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Governo: cos’è successo oggi alle consultazioni

5 Febbraio 2021 | Autore:
Governo: cos’è successo oggi alle consultazioni

Si allarga la maggioranza a sostegno di Draghi. Domani si chiudono le consultazioni, poi secondo giro. Frecciata di Meloni a Salvini: «Io non chiedo ministri».

Quattro sì, un no e un forse. È il risultato della seconda giornata di consultazioni del presidente incaricato Mario Draghi con le forze politiche. In attesa di ciò che succederà nel rush finale di domani, quando dovrà incontrare le delegazioni della Lega e del Movimento 5 Stelle (quest’ultima capitanata da Beppe Grillo in persona), Draghi può dire di avere a priori una maggioranza che lo sosterrà come premier. Gliel’hanno confermato oggi il Gruppo per le Autonomie del Senato, Italia Viva, il Partito Democratico e Forza Italia, alla Camera senza il presidente Silvio Berlusconi «per motivi di precauzione» (si parla di problemi cardiaci).

Ribadito, invece, il «no» di Fratelli d’Italia. Al termine del colloquio con Draghi, Giorgia Meloni ha spiegato di non avere alcuna intenzione di sedersi al tavolo di Governo con il Pd, Italia Viva o il Movimento 5 Stelle, ma che garantisce fin d’ora la sua collaborazione sui temi importanti per l’Italia. «Se ci fosse un Governo che mette in sicurezza Recovery e consenta il piano vaccinale, che duri al massimo fino a settembre, lo valuterei… Non posso certo votare un governo di legislatura», ha spiegato Meloni. Che ha fatto poi una battuta suonata come un rimprovero all’alleato Matteo Salvini: «Per dare una mano non abbiamo bisogno di chiedere ministri e sottosegretari», ha detto. «Se ci saranno provvedimenti utili, li sosterremo come abbiamo fatto in passato senza chiedere nulla in cambio». Meloni, infine, ha annunciato che ci sarà un secondo giro di consultazioni con Draghi.

Prima, però, bisogna finire il primo. E domani mattina, la penultima forza politica a confrontarsi con il premier incaricato sarà proprio la Lega, presunta destinataria di quella battuta di Giorgia Meloni. Oggi, infatti, Matteo Salvini ha scoperto le proprie carte: per sostenere Draghi vuole qualche ministero, perché esclude sia l’appoggio esterno sia il Governo tecnico. «Noi non facciamo le cose a metà – ha spiegato Salvini – se ci siamo ci siamo». Anche con gli ex alleati del Movimento 5 Stelle? «Chi sono io per dire tu no?», replica il leader del Carroccio. «Noi con Draghi non diremo non voglio tizio. Noi ci siamo, pronti a metterci la faccia».

Il problema è che se al tavolo del Governo siede la Lega, c’è un’altra forza politica pronta a fare dietro front (ed ecco da dove spunta quel «forse» citato all’inizio). Si tratta di Liberi e Uguali, che ha posto come principale condizione per sostenere Draghi non dover stringere un’alleanza con Salvini.

Domani il cerchio si chiuderà con il Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo ha deciso di guidare la delegazione con l’attuale capo politico del M5S Vito Crimi. La sua creatura è ferita dopo la fine che ha fatto Giuseppe Conte e rimane spaccata sulla posizione da prendere nei confronti del Governo Draghi, con Luigi Di Maio per il sì alla fiducia e Alessandro Di Battista che insiste sul no. Tant’è che è stato escluso il ricorso al voto in merito sulla piattaforma Rousseau. Un deputato pentastellato si è fatto sfuggire la battuta: ”Guardi presidente Draghi, non possiamo entrare in questo Governo perché la piattaforma Rousseau ha detto no. Ma a voi pare una cosa seria, questa?”.



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