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Covid, report Iss: ecco dove il rischio è più alto

5 Febbraio 2021
Covid, report Iss: ecco dove il rischio è più alto

I dati esaminati fotografano un lieve peggioramento della situazione, a livello di aumento del rischio che la pandemia nel Paese degeneri.

Il report pubblicato settimanalmente da Istituto superiore di sanità (Iss) e ministero della Salute è, come al solito, un misto di buone e cattive notizie.

Calano i ricoveri per Coronavirus e anche l’incidenza a livello nazionale (132 casi circa su 100mila abitanti; la scorsa settimana era a 136), ma aumenta il numero delle regioni a rischio e la diffusione delle varianti del virus inizia a fare paura. Il periodo considerato va dal 25 al 31 gennaio, con aggiornamenti fino al 3 febbraio.

Il rischio nelle regioni

Quanto alle regioni, la scorsa settimana solo una era considerata ad alto rischio complessivo, cioè potenzialmente in pericolo di non riuscire a gestire localmente la pandemia, in caso di un improvviso aumento dei contagi. Questa settimana, invece, le regioni qualificate ad alto rischio sono tre; sette quelle a basso rischio (la scorsa settimana erano dieci).

Questo, si legge nel documento, fa riscontrare «un lieve generale peggioramento dell’epidemia, in un contesto preoccupante per il riscontro di varianti virali di interesse per la sanità pubblica in molteplici regioni italiane, che possono portare a un rapido incremento dell’incidenza».

Riguardo all’indice di trasmissione Rt, da questo punto di vista sono sempre tre i territori ad alto rischio: Umbria, Puglia e Provincia autonoma di Bolzano.

Undici le regioni a rischio moderato: Abruzzo, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Molise e Toscana. Il Molise, però, potrebbe passare alla qualificazione di rischio alto nelle prossime settimane. Sette le regioni a rischio basso: Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta e Veneto.

A livello nazionale, l’Rt resta stabile al dato della scorsa settimana: la media è pari a 0,84.

La pressione sugli ospedali

Stabile il pressing sulla sanità: sono otto le regioni con il più alto numero di posti letto occupati causa virus, tra terapie intensive e altri reparti ospedalieri. In questi territori la percentuale di posti riservati a pazienti Covid supera il valore-soglia del 30%, la cosiddetta soglia critica», un campanello d’allarme che indica che il livello di pressione sulle strutture sanitarie sta diventando preoccupante.

«Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale si colloca sotto la soglia critica (26%) – è scritto nella bozza del report -. Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in diminuzione da 2.372 (26 gennaio) a 2.214 (2 febbraio); il numero di persone ricoverate in aree mediche è anche in diminuzione, passando da 21.355 (26 gennaio) a 20.317 (2 febbraio)».

Le preoccupazioni degli esperti

Il lieve peggioramento osservato dagli esperti, insieme anche alla diminuzione dell’incidenza che ha conosciuto sì un calo ma minore delle settimane passate, fa preoccupare. Oltre alla diffusione delle varianti in molte aree del territorio nazionale, che non è da sottovalutare.

«Questi iniziali segnali di controtendenza potrebbero preludere a un nuovo rapido aumento diffuso nel numero di casi nelle prossime settimane, qualora non venissero rigorosamente messe in atto adeguate misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale – suggeriscono gli esperti -. L’attuale quadro a livello nazionale sottende forti variazioni interregionali. In alcuni contesti, un nuovo rapido aumento nel numero di casi potrebbe rapidamente portare a un sovraccarico dei servizi sanitari in quanto si inserirebbe in un contesto in cui l’incidenza di base è ancora molto elevata».



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