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Cinghia tapparella: chi paga se si rompe?

27 Maggio 2021
Cinghia tapparella: chi paga se si rompe?

Il Codice civile definisce quali sono le spese di manutenzione che devono essere sostenute dal proprietario dell’appartamento e quali, invece, sono a carico del conduttore.

Vivi in una casa in affitto. Hai sempre cercato di risolvere da solo i piccoli problemi quotidiani dell’appartamento ma ora si è rotta anche la cinghia della tapparella. Ti chiedi se la riparazione spetti a te oppure al locatore.

Nel contratto di locazione, le spese relative alla manutenzione dell’appartamento e degli oggetti in esso contenuti sono ripartite tra proprietario e conduttore in base alla natura della spesa stessa. Uno dei problemi che si verifica più spesso riguarda la cinghia tapparella: chi paga se si rompe? Per rispondere a questa domanda occorre verificare, caso per caso, le caratteristiche del danno per comprendere se si tratti di ordinaria o straordinaria manutenzione. Ma andiamo per ordine.

Contratto di locazione: in cosa consiste?

Il contratto di locazione [1], comunemente detto contratto di affitto, è una delle tipologie contrattuali più diffuse. Chiunque ha preso una casa in affitto ha, infatti, sottoscritto questo contratto. Attraverso la locazione il proprietario di un bene lo concede in uso ad un altro soggetto (inquilino o conduttore) il quale, come contropartita, deve pagare un canone di affitto mensile.

Una delle problematiche che si presenta più spesso nel rapporto locatizio riguarda il riparto delle spese necessarie alla manutenzione dell’immobile e delle sue componenti. Con il passare del tempo, infatti, i beni immobili, gli impianti e gli arredi ivi presenti necessitano di interventi e riparazioni e non è sempre agevole stabilire chi deve sopportarne il relativo costo.

Contratto di locazione: come si dividono le spese?

Il criterio generale che deve essere seguito per stabilire il riparto degli oneri per la manutenzione del bene dato in locazione si fonda sulle disposizioni del Codice civile [2] in base alle quali:

  • è onere del proprietario eseguire ogni manutenzione necessaria a mantenere la cosa in stato da servire all’uso convenuto;
  • è onere del conduttore eseguire gli interventi di piccola manutenzione, ossia quelli che si rendono necessari a causa del deterioramento dovuto all’uso.

La legge precisa, inoltre, che:

  • non possono essere considerati interventi di piccola manutenzione quelli che derivano da vetustà o da caso fortuito;
  • la nozione di “piccole manutenzioni”, se non sono espressamente disciplinate dalle parti nel contratto, sono determinate dagli usi locali.

La legge, essendo generale ed astratta, non specifica quali sono le spese che possono essere considerate di piccola manutenzione. Sulla base delle indicazioni della giurisprudenza è possibile affermare che in questa nozione rientrano tra le altre:

  • gli interventi di ripulitura delle pareti;
  • la manutenzione della caldaia (compresi gli oneri legati agli adempimenti previsti dalla legge);
  • le piccole riparazioni di mobili ed elettrodomestici;
  • la manutenzione del climatizzatore.

Viceversa, secondo la Cassazione [3], non possono rientrare nella categoria delle riparazioni di piccola manutenzione gli interventi relativi agli impianti interni alla struttura dell’immobile (elettrico, idrico, termico) per l’erogazione dei servizi indispensabili al suo godimento.

Cinghia della tapparella: a chi spetta ripararla?

Chiariti quali sono, in generale, i criteri da utilizzare per la ripartizione delle spese tra proprietario e inquilino occorre chiedersi ora a chi spetta riparare la cinghia della tapparella, in caso di rottura. Non c’è dubbio che tale intervento rientri nella piccola manutenzione ordinaria che, come abbiamo visto, è a carico del conduttore.

È pur vero che la norma esclude che gli oneri debbano essere sopportati dal conduttore se gli interventi di piccola manutenzione da compiere derivano da vetustà o da caso fortuito. Se la cinghia della tapparella si rompe perché è vecchissima e non è mai stata cambiata, ad esempio, si potrebbe invocare la vetustà per evitare di sopportare il costo della riparazione.

Lo stesso dicasi nel caso in cui, pochi giorni dopo la presa del possesso dell’immobile, la cinghia si spezza. È evidente che, in questo caso, il bene era già logorato al momento della consegna dell’appartamento e sarebbe dunque illogico porre il costo di riparazione a carico dell’inquilino.


note

[1] Art. 1571 cod. civ.

[2] Artt. 1575 co. 1 cod. civ. e 1609 co. 1 cod. civ.

[3] Cass. n. 5459 del 14.03.2006; Cass. n. 11353 del 22.05.2014.


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2 Commenti

  1. Nella precedente casa in cui vivevo con la mia famiglia, ogni volta si presentava il problema delle tapparelle. Si rompeva la cinghia e con santa pazienza mio padre la sostituiva. Ma era una seccatura perché doveva salire sulla scala, smontare tutto e sostituire la nuova cinghia ed io gli davo una mano cercando di capire come funzionasse. Poi, ci siamo trasferiti e adesso non abbiamo più le tapparelle ma delle finestre con tapparelle in legno che si aprono. Molto più comode e così si evita il problema

  2. Ma si dai che cosa gli costa all’inquilino cambiare la cinghia? Non è che si tratti di un intervento di manutenzione complicato e oneroso. E se proprio lui stesso non è capace può contattare qualcuno disposto a fare questa sostituzione anche a poco prezzo. Ma può cavarsela anche gratuitamente se ha un amico tutto fare

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