Diritto e Fisco | Articoli

Medico radiologo sbaglia diagnosi Tac: responsabilità

7 Febbraio 2021 | Autore:
Medico radiologo sbaglia diagnosi Tac: responsabilità

I criteri della colpa sanitaria nei casi di errata lettura e interpretazione dell’esame, che provocano la morte del paziente o lesioni gravi.

La radiologia è diventata una branca importantissima della medicina per diagnosticare malattie interne. Oltre alla classica “lastra” ci sono oggi esami molto più sofisticati, come la Tac, la risonanza magnetica e vari tipi di ecografia. Una competenza essenziale del radiologo è quella di saper leggere e interpretare le immagini; da qui può fornire la diagnosi e indicare il risultato al collega specialista, per fornire al paziente la terapia adeguata.

Per farlo bene ci vuole un qualificato “occhio clinico” capace di fare un’adeguata analisi e valutazione. Talvolta però anche i radiologi commettono degli errori. Non interpretano bene l’esame e non riconoscono patologie che forse, mettendo più attenzione, sarebbero state visibili. In conseguenza di questi sbagli le terapie necessarie vengono omesse. Il paziente può ammalarsi gravemente ed anche morire, come nel caso di un tumore non visto o di un’emorragia cerebrale non riscontrata.

Quando il medico radiologo sbaglia diagnosi su una Tac la responsabilità è innanzitutto penale, per il reato di omicidio colposo o di lesioni colpose. Si tratta della colpa medica, dovuta a negligenza, imprudenza o imperizia del radiologo, che ha compiuto un errore. Ma quando e come gli si può rimproverare questa colpa ed arrivare alla condanna penale e al risarcimento dei danni?

I criteri per attribuire al sanitario la responsabilità per la diagnosi sbagliata e per l’evento lesivo che ne è derivato sono stabiliti dalla legge, che è stata recentemente modificata per stabilire una soglia, un livello al di là del quale il medico non è penalmente responsabile se si è attenuto alle linee guida e ai protocolli vigenti, a meno che la sua azione o omissione non sia connotata da dolo o da colpa grave.

Quando il radiologo sbaglia la lettura della Tac

Una nuova sentenza della Cassazione [1] ha esaminato il caso di un medico radiologo che aveva eseguito la Tac a una donna che si era presentata in Pronto soccorso lamentando cefalea e cervicalgia. Il radiologo, leggendo l’esame non aveva rilevato la presenza di lesioni encefaliche, edema cerebrale e sanguinamento intracranico.

Lo specialista aveva stilato un referto negativo, senza suggerire ulteriori esami. Perciò la paziente era stata dimessa dall’ospedale con la prescrizione di un antidolorifico. Dopo alcuni giorni i dolori alla testa si erano aggravati e la donna era entrata in coma. È stata ricoverata ed operata d’urgenza ma nonostante ciò è morta per una «emorragia cerebrale massiva» che era in atto già da tempo ed è stata riscontrata quando ormai era troppo tardi.

Esame radiologico sbagliato: conseguenze

Cosa sarebbe successo se, invece di essere mandata a casa la prima volta, la donna fosse stata ricoverata in un reparto specializzato di neurochirurgia e sottoposta ad adeguati esami? Avrebbe potuto essere salvata?

In termini tecnici, la domanda può essere riformulata così: la sospetta emorragia cerebrale, che era già in atto in maniera subdola al momento dell’effettuazione della Tac, poteva essere rilevata con un esame più attento del radiologo? E se fosse stata evidenziata in tempo, la paziente avrebbe potuto essere sottoposta alle cure adeguate e sopravvivere?

La Cassazione ha risposto a queste domande applicando un rigoroso e articolato ragionamento, che mette in campo tutte le norme esistenti in materia nella loro attuale elaborazione giurisprudenziale. Il medico è stato prosciolto ma non definitivamente: il suo caso dovrà essere riesaminato alla Corte d’Appello in base ai criteri indicati dalla Suprema Corte e che ora ti esporremo.

Colpa del medico radiologo: come si accerta

Il radiologo è stato sottoposto a processo penale per il reato di omicidio colposo. Gli è stata contestata in particolare l’errata lettura della Tac (tomografia assiale computerizzata) che aveva provocato il decesso della paziente per quell’emorragia cerebrale probabilmente già in atto ma non diagnosticata. I dati della Tac non erano stati interpretati correttamente e il referto rilasciato era sbagliato laddove certificava l’esito negativo dell’esame.

