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Fingere di essere innamorati per soldi è truffa?

5 Febbraio 2021
Fingere di essere innamorati per soldi è truffa?

Sentimental scammer o romantic scam: può denunciare anche chi è stato sprovveduto?

Internet è pieno di insidie e numerosi sono i tentativi di truffa che ogni giorno vengono messi a segno ai danni dei più ingenui. Può però proprio l’ingenuità della vittima essere una attenuante per il criminale? In altri termini, è richiesto un minimo di diligenza per poter denunciare chi si approfitta, anche in modo grossolano, degli errori altrui? Sul punto, è intervenuto il tribunale di Catania che, con una recente sentenza [1], ha spiegato se fingere di essere innamorati per soldi è truffa. Ecco qual è l’orientamento della giurisprudenza in proposito.

Romantic scam: cos’è?

Si chiama sentimental scammer (o romantic scam): è una tipologia di inganno ormai nota a molti utenti della rete. Tutto parte dall’apertura di un falso profilo social con cui il truffatore (uomo o donna che sia) contatta un’altra persona dell’altro sesso, di solito sola e di età avanzata. 

Tra i due nasce un’intima e intensa corrispondenza. L’impostore fa credere alla vittima di essere innamorato di quest’ultima e, poco alla volta, inizia a narrare le disavventure della propria vita (inventate anch’esse). Si finge bisognoso di soldi per risolvere i propri problemi. La vittima cade nel tranello e inizia ad eseguire una serie di donazioni, anche di elevato importo. Di qui, poi, la scoperta del tranello e la denuncia per truffa. 

La truffa romantica – o romantic scam – si connota per il fatto che la manifestazione menzognera operata dal reo circa i propri sentimenti, apparentemente nutriti nei confronti della vittima, opera sulla psiche di quest’ultima inducendola a compiere, in conseguenza dell’inganno, atti di disposizione patrimoniale (donazioni) in favore del primo. 

Questo disegno criminoso – secondo la giurisprudenza – rientra, a pieno titolo, nel reato di truffa e può essere oggetto di querela da parte della vittima. Querela che va sporta entro 3 mesi da quando ci si è resi conto della frode. 

L‘inganno sentimentale assume rilievo determinante in quanto rappresenta l’innesco dal quale, in forza della falsa rappresentazione della realtà (cioè l’inesistente coinvolgimento emotivo), discende l’induzione in errore nel soggetto passivo. Quest’ultimo viene così determinato a compiere atti di disposizione patrimoniale che altrimenti non avrebbe effettuato. 

È noto che la truffa si configura in presenza di artifici e raggiri, elementi che in questo caso sussistono in modo pieno. 

Sia gli artifizi – cioè la simulazione di circostanze di fatto in realtà inesistenti – sia i raggiri, ossia la menzognera rappresentazione di una falsa realtà – possono essere giudicati idonei a determinare l’inganno truffaldino tutte le volte in cui essi effettivamente hanno generato il danno in capo alla vittima. 

Vittima ingenua: c’è reato?

Non si può escludere il reato di truffa nel caso di mancanza di diligenza da parte della vittima che non sia stata sufficientemente accorta nel comprendere il raggiro nel quale è caduta. 

Tutto ciò che si richiede, per poter parlare di truffa, è l’esistenza degli artifici e dei raggiri in concreto; viene così tutelata anche la vittima caratterizzata da un livello di malizia piuttosto basso.

Come scritto dal tribunale di Milano [2], ai fini dell’integrazione del delitto di truffa cosiddetta sentimentale occorre individuare tre principali aspetti che il giudice deve vagliare con particolare rigore: il primo è la concreta portata fraudolenta della condotta, ossia l’effettiva presenza di artifici e raggiri, rammentando che «il semplice mentire sui propri sentimenti (la nuda menzogna) non integra una condotta tipica di truffa»; il secondo è il dolo iniziale e cioè l’agente deve avere fin dall’inizio voluto ingannare la vittima e ottenere la prestazione patrimoniale ingiusta, il che rappresenta un’evidente difficoltà di carattere probatorio e il terzo riguarda il rapporto causale-consequenziale tra errore e atto di disposizione patrimoniale cioè non vi è truffa se l’errore non è stato effettivamente causa dell’atto dispositivo e non si dimostri che, in assenza di esso, quell’atto non sarebbe stato posto in essere. Per cui nella quasi totalità delle condotte di “truffa sentimentale” risulta impraticabile la via della sanzione penale per l’assenza tanto di una condotta fraudolenta e del dolo iniziale.

