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Genitori anziani: amministrazione di sostegno

13 Febbraio 2021
Genitori anziani: amministrazione di sostegno

I miei genitori sono anziani e malati. Io e mia sorella cerchiamo di aiutarli ma lavoriamo e non possiamo occuparci costantemente di loro. Cosa si può fare per assisterli? C’è il rischio di commettere il reato di abbandono di persone incapaci? Loro rifiutano ogni aiuto esterno.

Secondo l’art. 591 del codice penale, chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. La pena è aumentata se la vittima è un genitore.

Nel caso di specie, non sembra che ricorrano gli estremi di questo reato atteso che, da quanto raccontato, non v’è disinteresse della prole nei confronti degli anziani genitori; sono piuttosto questi a rifiutare un qualche tipo di aiuto.

È appena il caso di specificare che il reato non sussiste anche quando, anziché provvedere personalmente all’assistenza, si deleghi qualcuno ad essa, ad esempio una badante o altra persona.

Per evitare il reato, dunque, sarà sufficiente offrire il proprio aiuto, diretto o non; nel caso siano i genitori a rifiutarlo, allora non si rischierà alcun crimine.

Per quanto riguarda la tutela degli anziani genitori, lo strumento giuridico migliore sembrerebbe essere quello dell’amministrazione di sostegno, di cui possono godere non soltanto le persone affette da vizio di mente ma anche coloro con meri problemi fisici.

Nella fattispecie, l’istituto giuridico consentirebbe all’amministratore di sostegno di compiere alcune importanti attività per conto del beneficiario, tipo effettuare compere di vestiario e medicinali, riscuotere la pensione, ecc. Insomma: si solleverebbe il beneficiario da una serie di incombenze grazie al provvedimento del giudice che conferisce specifici poteri alla persona ritenuta in grado di poter aiutare il soggetto.

Il ricorso al tribunale per chiedere l’amministratore di sostegno può essere proposto dai figli o dal coniuge senza la necessità di un avvocato. L’ideale sarebbe che la nomina ricadesse su uno dei figli o su altro parente di fiducia. In mancanza, il giudice può nominare anche una terza persona oppure un avvocato. L’amministratore di sostegno ha diritto a un rimborso spese.

È il giudice a valutare di persona le condizioni del soggetto per il quale è stata richiesta l’amministrazione di sostegno. L’audizione si svolge davanti al giudice in tribunale, oppure presso il domicilio del beneficiando se questi non è in grado di deambulare. Il giudice potrebbe disporre la nomina di amministratore di sostegno anche contro la volontà del soggetto interessato.

Il consiglio è di raggiungere una soluzione di comune accordo, in quanto sarebbe comunque sgradevole per l’anziano genitore vedersi chiamato in tribunale per disporre della sua capacità d’agire contro la propria volontà. Se, tuttavia, non esistono altre strade percorribili, questa sembra l’unica soluzione, almeno dal punto di vista giuridico. Sarebbe invece eccessiva una curatela o una tutela, in quanto il soggetto è capace di intendere e di volere.

Per quanto riguarda la possibilità di incaricare una badante affinché aiuti in casa, si tratta sicuramente di una soluzione molto ragionevole. Tuttavia, essa non può essere imposta ai genitori, i quali non possono essere costretti dai figli ad assumere o comunque ad avere in casa una persona estranea. Si potrebbe pensare a un compromesso: un aiuto solamente part time, ad esempio solo in determinati giorni oppure in specifiche ore.

Si ripete però che, dal punto di vista giuridico, la soluzione più appropriata sembrerebbe quella dell’amministrazione di sostegno, anche perché, in caso di opposizione del genitore, sarebbe comunque il giudice ad assumersi la responsabilità della nomina o meno di un amministratore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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