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Quanto ha già fatto risparmiare Draghi all’Italia

6 Febbraio 2021 | Autore:
Quanto ha già fatto risparmiare Draghi all’Italia

Il calo dello spread e la corsa dei mercati negli ultimi premiano la scelta di Mattarella di affidare il Governo a chi gode della massima credibilità.

Ha ricevuto l’incarico da Sergio Mattarella appena quattro giorni fa. È ancora in fase di consultazioni con le forze politiche, deve sciogliere la riserva e far sapere se accetta la sfida di diventare presidente di un Governo che si profila «di larghe intese». Eppure, l’effetto-Draghi si è già fatto sentire in modo prorompente: l’ex capo della Banca centrale europea ha fatto risparmiare potenzialmente all’Italia un miliardo di euro. Apparentemente senza muovere un dito, con la sua sola presenza: lo spread ha toccato ieri quota 94 per poi chiudere a 98 punti. Bisogna risalire al 2015 per vedere il differenziale tra Btp e Bund tedeschi a quei livelli. La Borsa di Milano ha guadagnato da martedì ad oggi il 4,6% contro l’1,7% della media europea. Una svolta rispetto alle precedenti crisi di governo. Questione di credibilità.

Numeri che l’Osservatorio sui Conti pubblici traduce in un potenziale risparmio di un miliardo per le casse dello Stato. Si calcoli che ad ogni 50 punti in base in meno di spread equivalgono minori uscite per circa 1,5 miliardi all’anno. Non sono briciole per un Paese come il nostro, con un debito pubblico da paura ed un bisogno impellente di investimenti.

Il perché di questa reazione dei mercati bisogna cercarlo non certo nella stabilità politica dell’Italia, che ora non c’è e che verrà messa alla prova nei prossimi mesi, ma nel solo fatto di poter contare su una figura come Mario Draghi, che garantisce a priori qualità all’azione di governo. Come osserva questa mattina sul Sole 24 Ore Andrea Delitala, Head of Investment Advisory di Pictet Am, un Governo Draghi ha maggiori probabilità di varare un Recovery Plan convincente e soprattutto di mettere in cantiere le riforme di cui ha bisogno l’Italia.

La prospettiva, secondo diversi analisti, è quella di riuscire a spendere di meno in interessi sul debito pubblico e di mettere le imprese nelle condizioni di avere un accesso più facile ai capitali generati da una Borsa in piena forma. Negli ultimi giorni, sono arrivati degli ottimi segnali dai titoli bancari. E si sa che se le banche vanno bene, ci sono maggiori chances di sviluppo per un’economia bisognosa di credito.

I numeri di questa settimana, si diceva all’inizio, segnano una svolta rispetto al passato. Nel 2018, tra il giorno del primo incarico a Giuseppe Conte (23 maggio) e quello del suo insediamento (1° giugno) lo spread aumentò di 60 punti base e la Borsa perse quasi il 5% contro il 3% abbondante della media europea. Solo Mario Monti, nel 2011, ottenne un risultato significativo (in piena crisi economica, bisogna dirlo), ma non così marcato come quello registrato oggi. Draghi avrà il compito di confermare con il suo lavoro queste prospettive di ripresa. Non è detto che ci riesca ma, se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera, forse siamo sulla strada giusta.



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