La colpa medica secondo l’accusa è consistita in una negligenza, per non aver individuato nella Tac (fatta senza metodo di contrasto) la lesione presente nel paziente. Il medico però si è difeso nel processo sostenendo che la Tac era sfocata e che «soltanto un radiologo di grande esperienza e specializzato» avrebbe potuto individuare la patologia in atto. Nel caso concreto quella lesione era difficilmente rilevabile da parte di un radiologo “comune”.

Il sanitario ha anche sottolineato che nella sua condotta non erano ravvisabili neppure profili di imprudenza o di imperizia:  la paziente quando era arrivata in ospedale «accusava una semplice cefalea» e null’altro; l’anamnesi, cioè la raccolta dei dati e rilevazione dei sintomi, era stata effettuata dal pronto soccorso; lo spandimento emorragico al momento di esecuzione della Tac era ancora «lieve».

Colpa medica: le leggi e i criteri per stabilirla

La materia della colpa medica è stata oggetto negli ultimi anni di due importanti interventi legislativi, che hanno notevolmente ristretto i criteri e le condizioni per affermare la responsabilità dei sanitari curanti in caso di errori. Si tratta del Decreto “Balduzzi” [2] del 2012 e della successiva Legge “Gelli-Bianco” [3], dal nome dei parlamentari proponenti.

Il Decreto Balduzzi

Il Decreto Legge Balduzzi dispone che: «L’esercente le professioni sanitarie che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve».

Rimane ferma la responsabilità risarcitoria per i danni, ma da contrattuale diventa extracontrattuale. In estrema sintesi, significa che è il paziente a dover provare l’errore del medico e dunque la sua colpa, mentre prima era il sanitario a dover dimostrare di aver eseguito diligentemente e correttamente la sua prestazione professionale.

Nell’accertamento della responsabilità, la «colpa lieve» non ha più rilevanza penale, quando il medico si è comunque attenuto alle linee guida, cioè alle raccomandazioni scientifiche dei comportamenti clinici da seguire, e, se le linee guida per quel caso specifico mancano, ha adottato le «buone pratiche», che consistono nei migliori comportamenti applicati dalla comunità medica in casi simili.

La Legge Gelli Bianco

La Legge Gelli Bianco ha modificato il Codice penale introducendo una nuova norma [4] che a proposito di omicidio colposo o lesioni personali colpose stabilisce: «Qualora l’evento si sia verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto».

In estrema sintesi, tutto ciò significa che il medico che per un suo errore provoca la morte o le lesioni di un paziente risponderà solo in caso di dolo o colpa grave, quando ha rispettato le linee guida o in loro mancanza ha seguito le buone pratiche. In tali casi la colpa lieve costituisce un errore scusabile, che esclude la punibilità penale.

La condotta tenuta dal radiologo: esame e referto

Applicando queste regole al caso concreto che stiamo esaminando, il radiologo ha sostenuto di aver svolto l’esame sulla paziente mediante Tac come richiestogli dal Pronto soccorso, che nell’occasione non gli aveva manifestato «alcun sospetto clinico, nemmeno quello di Esa (emorragia subaracnoidea)». Perciò il radiologo aveva emesso un referto negativo della Tac e non aveva eseguito approfondimenti, come una puntura lombare, che avrebbe potuto evidenziare la presenza dell’emorragia.

I periti nominati dal Tribunale per analizzare la vicenda (due radiologi esperti) avevano fornito «pareri discordanti» e uno di essi aveva sottolineato come l’esame «se non analizzato da un esperto in neuroradiologia poteva indurre in errore un radiologo generalista».

In quella situazione «l’errore di refertazione era possibile ed ampiamente previsto in letteratura scientifica e nelle linee guida». Doveva quindi applicarsi l’ipotesi di non punibilità prevista dalla legge Gelli Bianco.

 Il giudizio controfattuale: cos’è e come si svolge

La Suprema Corte però non si è fermata qui ed ha chiesto qualcosa di più: ha affermato che «il giudice non deve solo esplorare la condotta colposa ascrivibile al sanitario ma deve anche accertare «quello che sarebbe stato il comportamento alternativo corretto che ci si doveva attendere dal professionista».