Ed ancora [3], «Costituisce comportamento ingannevole e rilevante ai fini del reato di truffa, l’aver approfittato di una relazione sentimentale e aver promesso di restituire le somme di denaro chieste in prestito al partner, senza avere la reale intenzione di restituirle, a fronte della prospettata – e peraltro artatamente esagerata – propria condizione di temporanea difficoltà economica. (Nel caso in esame l’imputato all’inizio della convivenza, durata alcuni mesi, aveva versato sul conto della parte lesa la somma di trenta milioni di lire, facendo così intendere la propria volontà di mantenere stabilmente tale unione e di predisporre una cassa comune per le spese. Inoltre aveva artatamente prospettato alla propria compagna una grave situazione di temporanea difficoltà economica, ottenendo numerosi prestiti di somme di denaro e convincendola sia della propria volontà di restituire tutti gli importi, ovvero di far fronte alle spese per tutti gli acquisti che lo stesso aveva fatto senza concordarli con la compagna, sia di provvedere in prima persona al pagamento delle rate di leasing per l’acquisto di una Mercedes il cui contratto di acquisto era stato simulatamente intestato alla parte lesa)».

 


note

[1] Trib. Catania sent. n. 3562/21 dell’11.01.2021.

[2] Trib. Milano sent. dell’8.09.2015.

[3] Corte appello Milano, 06/12/2001

Autore immagine: depositphotos.com


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5 Commenti

  1. Ma con che coraggio certa gente gioca con la bontà, l’ingenuità e il malessere psicologico delle persone? C’è chi ha perso il proprio partner, coniuge, che magari si rinchiude in queste chat ed è psicologicamente provato e turbato…E magari crede nelle parole e nelle falsità di questi truffatori… Non hanno un senso di pietà? No, sono solo legati ai soldi. Mi auguro che questi soldi guadagnati con disonestà siano maledetti!!!

  2. Molte persone non sono in grado di comprendere che si tratta di una truffa. Si lasciano abbindolare magari perché non sanno neppure come funzionano certi meccanismi online e allora provano a girare sul web in cerca di compagnia e poi si imbattono in certi soggetti senza scrupoli che cercano di estorcere il denaro con l’inganno e truffe amorose

  3. Mio zio, con età avanzata, si è lasciato abbindolare da una straniera che gli raccontava le peggiori disgrazie e lui era convinto di poterla “salvare” spedendole i soldi per sfuggire dal suo Paese e raggiungerlo “per amore” in Italia. Insomma, la brava truffatrice aveva messo in scena una storia tragica per suscitare compassione e fingersi innamorata affinché lui potesse sostenere le sue bugie per pietà

  4. Questi ladri scelgono accuratamente le loro vittime. Ad incappare in certi tranelli sono di solito persone di una certa età, magari depresse, vittime di storie travagliate che non credono più nell’amore e magari trovano lui/lei truffatore/truffatrice che promette amore eterno a patto che siano versati certi soldi per sostenere le spese del viaggio, il pernottamento in hotel o altro. Spese che verranno invece intascate dal truffatore e incontri che non ci saranno mai.

  5. Ci sono donne che chiedono soldi per pagare il viaggio. Al momento di vedersi tolgono fuori degli imprevisti tragici come la malattia o un incidente di un familiare o una loro patologia. Quindi, chiedono soldi per curare sé stessi, per curare il proprio parente, figlio, genitore malato ecc. E poi, si fanno sentire ancora angosciati per qualche altra disgrazia, dopo aver spennato il poveretto/la poveretta imbattutosi o imbattutasi nella truffa. Ma il fatto è che il truffato magari si vergogna pure a raccontare tutta la storia ai suoi cari perché si sente ridicolo e già depresso per fatti suoi e poi o se ne accorge da solo e glielo fa capire la banca quando il conto è in rosso

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