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Quando c’è stalking condominiale?

30 Maggio 2021 | Autore:
Quando c’è stalking condominiale?

Atti persecutori tra abitanti dello stesso edificio: quando c’è reato? Quando le molestie diventano stalking? Come provare il delitto?

Convivere è sempre difficile e lo è ancor di più se bisogna dimorare in unità immobiliari vicine le une alle altre. La realtà descritta è, ovviamente, quella condominiale, nella quale coesistono spazi di proprietà esclusiva con altri di proprietà comune, come ad esempio l’androne, il cortile, l’ascensore, ecc. La convivenza forzata cui costringe il condominio è fonte di numerosi disguidi e di vere e proprie liti, a volte anche molto intense. In casi del genere, il passo dalle discussioni al reato può essere davvero breve. Con il presente articolo vedremo quando c’è stalking condominiale, cioè a quali condizioni è possibile che si integri questo reato.

Come si dirà, non è così raro che tra condòmini possano verificarsi atti persecutori. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha peraltro stabilito che il delitto di stalking può essere commesso anche nei confronti di colui che gestisce un esercizio commerciale (bar, pub, ecc.) all’interno del condominio, se gli avventori sono continuamente intimiditi dalle condotte moleste di uno dei proprietari che, così facendo, cerca di salvaguardare le aree comuni “invase” dai clienti. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando c’è stalking condominiale.

Stalking: quando è reato?

Affinché si integri il reato di stalking occorre che gli atti persecutori del colpevole siano ripetuti nel tempo e siano in grado di provocare nella vittima:

  • un grave e perdurante stato d’ansia o di paura;
  • il timore per la propria o per l’altrui incolumità;
  • la modifica delle proprie abitudini di vita.

Solo al ricorrere di almeno una di queste conseguenze potrà dirsi integrato il delitto di stalking, che è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi [1].

Stalking condominiale: cos’è?

Lo stalking diventa condominiale quando una persona è vittima di una sistematica ed ininterrotta serie di condotte moleste, rese ancor più intollerabili dalla forzosa comunione condominiale che facilita l’insorgere di uno stato d’ansia e di un fondato timore di irriducibile e continua esposizione agli atti persecutori altrui.

In pratica, le molestie e le minacce ripetute nel tempo quando commesse in condominio, si trasformano facilmente in stalking, in quanto la convivenza forzata nello stesso edificio rende ancora più intollerabili le angherie subite, favorendo la produzione di uno di quegli eventi (lo stato d’ansia, il timore per la propria o l’altrui incolumità, la modifica della abitudini di vita) che connotano il reato di stalking.

Molestie condominiali: quando sono stalking?

Secondo la Corte di Cassazione [2], il reato di atti persecutori assorbe il reato di molestie [3] quando i singoli comportamenti di disturbo (telefonate a orari inopportuni, grida, pedinamenti, minacce, danneggiamenti, ecc.) costituiscano frazioni di un’unitaria condotta, sorretta dal medesimo intento, consistente nella volontà di porre in essere più condotte di minaccia e molestia.

In pratica, quando gli atti molesti assumono il carattere dell’abitualità, allora c’è il rischio concreto che scatti lo stalking.

Ciò è tanto più vero quando le molestie si realizzano in ambito condominiale. Nel caso affrontato dalla Suprema Corte, le persone offese erano vittime di una sistematica e ininterrotta serie di condotte moleste, costrette ad una forzosa comunione condominiale tale da indurre uno stato d’ansia e di fondato timore di irriducibile e continua esposizione non solo ad immissioni sonore intollerabili, ma anche all’esternazione di atti minatori e violenti, tali da indurre un significativo mutamento delle abitudini di vita, del tutto ascrivibili alla fattispecie contestata.

In pratica, la Corte di Cassazione sembra affermare che le molestie, quando commesse in condominio, si trasformano più facilmente in stalking, in quanto la convivenza forzata nello stesso edificio rende ancora più intollerabili le angherie subite, favorendo la produzione di uno di quegli eventi (lo stato d’ansia, il timore per la propria o l’altrui incolumità, la modifica della abitudini di vita) che connotano il reato di stalking.

Ma non solo. Secondo la Corte di Cassazione [4], scatta lo stalking condominiale per le ripetute azioni di disturbo compiute dal proprietario dell’appartamento al piano di sopra contro il titolare del pub sottostante.

Nel caso di specie, a detta dell’imputato gli atti molesti e le minacce erano giustificate dalla condotta scorretta della persona offesa la quale gestiva il pub di cui era titolare in modo illegittimo, ad esempio permettendo ai clienti di stazionare negli spazi condominiali fino a tarda notte, dove consentiva loro anche di parcheggiare e sporcare.

Per “tutelare” le ragioni condominiali, l’imputato poneva in essere una serie di azioni di disturbo nei confronti della titolare, come ad esempio: l’apposizione di cartelli di “divieto di accesso” o “passo carrabile” davanti all’esercizio; il furto di corrispondenza; l’intimidazione compiuta mettendo un coltello e spazzatura nella cassetta della posta; l’aggressione fisica ai danni del figlio; invettive contro i familiari.

Secondo la Suprema Corte, tali condotte sono idonee a integrare il delitto di stalking, non essendo una giustificazione il fatto che la clientela della vittima abusasse delle aree condominiali.

Stalking condominiale: come dimostrarlo?

Come dimostrare lo stalking condominiale? Per provare gli atti persecutori ci si può avvalere di qualsiasi mezzo: testimoni, fotografie, filmati, documenti, perizie mediche che dimostrino il grave stato psicologico in cui si versa a causa delle molestie altrui.

Insomma: lo stalking in condominio può essere dimostrato con qualsiasi mezzo di prova, esattamente come ogni altro reato.

Secondo la Corte di Cassazione [5], per dimostrare lo stalking in condominio le registrazioni delle aree comuni possono essere utilizzate nel processo.

Secondo i giudici, le registrazioni video e audio effettuate tramite telecamere poste per esigenze di sicurezza delle parti comuni di edifici condominiali, pur non essendo registrazioni effettuate dalla polizia giudiziaria e non potendo essere assimilate alle intercettazioni, possono comunque essere utilizzate come elemento probatorio nel processo penale.

In realtà, potrebbero essere sufficienti anche le sole dichiarazioni rese dalla vittima. Nel processo penale, infatti, a differenza del giudizio civile, la testimonianza della persona offesa, se convincente e vagliata per bene dal giudice, può di per sé essere sufficiente per giustificare una condanna.


Lo stalking diventa condominiale quando una persona è vittima di una sistematica ed ininterrotta serie di condotte moleste, rese ancor più intollerabili dalla forzosa comunione condominiale che facilita l’insorgere di uno stato d’ansia e di un fondato timore di irriducibile e continua esposizione agli atti persecutori altrui.

note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 17935 dell’11 giugno 2020.

[3] Art. 660 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 3795 del primo febbraio 2021.

[5] Cass., sent. n. 32544 del 19 novembre 2020.

Autore immagine: canva.com/


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