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Lo sai che? Per il riclassamento dell’immobile, insufficienti i soli dati catastali indicati dal Territorio

Lo sai che? Pubblicato il 3 febbraio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 febbraio 2014

La Cassazione ci ripensa e annulla gli atti impositivi quando l’Agenzia non spiega il ritocco alla rendita: è sempre necessario individuare le trasformazioni edilizie sul cespite o i miglioramenti del contesto urbano.

L’Agenzia del territorio che voglia procedere a riclassare l’immobile deve motivare la propria scelta sulla base delle trasformazioni intervenute sulla singola unità immobiliare oppure nel contesto urbano; non può più limitarsi, quindi, ad enunciare semplicemente i dati catastali. È quanto affermato stamattina da un’ordinanza della Cassazione [1] che segna un “dietrofront” rispetto ai precedenti orientamenti della stessa Corte.

Oramai la sezione tributaria della Cassazione ha mutato orientamento, tornando all’antico, cioè a un indirizzo interpretativo che si riteneva superato [2].

La vicenda

L’Agenzia del Territorio di Napoli aveva effettuato un nuovo classamento di alcuni immobili tenendo conto delle peculiarità degli stessi, dalle caratteristiche edilizie, specificando anche che le infrastrutture urbane nella zona risultavano migliorate e, dunque, aumentata la qualità ambientale e le capacità reddituali degli edifici. Ma la motivazione specifica dell’atto si limitava poi alla mera enunciazione dei dati catastali. Il che, secondo la Cassazione, non basta più.

Il nuovo orientamento

Quando il riclassamento nasce dai miglioramenti del contesto urbano, l’amministrazione è tenuta a indicare l’atto con cui si è provveduto alla revisione dei parametri della microzona in cui sorge l’unità immobiliare; quando invece l’aumento della rendita scaturisce dalle trasformazioni specifiche vissute dall’immobile, allora l’Agenzia deve specificare le trasformazioni edilizie realizzate: il tutto per consentire al contribuente di conoscere i presupposti dell’atto impositivo.

note

[1] Cass. ord. n. 2357/14 del 13.01.2014.

[2] Cass. sent. n. 19812/12.

Autore immagine: 123rf.com


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