  • le esperienze lavorative pregresse (denotano la qualificazione raggiunta e aumentano le chances di nuova occupazione);
  • la zona dove si vive (se è un’area economicamente depressa è arduo trovare un posto).

Inoltre, si valutano i sacrifici che il coniuge potrebbe aver fatto durante il periodo matrimoniale, magari rinunciando ad un lavoro stabile e ad una carriera promettente ed avviata per rimanere a casa e badare alla famiglia: queste eventualità vanno economicamente ricompensate, come ha affermato la Corte di Cassazione a Sezioni Unite [1].

La disoccupazione e il dovere di cercare lavoro

Insomma, il mantenimento in fase di divorzio non deve mai essere una rendita parassitaria, tale da garantire un beneficio economico ingiustificato e a vita dopo che il matrimonio è cessato.

Perciò, il mero stato di disoccupazione del richiedente l’assegno non è un requisito sufficiente per ottenerlo. Serve, piuttosto, un atteggiamento attivo nella ricerca di un lavoro e se non lo si trova occorre dimostrare perché ciò non è stato possibile; ad esempio, valorizzando i tentativi fatti e rimasti senza esito positivo.

Quando l’assegno spetta all’ex moglie disoccupata

Per valutare se l’assegno di divorzio spetta al disoccupato entrano in gioco tutti i vari criteri che abbiamo descritto nel paragrafo precedente: età, stato di salute, istruzione, esperienze, luogo di vita. Saranno valutati insieme al comportamento del richiedente dopo la fine del matrimonio.

Chi è in condizioni di lavorare ha il dovere di cercare un lavoro adatto alle sue capacità e possibilità. Ma se in concreto trovare un’occupazione risulta impossibile nonostante gli sforzi fatti, l’assegno divorzile va riconosciuto. Quello che conta è l’impegno nella ricerca, che deve essere serio e fattivo; non il risultato, che potrebbe mancare.

La rinuncia a cercare lavoro: conseguenze

In una recentissima pronuncia, la Corte di Cassazione [2] ha revocato l’assegno divorzile ad una donna di 46 anni che aveva mostrato un «atteggiamento rinunciatario» nella ricerca di un lavoro. In passato, aveva lavorato saltuariamente come collaboratrice domestica (colf) e come donna delle pulizie ma aveva smesso da oltre vent’anni.

L’ex moglie aveva sostenuto di aver trovato grosse difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro, ma per i giudici di piazza Cavour questo non è bastato: la sua età non è particolarmente avanzata, il suo stato di salute è buono e la situazione economica complessiva non pone particolari ostacoli a trovare un lavoro.

Quando il titolo di studio è vecchio o insufficiente

In un altro caso, il tribunale [3] ha invece riconosciuto l’assegno divorzile ad una ex moglie, 51enne e priva di occupazione, che era in possesso di un vecchio diploma di contabilità aziendale conseguito negli anni Novanta.

Qui, i giudici hanno ritenuto che quel titolo di studio fosse ormai «vetusto» ed ampiamente superato dall’evoluzione registrata in epoca recente nel settore informatico: quindi, è ormai del tutto insufficiente per trovare lavoro al giorno d’oggi.

Oltretutto, la donna vive in una piccola città di provincia, che non offre grandi possibilità lavorative. Nonostante ciò, aveva provato varie volte a formulare alcune richieste di inserimento, ma sempre senza alcun esito.

L’ex moglie casalinga e disoccupata

Inoltre, il Collegio ha rilevato che la donna non aveva mai lavorato durante il periodo matrimoniale (durato 16 anni) perché l’accordo stabilito con il marito prevedeva la ripartizione dei ruoli familiari: lui con un’occupazione esterna, lei che invece doveva dedicarsi alle mansioni domestiche curando la famiglia e la casa.

Questa decisione conferma, ancora una volta, il principio sempre più consolidato della triplice funzione – compensativa e perequativa, e non solo assistenziale – dell’assegno divorzile.

Assegno divorzile: come decidono i giudici

I punti di riferimento che la giurisprudenza segue dopo le “svolte” della Cassazione intervenute tra il 2017 e il 2018 sono questi tre principi cardine:

  • a seguito del divorzio, il mantenimento non deve più garantire il tenore di vita goduto nel matrimonio, ma soltanto l’autosufficienza economica; quando essa manca si può ottenere l’assegno;
  • l’incapacità di mantenersi da sé deve essere oggettiva e non dovuta a propria colpa, dovuta ad atteggiamenti rinunciatari, passivi e inerti; se ci sono questi comportamenti, l’assegno non spetta;
  • chi durante la vita matrimoniale si è dedicato alla gestione domestica ha comunque contribuito al ménage familiare, liberando l’altro coniuge dagli impegni casalinghi, ed ha perciò diritto ad un ristoro economico attraverso l’assegno divorzile.

Per approfondire questi aspetti leggi anche l’articolo “Quando il coniuge ha diritto al mantenimento“.


note

[1] Cass. Sez. Un. sent. n. 18287/18 del 11 luglio 2018.

[2] Cass. ord. n.2653/21 del 4 febbraio 2021.

[3] Trib. Foggia, sent. n. 277/21 del 3 febbraio 2021.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube