Covid: la quarantena può costare un licenziamento

5 Febbraio 2021 | Autore:
Covid: la quarantena può costare un licenziamento

Ordinanza del tribunale di Trento: giusta causa l’allontanamento di chi fa le ferie all’estero e al rientro non può riprendere l’attività per due settimane.

Fare la quarantena per un contagio da Covid è considerato malattia. Farla, però, perché si rientra da una vacanza all’estero è considerato uno sgarro che può costare un licenziamento per giusta causa. Lo ha deciso il tribunale di Trento con una recente ordinanza.

Secondo il giudice, chi va oltreconfine in ferie durante l’emergenza sanitaria e al rientro si assenta dal lavoro perché deve rispettare la quarantena prevista dalla normativa anti-Covid commette una grave violazione dei doveri che riguardano il rapporto con l’azienda, al punto da rompere il vincolo di fiducia con il datore di lavoro. Per questo motivo, può essere preso nei suoi confronti il provvedimento più estremo.

In questo caso, il tribunale si è pronunciato sulla vicenda di una dipendente che, dopo un periodo di ferie in Albania concordato con l’azienda e al termine di una serie di congedi chiesti per altri motivi, non ha fatto rientro in azienda, motivando la sua assenza con il fatto di dover rispettare la quarantena fiduciaria prevista per tutti i cittadini che rientrano dall’estero.

Il datore aveva concordato le ferie, ma non certo la destinazione. E ha contestato il comportamento della sua dipendente per essersi recata all’estero pur sapendo che al rientro avrebbe dovuto osservare a casa un periodo di isolamento fiduciario per almeno 14 giorni, il che, ovviamente, impediva alla dipendente la ripresa dell’attività lavorativa. Con questa motivazione, l’azienda ha intimato il licenziamento per giusta causa, validato dal tribunale trentino.

L’ordinanza del giudice non lascia spazio a dubbi: la dipendente sapeva, o era tenuta a sapere, al momento di partire per l’Albania che al suo rientro non avrebbe potuto riprendere subito il lavoro a causa del periodo di quarantena richiesto dalla normativa anti-Covid. Ciò nonostante – insiste il tribunale – è stata la stessa dipendente a mettersi consapevolmente nell’impossibilità di ricominciare l’attività alla fine delle ferie senza una valida giustificazione.

A parere del giudice, in questo caso, non si può parlare di una limitazione del diritto di godere le ferie liberamente, poiché l’emergenza sanitaria ha costretto tutta la popolazione a rinunciare alla libertà di movimento e ridotto il godimento di alcuni diritti civili. In questo contesto – continua l’ordinanza – è possibile richiedere il sacrificio di non fare le ferie all’estero, sapendo che al rientro attendono almeno due settimane di quarantena. Il comportamento contrario – conclude il giudice – sarebbe anteporre gli interessi personali a quelli dell’azienda.



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