Si tratta del giudizio controfattuale, che analizza la riferibilità del fatto compiuto o omesso dal medico come causa dell’evento lesivo (in questo caso la morte della paziente per una patologia non diagnosticata ma che si poteva rilevare) per rispondere all’ardua domanda: cosa sarebbe successo se il medico avesse tenuto il comportamento corretto, o, più precisamente, quella condotta che a posteriori è stata individuata come quella da tenere?

Nel caso deciso gli Ermellini hanno annullato, con rinvio, la condanna pronunciata dalla Corte d’Appello perché la motivazione della sentenza «ha trascurato di considerare il nesso di causa» e in particolare «ha mancato di indicare il grado della colpa», che consisteva nella «difficoltà di lettura della Tac».

Nel giudizio svoltosi mancava, dunque, un elemento essenziale: l’accertamento del livello di colpa ravvisabile nella condotta di quel radiologo. Infatti con la recente riforma legislativa la colpa lieve non è più sufficiente a fondare la responsabilità penale del medico. A tal proposito la Corte sottolinea che «l’accertamento del grado della colpa è indispensabile per discernere l’ambito del penalmente rilevante nella colpa medica».

A proposito dell’imperizia del medico, il Collegio richiama una nota pronuncia delle Sezioni Unite [5] secondo cui l’esercente la professione sanitaria risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali derivanti dall’esercizio di attività medico-chirurgica nei seguenti casi:

  • se l’evento si è verificato per colpa (anche lieve) da negligenza o imprudenza;
  • se l’evento si è verificato per colpa (anche lieve) da imperizia quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee-guida o dalle buone pratiche clinico-assistenziali;
  • se l’evento si è verificato per colpa (anche lieve) da imperizia nella individuazione e nella scelta di linee-guida o di buone pratiche che non risultino adeguate alla specificità del caso concreto;
  • se l’evento si è verificato per colpa grave da imperizia nell’esecuzione di raccomandazioni, di linee-guida o buone pratiche clinico-assistenziali adeguate, tenendo conto del grado di rischio da gestire e delle specifiche difficoltà tecniche dell’atto medico.

Ma la Corte d’Appello che aveva condannato il radiologo non aveva verificato questi passaggi: avrebbe dovuto procedere a riscontrare l’esistenza di linee guida, stabilire il grado di colpa tenendo conto del discostamento del medico da esse, qualificare il tipo di colpa (come negligenza, imprudenza o imperizia) e una volta compiuto ciò, esercitare il giudizio controfattuale, interrogandosi «sulle conseguenze salvifiche di un intervento appropriato del sanitario».

L’errore del radiologo e la responsabilità penale

La Suprema Corte ricorda che «l’errore in sé non vale a tradursi nell’immediato riconoscimento della responsabilità penale». Per condannare il radiologo che ha sbagliato serve molto di più: nelle ipotesi di colpa penale medica per omicidio colposo o per lesioni colpose «deve necessariamente farsi luogo ad un ragionamento controfattuale» che il giudice dovrà svolgere «in riferimento alla specifica attività richiesta dal sanitario».

Diventa quindi indispensabile svolgere il giudizio controfattuale di cui abbiamo parlato sopra, per capire qual era la condotta che il medico che ha svolto gli accertamenti radiologici avrebbe potuto e dovuto tenere. Da qui diventa possibile valutare se il comportamento clinico corretto avrebbe potuto individuare le patologie del paziente e dunque se era possibile risolverle evitando il danno.

In questa prospettiva il giudice è chiamato a stabilire se questa azione che si assume «doverosa» da parte del medico, ove fosse stato scrupoloso e diligente, sarebbe stata in concreto veramente efficace (il Collegio dice: «con un alto grado di credibilità razionale») per impedire la morte o le lesioni che invece purtroppo si sono verificate sul paziente.

Per ulteriori informazioni leggi questo articolo: “Colpa medica: quando il dottore è responsabile” e se vuoi conoscere gli orientamenti della giurisprudenza ti rinviamo a: “Errore medico: ultime sentenze“.


note

[1] Cass. sent. n. 4063/21 del 3 febbraio 2021.

[2]  D.L. n. 158 del 13 settembre 2012, conv. in Legge 8 novembre 2012, n. 189.

[3] Legge n. 24/2017 del 8 marzo 2017.

[4] Art. 590 sexies Cod. pen. “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario“.

[5] Cass. Sez. Un. sent. n. 8770/18 del 22 febbraio 2018.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube